Nell'edicola di viale Rovereto andrà collocata una copia del gruppo

La Pietà di Rigino, capolavoro gotico

15/02/2002 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Riva del Garda

La Pietà cus­todi­ta nel capitel­lo di viale Rovere­to, splen­di­do esem­pio di scul­tura got­i­ca, tro­verà la col­lo­cazione che meri­ta nel civi­co del­la Roc­ca. L’op­er­azione è resa pos­si­bile dal­la disponi­bil­ità del pro­pri­etario, Mau­r­izio Angeli­ni, tito­lare del­l’im­pre­sa edile arcense, che ha fir­ma­to ieri l’at­to di con­ces­sione insieme al sin­da­co Mal­ossi­ni. L’edi­co­la, real­iz­za­ta intorno agli anni Ven­ti, non rimar­rà vuo­ta. L’op­er­azione con­cor­da­ta con , reggente del Museo, prevede il dis­tac­co del­la scul­tura appe­na pos­si­bile com­pat­i­bil­mente con il ben­estare uffi­ciale dei Beni cul­tur­ali del­la provincia.La dit­ta Tomasi di Tren­to cur­erà il restau­ro del­l’­opera, des­ti­na­ta ad essere subito espos­ta al Buon­con­siglio nel­la mostra ded­i­ca­ta al «Goti­co nelle Alpi» fino ad otto­bre. La stes­sa dit­ta cur­erà la real­iz­zazione d’u­na copia, che tornerà nel­l’edi­co­la che guar­da su una delle vie di mag­giore traf­fi­co e quin­di mag­gior­mente espos­ta ai dan­neg­gia­men­ti dei gas di scari­co delle auto­mo­bili. Per l’o­rig­i­nale è pronta dal prossi­mo autun­no una col­lo­cazione lun­go il per­cor­so arche­o­logi­co del museo (che pare des­ti­na­to ad arric­chir­si, in tem­pi ormai bre­vi stan­do alle assi­cu­razioni del­l’asses­sore Mari­no, anche del­la vas­ca romana di piazzetta Craf­fonara, assente ormai da sei anni dal suo basa­men­to). Alla Pietà di viale Rovere­to ha ded­i­ca­to uno stu­dio Pao­la Salvi, pub­bli­ca­to nel ’99 su Labyrin­tos, una riv­ista spe­cial­iz­za­ta edi­ta a Firen­ze. Sec­on­dio la stu­diosa l’opera risale al sec­on­do decen­nio del ‘300, e va attribui­ta ad un Rig­i­no di Enri­co per una serie di analo­gie con altre scul­ture: una Pietà nel­la cap­pel­la degli Scroveg­ni di Pado­va (la stes­sa affres­ca­ta da Giot­to), due Cro­ci­fis­sioni cus­todite a Castelvec­chio a Verona, un’ar­ca di Berar­do Mag­gi a Bres­cia, l’ar­chi­trave di san­t’Anas­ta­sia anco­ra a Verona. La stu­diosa, sul­la base d’un com­pli­ca­to cal­co­lo di pro­porzioni del­l’edi­co­la, del­la posizione delle fig­ure (accan­to al Cristo mor­to, la Madon­na e san Gio­van­ni, e due angeli nel­la parte bas­sa che reg­gono un velo), del­l’at­ten­zione per i par­ti­co­lari anatomi­ci e del­la per­sis­ten­za di trac­ce d’u­na orig­i­nar­ia poli­cro­mia, con­clude che si trat­ta di un’­opera di altissi­ma qual­ità, ben meritev­ole di tutte quelle atten­zioni che fino­ra non ha avu­to (a parte qualche omag­gio flo­re­ale e d’un lumi­no che rischiara meglio degli aset­ti­ci lam­pi­oni stradali). Il dis­tac­co del­la strut­tru­ra architet­ton­i­ca a tem­pi­et­to, nel quale sono col­lo­cate le fig­ure, potrebbe con­sen­tire di sco­prire ulte­ri­ori ele­men­ti sulle fac­ce lat­er­ali e sul pos­te­ri­ore. Altro ele­men­to carat­ter­is­ti­co la pre­sen­za del sole e del­la luna che piangono la morte del Cristo, sec­on­do un topos icono­grafi­co classico.

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