L’ex esponente leghista all’attacco: «L’integrazione con gli immigrati è impossibile, si crei un territorio solo per i lombardo-veneti». Orini: «Una riserva bresciana nell’alto Garda»

LA PROVOCAZIONE

Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Claudia Ziliani

Una «ris­er­va» vera e pro­pria nel cuore del bres­ciano, dove vivere all’in­seg­na del­la cul­tura e del­la tradizione lom­bar­do-vene­ta. La provo­cazione l’ha lan­ci­a­ta in questi giorni Gian­car­lo Ori­ni, ex espo­nente di spic­co del­la Lega nord bres­ciana. Un’idea strav­a­gante ma attua­bile, sec­on­do il pro­mo­tore. «Una casa dove sen­tir­si sicuri, pro­tet­ti — sot­to­lin­ea — e soprat­tut­to cir­con­dati da gente che ci somiglia, che è sta­ta cresci­u­ta con i nos­tri stes­si val­ori. Per­sone su cui si può con­tare, di cui si può avere piena fidu­cia, per­sone gen­uine, sol­i­dali, pro­prio come lo era­no i nos­tri non­ni». Una «ris­er­va» autono­ma, capace di sos­ten­tar­si e portare avan­ti i mestieri di sem­pre: dal­la pas­tor­izia all’ar­ti­giana­to, al tur­is­mo, ai servizi. «Un pos­to dove sen­tir­si padroni a casa pro­pria, dove extra­co­mu­ni­tari e merid­ion­ali non abi­tano, sem­mai, ci pas­sano da tur­isti». Questo prog­et­to provo­ca­to­rio Ori­ni lo sta por­tan­do avan­ti da due anni a ques­ta parte. «Par­lo da ex leghista scon­fit­to — rac­con­ta -, ora mi ritro­vo ad essere parte di una mino­ran­za e mi sen­to debole. Così mi è venu­ta voglia di riti­rar­mi in una sor­ta di forti­no per il sen­ti­men­to di dis­a­gio che pro­vo passeg­gian­do in cit­tà». Del resto, una provo­cazione al lim­ite del­l’iro­nia era già sta­ta lan­ci­a­ta negli anni scor­si, nel 1997, dal­lo stes­so Ori­ni, allo­ra com­po­nente del Cir­co­lo Lom­bar­dia, assieme ad altri due indipen­den­tisti, con la con­seg­na sim­bol­i­ca in piaz­za Tebal­do Brusato delle chi­avi del­la cit­tà a Loba Loba, un ivo­riano da anni res­i­dente in Italia «come resa a col­oro che saran­no i padroni». Via San Fausti­no, via Por­ta Pile, la sali­ta per il Castel­lo: sec­on­do Ori­ni, passeg­gia­re in alcu­ni momen­ti del­la gior­na­ta in queste zone è prob­lem­ati­co: «Spes­so ci si tro­va da soli, cir­con­dati da extra­co­mu­ni­tari, e per me questo è un grosso dis­a­gio. Cre­do di avere il dirit­to di aver pau­ra di ques­ta gente, di non sen­tir­mi a mio agio tra loro, pur rispet­tan­doli. Sono con­vin­to che presto pre­domin­er­an­no, e questo non mi piace». Una soci­età mul­tiet­ni­ca? Per Ori­ni è un’u­topia. «Bas­ta pen­sare all’Amer­i­ca, cer­to ci sono gen­ti di tut­ti i popoli ma ci sono i quartieri Lit­tle Italy o Cina­town, ed è nor­male che sia così per­ché le per­sone cer­cano i pro­pri sim­ili. Io ho viag­gia­to parec­chio e conosco l’Africa, in par­ti­co­lare la Cos­ta d’A­vo­rio. Mi ren­do con­to che se io doves­si andare a vivere in quel­la ter­ra, vor­rei vivere all’i­tal­iana, nel rispet­to delle loro norme ma con le mie comod­ità, con le mie tradizioni, con il mio modo di pen­sare. Pre­tendere che ques­ta gente si inte­gri con noi, rin­un­cian­do alla loro sto­ria e al loro modo di vivere, è assur­do». «Per­ché obbli­gar­li — si chiede Ori­ni -? Pro­prio per­ché riten­go sia ingius­to e non ipo­tiz­z­abile, preferisco riti­rar­mi in una ris­er­va, un luo­go dove mi sen­to sicuro, dove sono a casa, tra gente che la pen­sa e che vive esat­ta­mente come me». Il cuore del­la ris­er­va per Gian Car­lo Ori­ni dovrebbe essere la zona tra cima Rest e Mag­a­sa, in Valvesti­no, che meglio si presterebbe per con­for­mazione geografi­ca al prog­et­to. L’in­gres­so e la per­ma­nen­za sareb­bero per­me­s­si solo a bres­ciani, lom­bar­di e veneti, più vici­ni per usanze e tradizioni, con una con­dizione: «Che abbiano voglia di lavo­rare». Sì, per­ché la ris­er­va deve trovare da sola i mezzi per sostenere e sfamare i suoi abi­tan­ti. «Dovrem­mo puntare molto sul tur­is­mo, l’ar­ti­giana­to e i prodot­ti locali» aggiunge l’ex leghista. Niente selezioni: «E’ una cosa che viene da sè». Il sog­no? «Dimostrare che è un prog­et­to che può fun­zionare e che pro­prio per questo il mod­el­lo può essere copi­a­to da altre regioni o ter­ri­tori». Intan­to c’è un appel­lo: a chi fos­se inter­es­sato non res­ta che con­tattare l’ideatore di questo progetto.

Parole chiave: