Sorprendente scoperta: la zona era abitata dagli uomini del Neolitico. Gli archeologi inglesi sicuri: c’era un villaggio

La Rocca, sito preistorico

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Di Luca Delpozzo
Claudio Andrizzi

L’uomo preis­tori­co abita­va sul­la : una con­fer­ma arri­va pro­prio in questi giorni dagli stu­diosi ingle­si, che anche quest’anno sono all’opera nell’area nat­u­ral­is­ti­ca del cen­tro valte­n­esino per una serie di scavi e di sondag­gi. Ques­ta nuo­va ses­sione di ricerche non era in realtà pre­vista: è sta­ta decisa dopo che, alla fine del­la ses­sione di scavi del­la scor­sa estate, era­no sta­ti rin­venu­ti alcu­ni reper­ti giu­di­cati estrema­mente inter­es­san­ti. Da lì la deci­sione dell’equipe dell’ di Birm­ing­ham, diret­ta dal pro­fes­sor Barfield, che sca­va sul­la Roc­ca fin dal­la sec­on­da metà degli anni ’70, di ripren­dere i lavori nell’estate del 2001: deci­sione frut­tu­osa, che fin dalle prime ore ha per­me­s­so di giun­gere a una con­clu­sione fino ad oggi solo ipo­tiz­za­ta. L’equipe bri­tan­ni­ca, sot­to la direzione dell’assistente di Barfield Simon Buteaux, ha infat­ti rin­venu­to i resti murari di una strut­tura real­iz­za­ta su un ter­raz­za­men­to, che dovreb­bero risalire all’epoca neo­lit­i­ca: si trat­ta di resti che las­ciano pre­sup­porre l’esistenza in epoca preis­tor­i­ca di un inse­di­a­men­to stanziale sul­la Roc­ca di Maner­ba. Altri reper­ti rivenu­ti in questi giorni non fareb­bero che con­fer­mare ques­ta ipote­si: sono sta­ti por­tati alla luce vari man­u­fat­ti, tra cui un ogget­to in selce e una sor­ta di pic­co­lo pic­cone real­iz­za­to con un corno di cer­vo, che apre anche altre ipote­si sul­la fau­na locale, oltre che sulle abi­tu­di­ni ali­men­ta­ri degli antichi, anzi antichissi­mi abi­tan­ti di Maner­ba. «Non è la pri­ma vol­ta che sul­la Roc­ca ven­gono ritrovati reper­ti risalen­ti al Neoliti­co — spie­ga Brunel­la Por­tu­lano, con­ser­va­trice del del­la Roc­ca di Maner­ba -. Tut­tavia fino ad ora si pen­sa­va che tali reper­ti fos­sero da ricon­durre al pas­sag­gio di popo­lazioni in ques­ta zona: fino ad ora non si era mai pen­sato all’esistenza di un inse­di­a­men­to vero e pro­prio in ques­ta zona data­bile ad un’epoca così anti­ca». Ma chi pote­vano essere questi preis­tori­ci abi­tan­ti del­la Valte­n­e­si? «Sicu­ra­mente un popo­lo capace di inter­ven­ti costrut­tivi estrema­mente com­p­lessi — spie­ga la Por­tu­lano -. Dovrem­mo trovar­ci di fronte al ter­raz­za­men­to di un ter­reno molto incli­na­to, dove è sta­to real­iz­za­to l’insediamento in capanne. Questi uomi­ni era­no inoltre qua­si sicu­ra­mente cac­cia­tori e pesca­tori, inoltre lavo­ra­vano la selce per la costruzione di stru­men­ti e uten­sili, scam­bian­dola prob­a­bil­mente con altri popoli e por­tan­dola in loco». Queste con­clu­sioni avran­no presto una con­fer­ma defin­i­ti­va e mag­gior­mente det­tagli­a­ta, quan­do i tito­lari del­la ses­sione di scavi, che si con­clud­erà alla fine di ques­ta set­ti­mana, potran­no avere sot­tomano un quadro più com­ple­to del­la situ­azione. Cer­to è che la Roc­ca di Maner­ba non ces­sa mai di stupire: dopo i ritrova­men­ti medievali e alto-medievali, por­tati alla luce, restau­rati e oggi vis­itabili con un per­cor­so orga­niz­za­to, recen­te­mente era­no sta­ti rin­venu­ti i resti di una strut­tura d’epoca romana, prob­a­bile luo­go di cul­to che gli stu­diosi sono incli­ni ad indi­care come un tem­pio ded­i­ca­to a Min­er­va (cosa che sarebbe con­fer­ma­ta dal topon­i­mo). E restano anco­ra da scav­are i resti di una sit­u­a­ta su un’area di pro­pri­età pri­va­ta: un vero e pro­prio inse­di­a­men­to abi­ta­ti­vo, tes­ti­mo­ni­a­to anche dal ritrova­men­to di tessere di mosaico e altri man­u­fat­ti, des­ti­na­to per il momen­to a rimanere nascos­to sot­to la terra.

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