Venerdì sera un recital sulle beghe da campanile con gli odiati bardolinesi. Il gruppo El sòlit s-ciapét presenterà «En mès gh’è la Ròca»

Le antiche liti sul palcoscenico

07/01/2003 in Attualità
A Affi
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

S’intitola «En mès gh’è la Ròca», ossia «In mez­zo c’è la Roc­ca». E il colle del­la Roc­ca, si sa, divide Gar­da da Bar­dolino. È ded­i­ca­to alle antiche bèghe di cam­panile fra garde­sani e bar­do­line­si il recital orga­niz­za­to per ven­erdì 10 al pala­con­gres­si dal cen­tro cul­tur­ale Pal del Vò e da un grup­po che si fa chia­mare El sòlit s‑ciapét, estem­po­ranea for­mazione teatral musi­cale che di tan­to in tan­to si riu­nisce per ripro­porre i temi del­la tradizione garde­sana. A dar man forte ai teatran­ti (fra gli ani­ma­tori stori­ci del team ci sono Francesco «Chec­co» Maz­za e Maria Antoni­et­ta Vian­i­ni), sta­vol­ta ci sono il pianista Lucio Bonomet­ti, Egidio «Pino» Sala, rac­cogli­tori di cimeli sonori del can­to popo­lare locale, il coro La Roc­ca, i poeti garde­sani e il cir­co­lo fotografi­co Cit­tà di Gar­da. Fra garde­sani e bar­do­line­si l’ostilità, infat­ti, era con­tin­ua. Le sas­saiole sot­to la Roc­ca non face­vano nep­pure notizia. E per porre fine al dis­sidio un cer­to giorno i par­ro­ci dei due pae­si decis­ero d’organizzare una sor­ta di fes­ta di ric­on­cil­i­azione. Ecco qui di segui­to come andò a finire, nel­la nar­razione, gus­to­sis­si­ma, che ne fa Pino Cresci­ni: «Nar­ra­no i vec­chi », scrive­va il pro­fes­sore dei garde­sani màgna àole, «che i pas­tori dei due pae­si, ben con­sci che quel­la feroce ostil­ità non era gra­di­ta al Dio del­la pace e dell’Amore, tan­to dis­sero e tan­to fecero da con­vin­cere le due comu­nità a una colos­sale fes­ta di con­cil­i­azione. Accan­to ai mag­gioren­ti, al clero, alle bande munic­i­pali si accal­carono in quel giorno a Gar­da con­ta­di­ni, sen­sali e com­mer­cianti di Bar­dolino e pesca­tori e bar­caroli del luo­go. Ahimè, le inten­zioni era­no ottime, ma il luo­go scel­to per l’abbraccio di pace vera­mente infe­lice e foriero di più gravi tem­peste. Si trat­ta­va dei Canevi­ni, dove era­no sta­ti spalan­cati i por­toni e dalle vése scor­re­va a fiu­mi il . Fat­to sta che a un trat­to la fes­ta si trasfor­mò in una gigan­tesca battaglia, dove gli stru­men­ti musi­cali si trasfor­marono in tragi­comiche armi». Di questo e d’altro si rid­erà al pala­con­gres­si.

Parole chiave: