Restaurate le antiche fontane di Brentino, ai piedi della Sentiero del Pellegrino, che porta al Santuario Madonna della Corona, abbarbicato tra Baldo e Valdadige.

Le fontane «lavatrici» salvate da un restauro

11/06/2009 in Attualità
Di Luca Delpozzo
B.B.

Inter­ven­ti gra­zie a un finanzi­a­men­to regionale. Era­no state costru­ite nell’Ottocento, chi­este dalle donne del paese che vi lava­vano i panni.Sono tre e risal­go­no al 1872, spie­ga lo stori­co Gior­gio Lino Luc­chi­ni. «La pri­ma è un abbev­er­a­toio per ani­mali, le altre due, tutte tra loro col­le­gate, era­no state chi­este e fat­te fare dal­la donne del paese per lavare i pan­ni e non dover scen­dere per forza al vici­no Rio Bis­so­lo, da cui l’acqua entra e dove tor­na», ricor­da. Sono in mar­mo Rosso Verona e in pietra locale, ave­vano rice­vu­to una pri­ma manuten­zione stra­or­di­nar­ia negli anni Novan­ta, ma quest’anno sono state com­ple­ta­mente sis­te­m­ate sec­on­do il prog­et­to dell’amministrazione del sin­da­co Vir­gilio Asilep­pi. L’intervento è costa­to cir­ca 20mila euro ed è sta­to pos­si­bile gra­zie ai finanzi­a­men­ti del­la Regione, in par­ti­co­lare l’assessorato ai lavori pub­bli­ci ret­to da Mas­si­mo Giorgetti.Dopo l’abbeveratoio, la sec­on­da vasca,oltre 4 metri di lunghez­za per 2 di larghez­za, ser­vi­va per insaponare biancheria, vesti­ti e lenzuo­la che poi veni­vano risci­ac­quati nel­la suc­ces­si­va, più pic­co­la (2 metri per 2 cir­ca), dove l’acqua scorre attra­ver­so una con­dot­ta di rac­cor­do a sua vol­ta di pietra.«L’usura del tem­po e le radi­ci delle vicine piante cen­te­nar­ie ave­va cre­ato delle perdite d’acqua per cui, per non perdere questo bene prezioso, abbi­amo deciso un inter­ven­to rad­i­cale», pre­cisa Asilep­pi. «Sono state quin­di smon­tate e rimon­tate facen­do un vero e pro­prio restau­ro con­ser­v­a­ti­vo aggiun­gen­do, ove nec­es­sario, qualche pez­zo man­cante uguale all’originario». Ora «si sente e si vede anche il gio­co d’acqua che, nel­la calu­ra esti­va, offre refrige­rio ai pel­le­gri­ni e agli escursionisti».Il com­p­lesso è una pic­co­la per­la, una rar­ità: «In con­tem­po­ranea è sta­to restau­ra­to quel­lo vici­no che risale al 1500, è il più anti­co del paese, pun­to di rifer­i­men­to per le parten­ze al san­tu­ario pri­ma che fos­se costru­ito l’attuale per­cor­so ai pri­mi del Nove­cen­to», ricor­da il sin­da­co.