Ma il Comune non vuole avallare la trasformazione residenziale

L’ospedale S.Corona tra pubblico e privato

08/02/2006 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Attilio Mazza

L’Amministrazione comu­nale di Gar­done Riv­iera non intende con­cedere il cam­bio di des­ti­nazione dell’immobile del San­ta Coro­na, ospedale spe­cial­iz­za­to nelle car­diopatie, che sta rischi­an­do la trasfor­mazione res­i­den­ziale. È il forte impeg­no assun­to nel­la recente assem­blea svoltasi a Fasano e di cui «Bres­ciaog­gi» ha già dato notizia. La minac­cia di chiusura dell’ospedale di Fasano è ricor­rente da almeno due decen­ni. Già quindi­ci anni fa la ne ave­va pro­gram­ma­to la sop­pres­sione. L’intervento dei diri­gen­ti dell’ospedale e l’opera degli ammin­is­tra­tori comu­nali dell’epoca rius­cirono tut­tavia a scon­giu­rare il peri­co­lo. Ma la chiusura provvi­so­ria, dopo i dan­ni causati dal ter­re­mo­to del 24 novem­bre 2004, potrebbe ora diventare defin­i­ti­va. Già agli inizi degli anni Novan­ta si era pen­sato alla pos­si­bil­ità che alla ges­tione pub­bli­ca suben­trasse un grup­po pri­va­to. La stra­da sem­bra anco­ra per­cor­ri­bile, con­sideran­do la costante richi­es­ta di servizi ospedalieri nel ter­ri­to­rio, la caren­za di strut­ture e la par­ti­co­lare spe­cial­iz­zazione assun­ta dal­la stes­sa sezione fasanese del San­ta Coro­na, ben nota in tut­ta Italia al pun­to da ospitare pazi­en­ti prove­ni­en­ti da ogni regione. Il prob­le­ma è cer­to com­p­lesso, tut­tavia l’Amministrazione comu­nale potrebbe far­si parte atti­va appro­fonden­do la situ­azione e coin­vol­gen­do oper­a­tori pri­vati già pre­sen­ti nel set­tore local­mente e in provin­cia e forse anche stranieri. La san­ità, infat­ti, è uno degli ambiti di mag­gior inter­esse per gli investi­tori. E basti pen­sare all’ampliamento di Vil­la Gem­ma con la nuo­va strut­tura di Bar­bara­no (ex alber­go Asto­ria) e ad altre realtà sorte non lon­tano dal Gar­da. L’edificio del San­ta Coro­na ha man­tenu­to trac­cia, nonos­tante le trasfor­mazioni, dell’ariosa strut­tura set­te­cen­tesca. Fu, infat­ti, nobile dimo­ra del con­te Alfon­so Arrighi, bene­fat­tore di Fasano (fece dono alla comu­nità del cimitero) e per ben due volte sin­da­co di Gar­done Riv­iera dal 1887 al 1892 e dal 1905 al 1910. Il con­te Arrighi — che van­ta­va molte pro­pri­età, fra cui altri impor­tan­ti edi­fi­ci — cedette la dimo­ra sul­la fine dell’Ottocento (prob­a­bil­mente nel 1897) all’esperto d’arte e collezion­ista tedesco Alexan­der Gün­ther il quale affidò il restau­ro all’ar­chitet­to Fritz Schu­mach­er. Nel­la limon­a­ia in fre­gio alla stra­da e prospiciente i gia­r­di­ni a lago venne rica­va­to un por­ti­ca­to, la Wan­del­halle, in cui Gün­ther allestì un , o meglio un lap­i­dario, doc­u­men­ta­to dalle fotografie. In esso col­locò, fra l’al­tro, ven­ticinque busti-ritrat­to dei sec­oli XVII e XVIII e un centi­naio di pietre antiche. Il 21 luglio 1918, con decre­to del Prefet­to di Bres­cia, ogni bene del Gün­ther venne seques­tra­to dal Gov­er­no ital­iano, al pari di quel­li di tut­ti i tedeschi res­i­den­ti in Italia, e le sue stesse collezioni furono dis­perse. Quat­tro impor­tan­ti scul­ture romane, site nel­la Wan­del­halle, ven­nero affi­date ai Musei di Bres­cia dal Min­is­tero attra­ver­so la Soprint­en­den­za arche­o­log­i­ca: un sar­cofa­go, attual­mente espos­to in una sala del Museo di San­ta Giu­lia come arredo (quin­di sen­za sche­da infor­ma­ti­va a causa del­l’in­cer­ta prove­nien­za: da Roma?), una tes­ta di fan­ci­ul­lo, una tes­ta di uomo gio­vane e un fram­men­to di bus­to fem­minile, oggi nei deposi­ti di San­ta Giu­lia e un tem­po in mostra al Museo Romano. L’importante vil­la fu acquis­ta­ta nel 1925, prob­a­bil­mente attra­ver­so il Demanio, dall’americana lady Wheel­er, don­na affasci­nante e ric­ca, per­son­ag­gio del bel­mon­do e moglie del mae­stro di musi­ca Nan­do Ben­venu­ti: nei tre anni in cui visse sul Gar­da la dimo­ra diven­tò cen­tro di vita mon­dana. Vi si recò anche per ascoltare musi­ca e nel­la pro­pri­età vi tenne, per qualche tem­po, la sua scud­e­ria di cav­al­li. Durante gli ulti­mi anni del­la sec­on­da guer­ra mon­di­ale divenne sede del Con­so­la­to gen­erale tedesco e del cen­tro ammin­is­tra­ti­vo ret­to dal con­sole gen­erale in Italia Schäfer Rümelin, coa­d­i­u­va­to dal capo del­la del­egazione polit­i­ca all’am­bas­ci­a­ta tedesca, il diplo­mati­co Friedrich Moell­hausen, e dal vice­con­sole von Lan­gen. Incer­ti gli ulti­mi due pas­sag­gi di pro­pri­età pri­ma di diventare ospedale. Nel dopoguer­ra fu forse acquisi­ta dal­la Cas­sa di Risparmio delle Province Lom­barde e quin­di prob­a­bil­mente com­per­a­ta dal­la famiglia Luz­za­to. Fu suc­ces­si­va­mente cedu­ta al Pio Isti­tu­to San­ta Coro­na, fonda­to a nel sec­o­lo XVI da frate Ste­fano da Sereg­no con scopi filantrop­i­ci e assis­ten­ziali. Nel vol­gere dei sec­oli l’istituto San­ta Coro­na estese la pro­pria attiv­ità con nuove sedi e strut­ture ospedaliere a Garbag­nate e a Pietra Lig­ure. Nel 1952 il Pio Isti­tu­to aprì nell’antica vil­la di Fasano l’ospedale spe­cial­iz­za­to di sec­on­da cat­e­go­ria per car­dioreumati­ci, con 110 let­ti, annes­so nel 1978 agli Spedali Civili di Bres­cia. Pri­ma del­la chiusura del 24 novem­bre 2004 il San­ta Coro­na dispone­va di 61 posti let­to (cir­ca 2500 ricov­eri annu­ali) e dava occu­pazione a dieci medici, trentac­inque infer­mieri pro­fes­sion­ali e a molte decine di per­sone fra inservi­en­ti e per­son­ale ammin­is­tra­ti­vo. Nat­u­ral­mente, dopo il ter­re­mo­to, oltre alla mes­sa in sicurez­za, l’immobile abbisogna di ulte­ri­ore adegua­men­to, anche per aumentare il numero dei posti let­to e ren­der­lo così fun­zionale pure ai fini economici.