Avrebbe dovuto farle celebrare il Comune dal 1964 ad oggi, ma si è dimenticato

Messe non pagate: la Curia vuole un miliardo

25/11/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Sergio Molinari

For­tu­na vuole che Cesare Mal­ossi­ni, sin­da­co di Riva, sia un tipo imper­turba­bile. Altri­men­ti gli sarebbe come min­i­mo rimas­to sul­lo stom­a­co l’ot­ti­mo pran­zo servi­to a Cas­tel Tobli­no, lo scor­so giug­no, in occa­sione del­la fir­ma, tra Arcid­io­ce­si di Tren­to e Provin­cia, del­la cosid­det­ta «inte­sa sui beni di cul­to». Si era ormai al caf­fè quan­do il vesco­vo mon­sign­or Lui­gi Bres­san, tan­to gen­til­mente quan­to infor­mal­mente, pre­sen­ta­va al pri­mo cit­tadi­no di Riva, un «con­to» che non pote­va essere quel­lo del banchet­to uffi­ciale: 984 mil­ioni, lira più lira meno.In effet­ti non era la spe­sa del pran­zo, ma quel­la di un numero stra­biliante di Sante Messe (per l’e­sat­tez­za 64.972), che il Comune di Riva, sec­on­do i cal­coli del­la Curia, avrebbe dovu­to «far cel­e­brare» (con esbor­so di 15 mila lire l’u­na: sec­on­do una media pon­der­a­ta tra vec­chi e nuovi tar­if­fari) nel­la Chiesa del­l’In­vi­o­la­ta dal 1964 al 2000. Non aven­do provve­du­to, al vesco­vo risul­ta­va, cal­co­la­trice alla mano, che il Comune era deb­itore nei con­fron­ti del­la chiesa di una som­ma vicinissima…al miliardo.Ma per­chè? Sic­come la nota di Bres­san, pre­sen­ta­ta in tut­ta cor­dial­ità, era un gar­ba­to invi­to a sanare in qualche modo lo sbi­lan­cio e non una minac­cia, Mal­ossi­ni, sor­bito l’e­spres­so sui dol­cis­si­mi sce­nari lacus­tri di Tobli­no, met­te­va in bor­sa la let­tera del vesco­vo e assi­cu­ra­va il suo inter­es­sa­men­to, non sen­za obi­ettare che, almeno a naso, quel vali­gione di sol­di che veni­vano recla­mati, per via di antichissi­mi obb­lighi legati al pos­ses­so munic­i­pale del con­ven­to del­l’In­vi­o­la­ta, gli pare­va cadu­to in prescrizione.Calma e ges­so: si era det­to tra sè e sè il pri­mo cit­tadi­no. E infat­ti, approda­to nel suo stu­dio in Munici­pio, anzichè scatenare un «caso», ave­va subito deciso di pro­cedere con i pie­di di piom­bo. Tenen­do seg­retis­si­ma la let­tera di Bres­san e incar­i­can­do nel con­tem­po un legale di stu­di­are per beni­no il caso del deb­ito di…funzioni religiose.E’ pro­prio l’estrema cautela con la quale Mal­ossi­ni ha gesti­to la fac­cen­da (anche oggi il sin­da­co si rifi­u­ta di dire una paro­la sul­l’ar­go­men­to), che ha fat­to sì che la notizia trapelasse goc­cia a goc­cia e che solo oggi (quan­do per­al­tro sem­bra pro­fi­lar­si la pos­si­bil­ità di un accor­do amichev­ole tra Comune e Arcid­io­ce­si) si sia in gra­do di ricostru­ire la vicen­da con suf­fi­ciente chiarezza.A par­tire dal deb­ito di Messe, che sarebbe un’ered­ità che il Comune si tro­va tra capo e collo…per col­pa di Napoleone. Fu infat­ti nel­la breve sta­gione che Riva fu di dominio del Bona­parte, all’inizio del­l’Ot­to­cen­to, che il con­ven­to del­l’In­vi­o­la­ta (come molti altri beni del clero in tut­to l’im­pero) venne req­ui­si­to e con­seg­na­to alla munic­i­pal­ità. Ma fu anche in quel peri­o­do che i preti rius­cirono almeno ad assi­cu­rar­si che in cam­bio del­la ces­sione avreb­bero avu­to dalle pub­bliche ammin­is­trazioni future un con­gruo numero di «Messe da cel­e­brare», con obo­lo annes­so. Era una specie di utile «canone d’af­fit­to», ma anche un modo doveroso, per il clero, di ono­rare la memo­ria di tut­ti i bene­fat­tori del con­ven­to, che, sec­on­do la moda del­l’e­poca, era­no sta­ti sì di man­i­ca larga, ma ave­vano anche volu­to (appun­to con le fun­zioni reli­giose a loro ded­i­cate) garan­tir­si una vita extrater­re­na più lieve di quel­lo che forse si sareb­bero mer­i­tati. Oneri per le ani­me, dunque. Oneri diven­tati poi «mis­sari» (nel lin­guag­gio dei rap­por­ti Sta­to-Chiesa) e trasfer­i­ti dalle carte napoleoniche ai sev­eris­si­mi lib­ri tavolari di Cec­co Beppe. E mai cancellati.Di questi oneri, prob­a­bil­mente ono­rati pun­tual­mente dal Comune solo fino a quan­do l’In­vi­o­la­ta e il con­ven­to furono molto attivi (si trat­ta­va di cel­e­brare cir­ca 4 messe al giorno), si ritornò a par­lare nel 1972, quan­do la Curia, in via giudiziale, riuscì a far sì che venis­sero con­ser­vati anche in pre­sen­za di un famoso accor­do con il Comune, che si era final­mente deciso a resti­tuire la chiesa del­l’In­vi­o­la­ta (ma non il convento).Ma nel frat­tem­po le Messe non era­no più state pagate. Sicu­ra­mente dal 1964, come abbi­amo vis­to. La neg­li­gen­za del Comune, come abbi­amo vis­to, è sta­ta però «scop­er­ta» la scor­sa estate. Scop­er­ta è la paro­la gius­ta. La Curia deve aver saputo di ques­ta sto­ria da sem­pre, ma ha fat­to fin­ta di niente fino a quan­do (ed è la novità) dev’essere bale­na­ta l’idea di ripren­der­si il con­ven­to (ora prati­ca­mente dis­abi­ta­to, fat­ta eccezione per qualche attiv­ità asso­ci­azion­ista cat­toli­ca) per trasfor­mar­lo in un Cen­tro Stu­di Eccle­si­as­ti­ci. A questo pun­to il deb­ito delle Messe è diven­ta­to una bel­la frec­cia nel­l’ar­co del vesco­vo per con­cor­dare con il Comune la riac­qui­sizione del Con­ven­to dopo qua­si due sec­oli. Un bonus da 984 milioni!E il Comune? Cal­ma e ges­so, si era det­to Mal­ossi­ni. E lo slo­gan rimane inal­ter­ato anche adesso che il con­sulente legale pare abbia dimostra­to che la can­cel­lazione degli oneri è anco­ra pos­si­bile. E che comunque, per avere il mil­iar­do, il vesco­vo dovrebbe sudare…sette pivi­ali. No alla guer­ra con Bres­san, dunque; ma no anche ad una dis­onorev­ole riti­ra­ta. L’ipote­si più plau­si­bile (a cui si sta lavo­ran­do nel ris­er­bo) è quel­la di un prog­et­to con­corda­to per sanare il Con­ven­to, una bel­la spar­tizione del­lo sta­bile tra Comune e Curia (un piano per cias­cuno?) e il De Pro­fundis del­la sto­ria delle Messe. Tan­to ormai anche i vec­chi bene­fat­tori si saran­no ben mer­i­tati la fuga dal Purgatorio!

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