Ora c’è da ciottolare anche per il gluckista

NEOLOGISMI SUL LAGO

14/04/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
a.p.

Ciot­tolan­do è una novità lessi­cale, che fa ingres­so nel lin­guag­gio delle riv­iere garde­sane. È sta­ta idea­ta per la man­i­fes­tazione gas­tro­nom­i­ca in pro­gram­ma domeni­ca a Mal­ce­sine: «Ciot­tolan­do con gus­to». Indi­ca il cam­minare fra i viot­toli acciot­to­lati del­la cit­tad­i­na dell’Alto Gar­da, man­gian­do un piat­to locale e beven­do un bic­chiere di . Se fun­ziona l’evento, può essere che la paro­la si radichi. Che in riva al Gar­da affior­i­no inno­vazioni lin­guis­tiche non è raro. Fra le più recen­ti, è curiosa la voce gluck­ista. Niente a che vedere col com­pos­i­tore tedesco Christoph Willibald Gluck e nem­meno col «Ragaz­zo del­la via Gluck», la can­zone di Adri­ano Celen­tano, che pure ha un autore garde­sano, il paroliere Luciano Beretta. No: gluck­ista è un ter­mine ironi­ca­mente inven­ta­to per indi­care il dolce far niente degli alber­ga­tori fuori dal­la sta­gione tur­is­ti­ca. La mas­si­ma occu­pazione di cos­toro, dopo il tour de force esti­vo, sarebbe tirar sas­si nel lago. Il sas­so, caden­do in acqua, fa un suono incon­fondibile: gluck! Ecco, il gluck­ista è chi non ha nul­la di più impor­tante da fare che get­tar ciot­toli fra le onde. Malelingue. Tra l’ironico e lo spre­gia­ti­vo è anche la paro­la màg­namóre. Indi­ca il pen­dolare domeni­cale, che arri­va por­tan­dosi dietro tut­to quel che gli serve. Sen­za quin­di las­cia­re nep­pure un cen­tes­i­mo nelle tasche dei bot­te­gai locali. Anzi: se ce la fa, rubac­chia i frut­ti nei gia­r­di­ni, nei prati, nei campi. Rimp­in­zan­dosi perfi­no delle more mat­u­rate sui rovi. Un màgna-móre, un man­gia-more, insom­ma. A propos­i­to di man­gia­re: i san­vig­ilìni apparten­gono al mito gas­tro­nom­i­co garde­sano. Sono dol­cetti di pastafrol­la con l’uva pas­sa. Si trovano a Gar­da in tutte le pas­tic­cerie e in molti ris­toran­ti, pizzerie, bar, servi­ti col caf­fè. Eppure è un nome che ha appe­na mez­zo sec­o­lo. Venne ideato, insieme col pas­tic­ci­no, a pun­ta San Vig­ilio, quan­do ci arrivò in vacan­za, subito dopo la guer­ra, sir Win­ston Churchill. Il gestore del­la Locan­da, Leonard Walsh, sud­di­to di Sua Maestà bri­tan­ni­ca, volle preparare dei bis­cot­ti da tè sec­on­do lo stile londi­nese. Ne elaborò la ricetta e il nome, scriven­do una pag­i­na di sto­ria culi­nar­ia. La dindà­na è un attrez­zo da pesca: un lunghissi­mo cavo con attac­cate più file di ami. Serve per cat­turare trote e car­pi­oni, ma spes­so abboc­cano solo i cavedani. Il cavo è lega­to a un cam­pan­el­lo, che fa dìn-dìn quan­do c’è la pre­da: dal suono deri­va l’appellativo. Ha un pre­ciso anno di nasci­ta, il 1850, quan­do un cer­to Ercole, che lavo­ra­va dai con­ti degli Alber­ti­ni, inseg­nò ai garde­sani l’uso del­la dirlindà­na, che ave­va por­ta­to con sé dal lago di Como. A Gar­da si cam­biò solo, accor­cian­do­lo, il nome. Gar­dense è il vocabo­lo pro­pos­to nel 1987 da Pino Cresci­ni per sos­ti­tuire il ter­mine «garde­sano» quan­do ci si vuol riferire non al lago, ben­sì all’abitante di Gar­da. Ma l’ipotesi non ha avu­to cor­so. Così come poco suc­ces­so ha ottenu­to il gardese, una mon­e­ta-medaglia fat­ta coniare una quar­an­ti­na d’anni fa dal­la : c’erano impres­si sopra gli stem­mi dei Comu­ni rivieraschi.

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