L’ultimo saggio di Attilio Mazza pubblicato da Ianieri di Pescara.

Notti dannunziane

Di Redazione

Il carteg­gio d’Annunzio-Mazoyer è indub­bi­a­mente fra i più impor­tan­ti per la biografia degli ulti­mi ven­tisette anni di vita del poeta. Marie Juli­enne Emi­lie (o Emélie) Mazoy­er fu la don­na che più a lun­go rimase vic­i­na a : dal giug­no 1911 a Pari­gi e sino alla morte del mae­stro (così veni­va chiam­a­to nel peri­o­do francese) avvenu­ta la sera dell’1 mar­zo 1938.

Fu assun­ta come cameriera dal poeta cir­ca un anno dopo il suo arri­vo a Pari­gi; e per lui diven­terà Aèlis. La gio­vane don­na ebbe presto anche il ruo­lo di “amante d’emergenza” e con­fi­dente, rima­nen­dogli sem­pre devota­mente vic­i­na, nul­la rin­negan­do del­la pro­pria bur­ras­cosa esisten­za.

Le strav­a­ganze di Gabriele d’Annunzio e le sue avven­ture amorose era­no spes­so tema di con­ver­sazione in casa Schür­mann, fre­quen­ta­ta dal­la Mazoy­er. La gio­vane ne fu tan­to incu­riosi­ta da vol­er entrare al suo servizio.

Non bel­la, ma raf­fi­na­ta, il poeta l’as­sunse imme­di­ata­mente; lei ave­va 24 anni, lui 47. La sopran­nom­inò pri­ma Amélie, poi le impose il nome che darà anche a un per­son­ag­gio minore del­la Pisanelle, Aèlis. La con­dusse qua­si subito allo châlet Saint Dominique al Moul­leau de La Lande, ad Arca­chon, iso­la­to entro una vas­ta pine­ta, in bel­la posizione dom­i­nante l’At­lanti­co, più pre­cisa­mente il baci­no che richia­ma il lago di Gar­da.

Amante uffi­ciale del mae­stro era all’e­poca la bel­lis­si­ma con­tes­sa rus­sa Nathalie Vic­tor de Goloubeff, la dan­nun­ziana Donatel­la, che al Moul­leau ave­va una vil­la vic­i­na alla sua. Nei peri­o­di d’im­peg­no let­ter­ario, d’An­nun­zio le proibi­va, tut­tavia, l’ac­ces­so alla pro­pria dimo­ra, volen­do rimanere a lun­go iso­la­to, in «clausura», ama­va dire, con la sola Aèlis che legò presto a sé anche in un rap­por­to eroti­co dura­to la vita intera.

Pur fra sopras­salti di gelosia per il suo ido­lo, a causa delle infi­nite avven­ture, alcune anche impor­tan­ti sot­to il pro­fi­lo sen­ti­men­tale e del­la pro­duzione let­ter­aria, Aèlis accettò presto la situ­azione, pre­standosi pure ai giochi ses­su­ali più seg­reti: par­tite a tre con la stes­sa de Goloubeff ad Arca­chon, e suc­ces­si­va­mente a Venezia con la tri­esti­na Olga Brun­ner Levi, Vidali­ta, e prob­a­bil­mente con altre donne. Divenne così con­fi­dente del­la vita inti­ma del “divi­no” Gabriele, ben più di una cameriera, di un’a­mante, di una gov­er­nante alla Caset­ta rossa sul Canal Grande, addirit­tura “entremet­teuse” al Vit­to­ri­ale incar­i­ca­ta di smistare le molte “badesse al pas­so”, sec­on­do le dis­po­sizioni del­l’i­ne­sauri­bile ero­tomane nel­l’età più avan­za­ta.

D’An­nun­zio la con­sid­erò sem­pre per­sona di fidu­cia estrema, affi­dan­dole anche la cus­to­dia dei suoi beni, con­fi­dente e com­plice di molti intrighi amorosi, anco­ra pri­ma del­l’in­car­i­co di tenere i con­tat­ti con le occa­sion­ali «badesse» al Vit­to­ri­ale; fidu­cia del resto cor­rispos­ta con devozione estrema.

Le otto let­tere ora pub­bli­cate a con­clu­sione del­la lun­ga inter­vista alla Mazoy­er in cui riv­ela aspet­ti assai pri­vati del­la vita del poeta e offrono una più appro­fon­di­ta conoscen­za dei rap­por­ti tra Gabriele d’Annunzio e la stes­sa Aèlis Mazoy­er riv­e­lando par­ti­co­lari biografi­ci e let­ter­ari inter­es­san­ti. Le let­tere si pos­sono datare, per lo più, fra la nasci­ta de “La Pisanelle” e la sua pri­ma rap­p­re­sen­tazione a Pari­gi (12 giug­no 1913) e la stesura defin­i­ti­va in ital­iano e in francese del­la trage­dia “Le Chèvrefeuille”, mes­sa in sce­na sem­pre a Pari­gi (14 dicem­bre 1913).

Il libro si può acquistare, oltre che nelle librerie, anche in Inter­net.

L’ultimo sag­gio di Attilio Maz­za, “Not­ti dan­nun­ziane”, edi­to a Pescara dall’editore Ian­ieri (160 pagine, euro 16) con pre­fazione del­lo stu­dioso Fran­co Di Tizio, diret­tore del­la col­lana “Carteg­gi dan­nun­ziani” è sta­to pub­bli­ca­to nel 150° del­la nasci­ta del poeta del Vit­to­ri­ale e nel 75° del­la morte. Il libro si con­clude con otto let­tere inedite di Gabriele d’Annunzio ad Aèlis Mazoy­er.