Premiato il progettista dei locali notturni che ha disegnato Hollywood e Ombelico

Oggi il riconoscimento in memoria di Morando all’architetto Gianni Gav

19/09/2003 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Mariateresa Ferrari

Dopo musi­ca, pit­tura e scul­tura, il Pre­mio Lodovi­co Moran­do, giun­to alla quar­ta edi­zione, fes­teggia quest’anno l’architettura. A Gian­ni Gavi­o­li, «per aver fat­to conoscere con la sua arte anche il », ver­rà infat­ti con­fer­i­to il riconosci­men­to, volu­to dal figlio Fer­nan­do per ono­rare la memo­ria del padre scom­par­so nel 1987, pit­tore famoso per i pae­sag­gi ded­i­cati al Gar­da e al , ma anche per le nature morte e i ritrat­ti. A pre­sentare il Pre­mio è sta­to lo stes­so Fer­nan­do Moran­do, all’interno dell’Hollywood, a Bar­dolino: «Dopo i musicisti Car­lo Faval­li e Jan Lan­gosz, il pit­tore Ben­i­to Tomez­zoli e lo scul­tore Pino Castagna, quest’anno abbi­amo deciso di pre­mi­are un artista-architet­to, famoso per aver prog­et­ta­to rino­mati locali not­turni. Ciò che più mi colpisce di lui è lo spic­ca­to gus­to arti­gianale che si tra­duce nel­la stret­ta col­lab­o­razione con faleg­na­mi, fab­bri e stuc­ca­tori. Il prog­et­to è sul­la car­ta, ma, in fase di real­iz­zazione, il suo estro dà vita a vere e pro­prie opere d’arte che crea sul pos­to». Gavi­o­li, cinquan­tenne, mod­e­nese di nasci­ta, milanese di for­mazione e rim­i­nese d’adozione, ama definir­si “gio­ca­tore” e con questo spir­i­to artis­ti­co ha fir­ma­to locali famosi, come l’Energy di Cese­n­ati­co, il Par­adiso di Rim­i­ni, lo stes­so Hol­ly­wood di Bar­dolino, l’Ombelico di Pes­cant­i­na, l’Ambassada Gavi­o­li in Slove­nia, il Fitz­car­ral­do di Arez­zo. A sof­fer­mar­si sull’operato dell’architetto è sta­to anche l’artista, esploratore dei diver­si lin­guag­gi che han­no a che fare con l’arte, Mau­r­izio Zanol­li. «È affasci­nante», ha aggiun­to, «decod­i­fi­care ques­ta opera architet­ton­i­ca e vedere come ogni nucleo, chiara­mente ispi­ra­to alla cul­tura africana e a quel­la ori­en­tale, pur viven­do di una vita pro­pria, dialo­ga tramite una pol­vere sot­tile con tut­ti gli altri spazi». La pre­sen­za di Zanol­li non è casuale e la spie­ga lo stes­so Moran­do. «Gli ho affida­to il com­pi­to di stu­di­are la pit­tura di mio padre e stan­no affio­ran­do cose molto inter­es­san­ti che riv­el­ere­mo nel cor­so di una ser­a­ta a lui intera­mente ded­i­ca­ta». «I quadri di Moran­do», spie­ga Zanol­li, «han­no un grande impat­to emo­ti­vo, ma vi è qual­cosa di sospe­so che sti­amo anal­iz­zan­do. Una fig­u­razione che sot­tende sem­pre alla geome­tria, un cubis­mo che non si riv­ela, pro­fon­do, sot­tile, vela­to di quo­tid­i­an­ità, che riman­da ad una strut­tura rit­mi­ca che tor­na costan­te­mente nelle sue opere». L’appuntamento con il «Pre­mio Lodovi­co Moran­do» è per ques­ta sera, con la con­sue­ta cena di gala al ris­torante Monte Felice, una ser­a­ta di arte e di cul­tura che avrà anche un ris­volto benefi­co. L’incasso sarà infat­ti devo­lu­to al prog­et­to di for­mazione di gio­vani stu­den­ti del­lo Zim­bab­we.

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