Una trasformazione mancata. Dal ’68 a oggi soltanto progetti

Ogni Giunta comunale ha azzerato i piani di quella precedente

Di Luca Delpozzo
m.t.

La sto­ria recente del castel­lo desen­zanese potrebbe rien­trare tran­quil­la­mente nel­la cat­e­go­ria delle telen­ov­e­las, con molte, moltissime pun­tate che van­no in onda da più di trent’anni. Vedi­amo qualche tap­pa. Il 25 novem­bre del ’68, l’onorevole Bruno Cor­ti, dell’ora dis­ci­olto Par­ti­to socialde­mo­c­ra­ti­co, rispon­de­va a Tul­lio Fer­ro, gior­nal­ista e già per­son­ag­gio conosci­u­to negli ambi­en­ti cul­tur­ali garde­sani, dicen­dogli di essere rimas­to sor­pre­so per la situ­azione in cui ver­sa­va la fortez­za, acquis­ta­ta da poco dal Comune per 37 mil­ioni di lire. Era sta­to lo stes­so Fer­ro, che lavo­ra­va alle dipen­den­ze del Comune, a pro­porre all’allora sin­da­co dc Lui­gi Lai­ni di acquisire dal Demanio mil­itare il grande immo­bile. Ovvi­a­mente per ricavar­ci poi qual­cosa. Trascorsero quin­di altri dieci anni (e siamo già alla fine degli anni Set­tan­ta), pri­ma che il castel­lo venisse com­ple­ta­mente lib­er­a­to dagli inquili­ni: per­sone che ave­vano ered­i­ta­to la caset­ta dagli sfol­lati dell’ultima guer­ra. Nell’ex maniero si svol­gevano le Feste de l’Unità e quelle dell’«Avanti», con notev­ole richi­amo di pub­bli­co. Poi, per motivi di sicurez­za, anche le feste popo­lari ven­nero sfrat­tate. In qua­si 40 anni tutte le ammin­is­trazioni che si sono avvi­cen­date non sono mai rius­cite a trovare la soluzione otti­male. Ma davvero ci vuole così tan­to? E per­chè, ha chiesto lo stes­so Fez­zar­di ieri ai pre­sen­ti, ogni vol­ta che una giun­ta comu­nale ha approva­to un prog­et­to se lo è vis­to can­cel­lare defin­i­ti­va­mente da quel­la suc­ces­si­va? In effet­ti, questo sor­ta di «battaglia navale» non ha fat­to altro che far perdere una grande occa­sione di cresci­ta cul­tur­ale e forse anche eco­nom­i­ca del­la cittadina.