FRATTURE VERTEBRALI: A DESENZANO SI EFFETTUA LA CIFOPLASTICA PERCUTANEA. UGGERI: “QUEST’INTERVENTO ANNULLA IL DOLORE ED ACCORCIA SENSIBILMENTE I TEMPI DI RECUPERO”

ORTOPEDIA: L’AOD PUNTO DI RIFERIMENTO PER L’EST LOMBARDIA

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Di Luca Delpozzo

Com’è noto, le frat­ture ver­te­brali rap­p­re­sen­tano oggi uno dei mag­giori fat­tori inval­i­dan­ti nel­la popo­lazione anziana ed in alcune patolo­gie ema­to­logiche e onco­logiche. All’Ospedale di Desen­zano, da alcune set­ti­mane, è a dis­po­sizione un nuo­vo pro­ced­i­men­to min­i­ma­mente inva­si­vo per il trat­ta­men­to di questo tipo di frat­ture denom­i­na­to cifo­plas­ti­ca per­cu­tanea. A spie­gare quest’intervento, il Pri­mario di orto­pe­dia Dr. Mas­si­mo Uggeri.“Questo tipo di frat­tura, oltre ad essere molto fre­quente soprat­tut­to tra gli anziani, è causa di dolore per­sis­tente, di cifosi, di dif­fi­coltà res­pi­ra­to­rie e, tutte queste prob­lem­atiche riducono di parec­chio la qual­ità del­la vita com­por­tan­do anche un enorme peso sociale. Recen­te­mente, qui all’Ospedale di Desen­zano, è a dis­po­sizione un trat­ta­men­to per questo tipo di frat­tura che si chia­ma cifo­plas­ti­ca percutanea”.Precisamente di che cosa si trat­ta e cos’è la cifosi?“ La cifosi è, sin­teti­ca­mente, una devi­azione del­la colon­na ver­te­brale di una vertebra.Questo trat­ta­men­to è un pro­ced­i­men­to min­i­ma­mente inva­si­vo ed ha come scopo quel­lo di ridurre e sta­bi­liz­zare la frat­tura, di ripristinare l’altezza del cor­po ver­te­brale e cor­reg­gere le defor­mità. Il pro­ced­i­men­to del­la cifo­plas­ti­ca è indi­ca­to nelle frat­ture da com­pres­sione post-trau­mat­i­ca, causate da osteo­porosi (pri­maria o sec­on­daria) o da lesioni oste­olitiche tumorali”.Come avviene questo procedimento?“In sostan­za questo pro­ced­i­men­to è divi­so in due fasi: la pri­ma è basato sug­li esa­mi radi­o­logi­ci, la sec­on­da è l’intervento vero e pro­prio che ha una dura­ta di cir­ca 45–50 minu­ti ed avviene in aneste­sia gen­erale. Un inter­ven­to, come det­to in prece­den­za, min­i­ma­mente inva­si­vo che avviene attra­ver­so due pic­cole inci­sioni”. Lei ha par­la­to di due fasi, può essere più preciso?“Certamente. Nel­la pri­ma fase la radi­olo­gia è un appog­gio basi­lare per­ché, pri­ma di pro­cedere all’intervento stes­so, è fon­da­men­tale pro­cedere ad un esame tomo­grafi­co appro­fon­di­to che, gra­zie al nuo­vo tomo­grafo appe­na instal­la­to qui all’Ospedale di Desen­zano, con­sente di avere una del­la situ­azione otti­male. Quan­do l’intervento si riv­ela nec­es­sario, l’ausilio radi­o­logi­co rimane comunque impor­tante per­ché per­me­tte al chirur­go di oper­are con estrema precisione”.Ecco, cosa deve fare pre­cisa­mente il chirurgo?“Con l’ausilio del­la tec­nolo­gia radi­o­log­i­ca, il medico rag­giunge l’interno del cor­po ver­te­brale con due apposi­ti stru­men­ti dai quali s’introducono i dis­pos­i­tivi di com­pres­sione ossea gon­fi­a­bili, i cosid­det­ti “pal­lonci­ni”. La forza d’espansione del pal­lon­ci­no riduce la frat­tura attra­ver­so il soll­e­va­men­to del piat­to ver­te­brale crol­la­to e la ries­pan­sione del­la ver­te­bra stes­sa. A questo pun­to si pro­cede quin­di, riti­rati i pal­lonci­ni, alla cemen­tazione del­la vertebra”.E i tem­pi di recu­pero del paziente dopo quest’intervento?“Velocissimi. Il giorno dopo il paziente può abban­donare l’ospedale con le sue gambe”.In pas­sato, cosa accade­va quan­do s’interveniva su una frat­tura simile?“Il trat­ta­men­to clas­si­co del­la frat­tura da com­pres­sione ver­te­brale, prevede l’immobilizzazione del paziente per diverse set­ti­mane a let­to oppure, ove pos­si­bile, l’utilizzo per 2–3 mesi di un bus­to ges­sato o di un corset­to orto­pe­di­co. Inoltre, i risul­tati di questo trat­ta­men­to gen­eral­mente non sono pien­amente sod­dis­facen­ti poiché, una lun­ga immo­bi­liz­zazione aggra­va l’osteoporosi, non cor­regge la cifosi e soprat­tut­to deter­mi­nano una serie di con­seguen­ze neg­a­tive per il paziente, dovu­ta all’alterazione del­la bio­mec­ca­ni­ca delle colon­na ver­te­brale suc­ces­si­va al trau­ma stesso”.Quindi, con la cifo­plas­ti­ca per cutanea i miglio­ra­men­ti sono enor­mi, soprat­tut­to sui tem­pi di recu­pero del paziente.“Assolutamente sì, soprat­tut­to per la dimin­uzione sen­si­bile dei dolori che questo tipo di frat­tura com­por­ta al paziente. Pro­prio per questo, abbi­amo deciso d’intraprendere ques­ta metod­i­ca, sicu­ra­mente molto impeg­na­ti­va da pun­to di vista chirur­gi­co ma, alla luce dei risul­tati ottenu­ti con essa in cam­po inter­nazionale, si è deciso d’imboccare ques­ta strada”.Dottore, per­ché lei definisce impeg­na­ti­va ques­ta metod­i­ca e quan­to ques­ta è appli­ca­ta oggi in Italia?“Impegnativa per­ché il chirur­go che decide di uti­liz­zare questo trat­ta­men­to, deve avere una grand’esperienza di chirur­gia ver­te­brale a “cielo aper­to”. Inoltre, ho per­sonal­mente parte­ci­pa­to ad un cor­so speci­fi­co su ques­ta tec­ni­ca che si è tenu­to ad Ams­ter­dam pro­prio per assim­i­lare ques­ta prat­i­ca. Non a caso con me, ad Ams­ter­dam, c’erano moltissi­mi medici prove­ni­en­ti da ogni ango­lo del piane­ta. Infine, ques­ta tec­ni­ca è abbas­tan­za dif­fusa nel nos­tro paese dove i cen­tri che la offrono stan­no aumen­tan­do. Nel­la nos­tra zona ques­ta tec­ni­ca non era anco­ra giun­ta e quin­di, Desen­zano è divenu­to il cen­tro di rifer­i­men­to per l’Est Lombardia”.“Con l’arrivo ques­ta tec­ni­ca chirur­gi­ca – sot­to­lin­ea il Diret­tore Gen­erale Mau­ro Borel­li -, l’Azienda Ospedaliera è in gra­do di offrire un nuo­vo tipo d’intervento che miglio­ra sen­si­bil­mente la degen­za di questo tipo di paziente. Infat­ti, gra­zie al Dr. Uggeri, cre­do che sia impor­tante essere in gra­do di pot­er diminuire i tem­pi di recu­pero per questo tipo di trau­ma, da 2–3 mesi a pochi giorni ore. Questo miglio­ra­men­to, soprat­tut­to per un anziano che si frat­tura una ver­te­bra, è un fat­to davvero impor­tante. Con la cifo­plas­ti­ca per­cu­tanea – con­clude Borel­li -, l’Unità Oper­a­ti­va di Orto­pe­dia dell’Ospedale di Desen­zano, riesce a miglio­rare la pro­pria capac­ità assis­ten­ziale, già di altissi­mo liv­el­lo, con­fer­man­dosi un vero fiore all’occhiello”.

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