Una tela enorme, raffigurante Giovanni XXIII, sarà collocata nell’incavo ricavato durante il restauro

«Papa buono» vive nella parrocchiale

07/09/2000 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Sergio Bazerla

Il Papa buono è arriva­to a Lazise. Non è un mira­co­lo e nem­meno una «bufala», ma soltan­to la ver­ità. È arriva­to nel­la chiesa par­roc­chiale di Lazise gra­zie all’abilità ed alla maes­tria di Alber­to Fran­chi­ni, pit­tore per dilet­to ed ami­co di Lazise e del­la par­roc­chia di San Mar­ti­no. È una tela enorme che raf­figu­ra il neo beato assur­to agli onori degli altari pro­prio in questi giorni. Un dip­in­to che Fran­chi­ni ha volu­to donare alla par­roc­chia, come ha già fat­to altre volte, in pas­sato, per con­fer­mare il suo amore ed il suo attac­ca­men­to alla fede cat­toli­ca apos­toli­ca romana. E non pote­va quin­di man­care il suo pen­siero ed il suo ricor­do per Papa Gio­van­ni XXIII, il Papa buono, il Papa dei bam­bi­ni, il Papa che par­la «alla luna». Il dip­in­to ad olio, su tela, è enorme. Misura infat­ti 2 metri di altez­za e ben 1,40 metri di larghez­za. I col­ori sono lucen­ti e vivis­si­mi. Il Papa è rap­p­re­sen­ta­to nel­la sua posa migliore, più autorev­ole e splen­dente, con la man­tel­la di rosso ed ermelli­no, nel­la son­tu­osità del tem­po e tipi­ca del Vat­i­cano pre­ri­for­ma gio­van­nea. La tela sarà col­lo­ca­ta, dopo un peri­o­do di espo­sizione accan­to all’altare mag­giore, nell’incavo rin­venu­to durante i lavori di restau­ro del­la chiesa, tut­to­ra in cor­so, nel­la parte sin­is­tra del tem­pio, ver­so il fon­do. Sem­bra di vedere il Papa Ron­cal­li pro­prio vici­no a noi, nel suo tipi­co atteggia­men­to — affer­ma don Nico­la Azza­li, par­ro­co emer­i­to di Mal­ce­sine e coa­d­i­u­tore del par­ro­co Sac­chel­la — e i col­ori sono tal­mente vivi che sem­bra perfi­no pos­sa essere una mer­av­iglia a col­ori. Siamo grati all’autore — dice il par­ro­co — per­ché ci ono­ra di una bel­la opera, ma soprat­tut­to ci dona il ritrat­to più aut­en­ti­co del Papa beato, tan­to ama­to dal mon­do reli­gioso e laico, il quale ha saputo vera­mente «aprire una fines­tra sul mon­do» per la chiesa e per l’umanità. «Il suo mes­sag­gio evan­geli­co — con­tin­ua don Sac­chel­la — ci accom­pa­gna oggi come allo­ra ed è tal­mente attuale da essere un vero viati­co per la nos­tra vita».

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