L’appuntamento è domani mattina nella piazza di Pieve e nel primo pomeriggio all’oratorio

Pasqua a Tremosine: rivive la battaglia delle uova

30/03/2002 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
Tremosine

Anche l’al­to lago vive tra le vec­chie tradizioni che se ne van­no e quelle che, invece, con­tin­u­ano a resistere. Non fa eccezione la Pasqua, uno dei momen­ti più inten­si pro­posti nel cor­so del­l’an­no. La ricor­ren­za cris­tiana, al pari di altre, for­ni­va l’oc­ca­sione per evadere da una quo­tid­i­an­ità fat­ta di fat­i­ca e sten­ti, non cer­to di noia. A Tremo­sine, a tenere il cam­po, era una spe­ciale gara di resisten­za, con­di­ta da una tec­ni­ca par­ti­co­lare e da strate­gie mesco­late ad astuzia con­tad­i­na: la gara di S‑ciapì. Ebbene, ques­ta tradizione con­tin­ua a ripeter­si, gra­zie alla Pro Loco e all’O­ra­to­rio di Pieve. In che cosa con­siste? È presto det­to. La gente si affronta, «arma­ta» di un uovo. Due avver­sari pic­chi­ano l’uo­vo sodo che ten­gono in mano. L’ur­to avviene tra i due arro­ton­da­men­ti più stret­ti (e più duri) del­l’uo­vo. Se entram­bi resistono, si fan­no coz­zare le due «pance» delle uova, fino a che una cede. Il con­cor­rente che ha vin­to pros­egue la gara. Quest’an­no sono due gli appun­ta­men­ti nel­la gior­na­ta di domani, domeni­ca di Pasqua: la mat­ti­na nel­la piaz­za di Pieve e il pomerig­gio, alle 14, all’o­ra­to­rio. Res­ta da pre­cis­are che non sono sola­mente i bam­bi­ni a parte­ci­pare e che, in pas­sato, c’er­a­no con­ta­di­ni che por­ta­vano le uova da casa, evi­den­te­mente meglio pre­dis­poste allo scon­tro. Spie­ga don Gabriele Scal­mana: «In pas­sato, a Pasqua, domi­na­vano le uova (nat­u­ral­mente di gal­li­na, non di cioc­co­la­to) sode e vari­a­mente col­orate con infusi d’erbe e di scorze. Le uova ser­vono anche per i giochi. Tra questi, la tradizione ci ha con­seg­na­to quel­lo det­to S‑ciapì. Con­siste nel tenere in mano un uovo sodo men­tre l’avver­sario lo colpisce con un altro uovo. Vince chi riesce a man­tenere inte­gro il pro­prio e a rompere quel­lo del­l’al­tro. Il pre­mio con­siste appun­to nel guadag­no del­l’uo­vo rot­to». Cadu­ta in dis­u­so, invece, un’al­tra tradizione, molto sen­ti­ta nel tremosi­nese e anche negli altri pae­si del­l’al­to lago e del­la provin­cia: la puli­tu­ra pasquale delle catene dei foco­lari, che veni­va fat­ta dai ragazzi durante la set­ti­mana san­ta. È sem­pre Scal­mana a par­larne: «I ragazzi anda­vano nelle case per chiedere le catene dei foco­lari anner­ite dal fumo. Le trasci­na­vano poi lun­go le strade sab­biose e ciot­tolose (allo­ra non c’era asfal­to) fino a ren­der­le lucide e splen­den­ti. Si ripor­ta­vano poi al pro­pri­etario aven­done in cam­bio uova sode». Ma, ormai, pochi uti­liz­zano il caminet­to, le catene non sono qua­si pre­sen­ti nep­pure per core­ografia e le strade acciot­to­late si trovano con il lanternino.