Il senatore leghista ed ex sindaco Chincarini solleva la questione del futuro del complesso monumentale e critica l’Agenzia del demanio

«Piazzaforte, ci sono accordi con i privati?»

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Di Luca Delpozzo
g.b.

Cosa sta acca­den­do al pat­ri­mo­nio stori­co-architet­ton­i­co del­la ex Piaz­zaforte aus­tri­a­ca rac­chiusa nel­la fortez­za aril­i­cense, ogget­to nel suo com­p­lesso di tutela e vin­co­lo sec­on­do il decre­to min­is­te­ri­ale del 3 feb­braio 2001? Esistono accor­di tra pub­bli­co e pri­va­to rel­a­tivi alla sua des­ti­nazione? E’ l’in­ter­rog­a­ti­vo che pone il sen­a­tore del­la Lega Nord in un’in­ter­rogazione ai min­istri delle finanze e dei beni e attiv­ità cul­tur­ali. A sus­citare per­p­lessità nel sen­a­tore sono le vis­ite che «con inusuale fre­quen­za sono seg­nalate a Peschiera del Gar­da, in munici­pio, del diret­tore del­la fil­iale del­l’A­gen­zia del demanio di Verona, ing. Gio­van­ni Alto­bel­lo, accom­pa­g­na­to da col­lab­o­ra­tori, volte ad illus­trare più o meno prob­a­bili des­ti­nazioni future degli immo­bili del­la Piaz­zaforte». Nel doc­u­men­to, data­to 24 mar­zo, Chin­car­i­ni seg­nala «un incon­tro col Com­mis­sario prefet­tizio e con i fun­zionari comu­nali nel pomerig­gio del 22 mar­zo». L’ex sin­da­co ricor­da il riconosci­men­to del «pat­ri­mo­nio stra­or­di­nario dal pun­to di vista stori­co e cul­tur­ale» del­la cit­tad­i­na e come su questo si sia aper­to «da anni un sof­fer­to dibat­ti­to nel­la cit­tad­i­nan­za e fra le locali asso­ci­azioni per la manuten­zione, la ges­tione e la futu­ra des­ti­nazione degli immo­bili dema­niali». «Gravi caren­ze, a giudizio del­l’in­ter­ro­gante, ha sin qui dimostra­to l’A­gen­zia del demanio di Verona», con­tin­ua il doc­u­men­to, «nel com­pren­dere e gestire tale del­i­ca­ta fase stor­i­ca, soprat­tut­to fal­l­en­do nel­l’o­bi­et­ti­vo più volte richiam­a­to da questo Gov­er­no, vale a dire quel­lo del­la val­oriz­zazione del pat­ri­mo­nio dema­niale, in questo caso sito nel ter­ri­to­rio aril­i­cense». Chin­car­i­ni ricor­da altresì di aver man­i­fes­ta­to già in pas­sato per­p­lessità sul fun­zion­a­men­to del­l’A­gen­zia dema­niale veronese tan­to da averne fat­to ogget­to di un’al­tra inter­rogazione del 2002, «anco­ra oggi sen­za rispos­ta». «E’ noto che il vigente piano rego­la­tore gen­erale del Comune», con­tin­ua il sen­a­tore, «redat­to dal pro­fes­sor Gior­gio Lom­bar­di e approva­to nel 1998, ha deter­mi­na­to pre­cise des­ti­nazioni urban­is­tiche agli immo­bili dema­niali, e che quin­di coin­vol­gi­men­ti del mon­do del­l’e­cono­mia pri­va­ta potran­no accadere solo pre­vie intese con l’am­min­is­trazione comu­nale che porti­no alla vari­ante del piano rego­la­tore stes­so». Chin­car­i­ni chiede dunque ai min­istri «se non ritengano imbaraz­zan­ti le “mis­sioni” del diret­tore del­la fil­iale di Verona del­l’A­gen­zia del demanio che, nel­la provvi­so­ria assen­za di sin­da­co e Con­siglio comu­nale demo­c­ra­ti­ca­mente elet­ti dai cit­ta­di­ni, con­tin­ua ad insin­uare soluzioni “urgen­ti” all’an­nosa ques­tione del­la ges­tione dei beni dema­niali di Peschiera». L’in­ter­rogazione chiede quin­di «se tali soluzioni prog­et­tuali siano con­di­vise dai min­istri inter­ro­gati, dal­la Soprint­en­den­za provin­ciale e da quel­la regionale»; se gli stes­si min­istri «ritengano che così sia rispet­ta­to il vin­co­lo di inter­esse stori­co artis­ti­co acclara­to con decre­to min­is­te­ri­ale del 3 feb­braio 2001 sul­l’in­tera Piaz­zaforte di Peschiera; se ritengano che così pos­sa essere val­oriz­za­to il pat­ri­mo­nio dema­niale di Peschiera, cit­tà tur­is­ti­ca d’arte, impo­nen­do ai suoi cit­ta­di­ni scelte deter­mi­nan­ti per il suo futuro svilup­po sociale, eco­nom­i­co e tur­is­ti­co, pur nel­la momen­tanea assen­za di pro­pri rap­p­re­sen­tan­ti elet­ti in Con­siglio». Infine Chin­car­i­ni chiede ai min­istri «se siano a conoscen­za di incau­ti pre­lim­i­nari sot­to­scrit­ti fra pub­bli­co e privato».

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