ul Garda nel ’32 era arrivato anche Auguste su un pallone aerostatico con cui aveva raggiunto l’altezza record di 16.770 metri

Piccard, papà nei cieli e figlio negli abissi

25/08/2001 in Manifestazioni
Parole chiave: -
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Una mostra fotografi­ca, orga­niz­za­ta dal­la Provin­cia di Tren­to al Villi­no Campi di Riva del Gar­da, rie­vo­ca la stra­or­di­nar­ia impre­sa com­pi­u­ta dal­lo stu­dioso Jacques: nel 1981 a bor­do di un pic­co­lo som­mergi­bile, inven­ta­to e costru­ito da suo padre, decise di esplo­rare i fon­dali del lago scen­den­do a 332 metri di pro­fon­dità. Sul Gar­da nel ’32 era arriva­to anche Auguste su un pal­lone aero­sta­ti­co con cui ave­va rag­giun­to l’altezza record di 16.770 metri Pomerig­gio del 18 agos­to 1932. Sui cieli del appare un curioso ogget­to volante: un pal­lone aero­sta­ti­co. A bor­do ci sono due scien­ziati: Auguste Pic­card e Max Cosyns. Alle 12.30 gli alpin­isti di Son­drio l’avevano avvis­ta­to dal­la Boc­chet­ta delle For­bici, in Val­ma­len­co: viag­gia­va a 1.314 metri d’altitudine. Alle 17 atter­rerà nei pres­si di Mon­zam­bano, sulle colline moreniche man­to­vane a ridos­so del lago, a due pas­si da Peschiera. Sopra l’Adamello ave­va rag­giun­to un’altezza incred­i­bile: 16.770 metri, un record. Il pal­lone si era stac­ca­to dal suo­lo all’aeroporto di Düben­dorf, vici­no a Zuri­go, all’alba, davan­ti a decine di migli­a­ia di per­sone. Ave­va subito pre­so a «salire maestosa­mente»: sono parole di Pic­card. Il suo è un nome famoso: è il «pri­mo viag­gia­tore del­la stratos­fera». L’anno pri­ma, il 27 mag­gio del ’31, accom­pa­g­na­to da Paul Kipfer, con un pal­lone muni­to di cab­i­na stagna, era sal­i­to fino ai 15.780 metri di quo­ta. Il volo allo­ra era fini­to su un ghi­ac­ciaio, in Aus­tria. Sta­vol­ta era anda­ta decisa­mente meglio: i prati del­la valle del Min­cio. Il pal­lone si chia­ma Fnrs: la sigla rac­coglie le iniziali del Fon­do nazionale per la ricer­ca sci­en­tifi­ca. Qual­cuno l’aveva defini­to stratosta­to, per­ché era des­ti­na­to a rag­giun­gere la stratos­fera. Il diametro è di trenta metri: è pieno d’idrogeno. I viag­gia­tori sono in una pic­co­la sfera metal­li­ca con due aper­ture di mez­zo metro cias­cu­na e nove finestri­ni per le osser­vazioni. Mat­ti­na del 12 set­tem­bre 1981. È pas­sato qua­si mez­zo sec­o­lo dal magi­co volo di Auguste Pic­card sopra il Gar­da. Sul lago si sta per com­piere un’altra impre­sa. La fir­ma un altro Pic­card, Jacques, il figlio del pio­niere del­la stratos­fera. È sul­la riv­iera per dare avvio alla Mis­sione Pic­card. A bor­do di un pic­co­lo som­mergi­bile, il Forel, esplor­erà i fon­dali bena­cen­si. Il 17, nelle acque davan­ti a Castel­let­to di Bren­zone, toc­cherà i 332 metri di pro­fon­dità. Una fos­sa spet­trale: gli addet­ti ai lavori la defini­ran­no la mag­gior crip­to-depres­sione del­la peniso­la ital­iana. Poca cosa, però, rispet­to alle pro­fon­dità cui Jacques Pic­card e papà Auguste era­no arrivati nell’agosto del ’53, quan­do, a bor­do del batis­cafo Tri­este, era­no sce­si fino a 3.150 metri nel gol­fo di Napoli. Jacques era sta­to con­ta­gia­to dal­la pas­sione del padre, che dopo i record d’altitudine, ave­va volu­to affrontare le pro­fon­dità marine. Auguste Pic­card vi si era ded­i­ca­to a par­tire dal ’39, scen­den­do sem­pre più giù. Ave­va inven­ta­to appos­ta il batis­cafo, una sfera d’acciaio in gra­do di sop­portare le mostru­ose pres­sioni delle gran­di pro­fon­dità, apren­do la stra­da alle esplo­razioni degli abis­si. Il 23 gen­naio 1960, il figlio Jacques e il tenente Don Walsh del­la mari­na mil­itare amer­i­cana, sta­bilirono il nuo­vo record di disce­sa sot­toma­ri­na, arrivan­do ai 10.912 metri nel­la Fos­sa delle Mar­i­anne. Volete met­tere i 332 metri di Castel­let­to? Sul Bena­co, Jacques Pic­card c’era arriva­to su invi­to del­la Comu­nità del Gar­da, gui­da­ta all’epoca da Fran­co Tode­sco. «Ci aspet­ti­amo di appren­dere qualche impor­tante infor­mazione sul­la vita del lago di Gar­da» ave­va det­to lo scien­zi­a­to ai gior­nal­isti pri­ma di incom­in­cia­re la Pic­card Mis­sion. La pri­ma immer­sione è a Peschiera, alle 11.25 del 12 set­tem­bre ’81. Dura una venti­na di minu­ti: l’acqua è tor­bi­da, il fon­do limac­cioso. Il 13 il Forel si immerge a Lazise: sul fon­dale ven­gono fotografati i resti di una galea veneziana. Poi sarà il turno di Bar­dolino, San Vig­ilio e Tor­ri. Il 17 a Castel­let­to, con la grande fos­sa tet­ton­i­ca. «Il Gar­da è uno dei laghi più bel­li d’Europa, ma resterà un gioiel­lo solo se lo svilup­po indus­tri­ale e tur­is­ti­co non lo dis­trug­gerà» dice lo scien­zi­a­to. La Mis­sione Pic­card, ven­tan­ni dopo, viene rie­vo­ca­ta in questi giorni con una mostra al Villi­no Campi di Riva del Gar­da. L’iniziativa è del­la Provin­cia autono­ma di Tren­to. Ci sono le foto scat­tate in pro­fon­dità, stru­men­ti mul­ti­me­di­ali, e le attrez­za­ture uti­liz­zate dal Forel per i pre­lievi dei cam­pi­oni del fon­do lacus­tre. L’esposizione è aper­ta fino al 30 set­tem­bre (per infor­mazioni si può tele­fonare allo 0464.556.968).

Parole chiave: -

Commenti

commenti