Un tuffo nel passato, un balzo indietro di quasi quarant'anni che ha riportato a Rovereto le emozioni di quella favolosa epoca, i mitici «anni elettrici».

Positivo concerto con le band degli anni sessanta

05/05/2000 in Spettacoli
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Di Luca Delpozzo
Nicola Guarnieri

Un tuffo nel pas­sato, un bal­zo indi­etro di qua­si quar­an­t’an­ni che ha ripor­ta­to a Rovere­to le emozioni di quel­la favolosa epoca, i miti­ci «anni elet­tri­ci». E su quest’on­da di revival, di quel­lo vero e sen­ti­to ben dis­tante dagli show catod­i­ci di lus­tri­ni e pailettes, l’al­tra sera si e raduna­ta al Romy’s pub di cor­so Bet­ti­ni mez­za cit­tà. Sul pal­co, ovvi­a­mente, c’er­a­no loro, i grup­pi, i can­tan­ti, i gio­vani di allo­ra che bazz­i­ca­vano nei vari locali delizian­do gli avven­tori con le can­zoni da juke box. Era­no feste, quei ritro­vi se-rali al Salone , all’ho­tel Venezia, all’An­co­ra, al Cir­co­lo Italia, al Vit­to­ria, al Maf­fei oppure al Cral, all’E­den Barozzi, all’Os­te­ria Vac­cari. E fes­ta, una grande fes­ta, e sta­ta pure mer­coledì al Romy’s, un pos­to di-ver­so, riv­olto ai ragazzi ma che per una sera e sta­to per­va­so da quel­l’au­ra mag­i­ca che ha alli­eta­to più gen­er­azioni di rovere­tani. Che, per inciso, han­no imbrac­cia­to nuo­va­mente gli stru­men­ti sof­fian­do via la pol­vere del tem­po e dimostran­do che la musi­ca, la voglia di Stare insieme, di diver­tir­si non ha età. Per cinque ore si e suona­to e can­ta­to, con un pen­siero che e anda­to a ritroso facen­do riv­i­vere vec­chi amori, vec­chie beghe anche ma soprat­tut­to ha rin­verdi­to un sipario di vita di cit­tà che era solo sta­ta momen­tanea­mente accan­to­na­ta e non già but­ta­ta come le vec­chie cose che riposano in sof­fit­ta fino alle pulizie primaverili.Oggi come allo­ra si e tira­to tar­di e alla fine, a notte fat­ta da un pez­zo, e sta­ta dura per chi cal­ca­va la sce­na stac­care la spina, riporre il bas­so, la chi­tar­ra o la tastiera e tornarsene a casa, dal­la famiglia, a preparar­si per l’uf­fi­cio, per lo stu­dio pro­fes­sion­ale, per il negozio. Già, era­no pro­pri anni elet­tri­ci quel­li ma l’en­er­gia non se n’e anda­ta con i capel­li, non e ing­rigi­ta con quel­li rimasti, anzi.A tirare le fila di questo even­to asso­lu­to ci ha pen­sato Dario Tur­co che, dopo aver divo­ra­to il libro di Gior­gio Can­di­oli, ha fat­to tesoro delle sue espe-rien­ze con «Street Music» e ha calami­ta­to il muc­chio. Quel­li i dio Benedet­ti? Cer­to che no e i allo­ra via con un sipari­et­to jazz sostenu­to dal trom­bet­tista Lele Lauter e da Tino Vecli al contrabbasso.Ognuno ha recita­to la sua l parte, ha con­tribuito a pren­dere per mano il pub­bli­co ma pure se stes­so inter­pre­tan­do i clas­si­ci, la colon­na sono­ra di i una giovinez­za che, vista la verve del­l’al­tra sera, sem­bra non tra­montare mai. Cosi, quan­do Gian­fran­co Brus­co, sor­ret­to dagli Ani­ma del Suono, ha into­na­to «Il pri­mo giorno di pri­mav­era» e sta­ta subito apo­teosi. E qua­si il pub non rius­ci­va a con­tenere i boati al bal­zo feli­no sul pal­co di Pao­la Bat­tis­ta­ta. Gran • voce la sua che l’età non ha rov­ina­to; anzi, l’ha avvi­c­i­na­ta alla dama del­la musi­ca ital­iana, quel­la Mina a cui, non a caso, ha ded­i­ca­to «Parole». Non pri­ma di aver emozion­a­to anche quel­li che allo­ra era par­goli o i poco meno con «C’era un ragaz­zo…», pez­zo stori­co che Mario Lusi­ni «regalò» a Gian­ni Moran­di. I Giullari han­no poi dato la base a Gian­ni Paoli­ni, Altra car­rel­la­ta di ever­green: «Tre set­ti­mane da rac­con­tare», «Vor­rei la pelle nera», «Amore scusa­mi» e avan­ti in duet­to con Pao­la per «Parole» e «A chi».In platea c’era chi ricor­da­va i vari musicisti com’er­a­no. II gio­vane Vit­to­rio Miche­li con il suo sax e anco­ra ele­gante men­tre Tino Vecli non riesce pro­prio a star fer­mo. Pas­sa dal bas­so al con­tra­b­bas­so e quan­do can­ta «24 mila baci» e «Sono stan­co» il pub­bli­co e tut­to per lui. Pri­ma, la fol­la si era alza­ta ad applaudire anco­ra Pao­la Bat­tis­ta­ta che ha rispolver­a­to il suo dis­co, «Hai bru­ci­a­to il mio cuore», e ha infi­amma­to i cuori assieme a Gian­fran­co Brus­co con «Ani­ma mia». In cinque ore c’e sta­to spazio anche per Anto­nio «Buscaglione» Carosi­ni e per i Koala, con l’avvo­ca­to Mario Dapor («teso come fos­se in corte d’as­sise», ha riso qualche col­le­ga) alla voce e al basso.II sipario e sta­to las­ci­a­to a Gian­ni Caracristi ma dopo, a fes­ta fini­ta, e sta­to il momen­to del­la ses­sion, del­l’im­provvisazione che, pro­prio per fis­sare il tem­po, non ha scorda­to «Yes­ter­day». Eh si, l’al­tra sera sem-bra­va pro­prio ieri e invece oggi, per tut­ti, e giä dopodomani.

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