Un convegno a San Zeno di Montagna rilancia una produzione tradizionale e invita alla tutela dei boschi: 350 ettari di vecchi castagneti sono da salvare dal degrado

Re dei monti.
La riscossadel castagno

04/11/2008 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Bartolo Fracaroli

Era il re del­la mon­tagna e il castag­no puo tornarne sig­nore: risor­sa agro­nom­i­ca, pae­sag­gis­ti­ca e di pre­sidio idro­ge­o­logi­co. La riscos­sa del castag­no è sta­ta illus­tra­ta in un con­veg­no a San Zeno di Mon­tagna dal tec­ni­co fore­stale del­la Comu­nità del Bal­do Cris­tiano Pas­torel­lo. Sono 180 gli ettari di castag­ne­to pro­dut­tivi sul Bal­do, ma altri 350 sono anco­ra recu­per­abili, sal­van­doli dall’imboschimento incon­trol­la­to che ruba agli alberi sostanze nutri­tive, acqua e luce, facen­doli morire anzitempo.Pastorello ha pre­sen­ta­to il castag­ne­to sper­i­men­tale del­la Comu­nità mon­tana in local­ità Fit­tanze, a 700 metri di altez­za sul liv­el­lo del mare, sopra San Zeno. I con­veg­nisti han­no ammi­ra­to esem­plari antichi e gio­vani, piantu­mazioni di altre specie frut­ti­cole tipiche (meli, peri, cilie­gi). Oggi l’esperto rac­co­man­da l’impianto del Cas­tanea sati­va clas­si­co e indigeno per­ché, spie­ga, «è sta­ta fal­li­menta­re e temer­aria l’importazione di specie esotiche cine­si e giap­pone­si, riv­e­late­si por­ta­tri­ci di nuove gravis­sime malat­tie». La Comu­nità mon­tana del Bal­do ha in prog­et­to un vivaio in gra­do di fornire ecotipi da trapianto pro­dut­ti­vo agli agricoltori.Il Mar­rone di San Zeno è tute­la­to dal mar­chio Dop (denom­i­nazione di orig­ine pro­tet­ta); il con­sorzio di tutela oltre a San Zeno com­prende Bren­zone, Mal­ce­sine, Capri­no, Brenti­no Bel­luno e Fer­rara di Monte Bal­do, con una poten­zial­ità di 3600 quin­tali su com­p­lessivi 180 ettari. Una pianta pro­duce sui 50 chili e vi sono 50 piante per ettaro. Quest’anno una sta­gione infaus­ta ha ridot­to del 30 per cen­to la pro­duzione, sen­za intac­carne però il pregio.Sono 3000 quin­tali, invece, quel­li prodot­ti in Lessinia. I colti­va­tori stan­no per con­sorziar­si a tutela del mar­chio Mar­rone San Mau­ro dei Mon­ti Lessi­ni Verone­si, per ottenere il riconosci­men­to del­la Dop. La zona del­la nuo­va Dop com­pren­derebbe la fas­cia di mez­za mon­tagna del­la Lessinia, nei Comu­ni di San Mau­ro di Saline, Sant’Ambrogio, Fumane, Mara­no, Sant’Anna d’Alfaedo, Negrar, Erbez­zo, Grez­zana, Cer­ro, Bosco, Mez­zane, Verona, Roverè, Velo, Treg­na­go, Badia, Sel­va di Prog­no, San Gio­van­ni Ilar­i­one e Vestenanuova.«Il nos­tro mar­rone Dop deve cos­ti­tuire il 75 per cen­to del rac­colto», spie­ga Luciano Alber­ti, che con il fratel­lo Pietro e il padre Michelan­ge­lo, a San Mau­ro di Saline, è fra i 20 prin­ci­pali pro­dut­tori. «Anche se gran­dine e sic­c­ità set­tem­b­ri­na han­no ridot­to a metà la pro­duzione, l’alta qual­ità è rimas­ta intat­ta. I mar­roni sono indi­cati soprat­tut­to per fare le cal­dar­roste, i frut­ti sono pre­visti non supe­ri­ori a 90 per chilo­gram­mo, fino a 120 in annate par­ti­co­lar­mente sfa­vorevoli, divisi in cat­e­gorie extra, pri­ma e sec­on­da in base alla qualità».Maestosi, ombrosi, iso­lati, ier­ati­ci, dal­la forme scul­toree, spes­so cavi e car­boniz­za­ti den­tro il tron­co plas­ti­co, eppure fron­dosi, in mag­gio ric­chi di gemme, in giug­no-luglio rilas­ciano dai fiori nuv­ole di polline, in otto­bre sono tem­pes­ta­ti di ric­ci che si schi­udono facen­do cadere un frut­to delizioso, la castagna. I castag­ni sono con­siderati alberi da frut­to a tut­ti gli effet­ti e pos­sono inoltre ben­e­fi­cia­re delle provvi­den­ze pre­viste dal­la legge nazionale 52/78 sul «miglio­ra­men­to dei boschi esisten­ti», che dava dirit­to a un contributo.Nel Veronese di con­tribu­ti se ne sono visti pochi­ni, anche per­ché le asseg­nazioni region­ali avveni­vano con cri­teri dis­crezion­ali su cor­sie pref­eren­ziali. Nel Vene­to il «Doge» Car­lo Berni­ni, ex pres­i­dente del­la Regione, li con­cede­va al suo col­le­gio elet­torale nel Tre­vi­giano. Adesso è posi­bile chiedere con­tribu­ti, tramite i Servizi fore­stali e le Comu­nità mon­tane, all’Unione euro­pea, per prog­et­ti di recupero.I castag­ni soprav­vivono, sep­pur insidiati dal bosco ceduo che avan­za, specie il noc­ci­o­lo, su tut­to il ter­ri­to­rio garde­sano: frassi­no, roverel­la, orniel­lo, rosa can­i­na, carpino e cer­ro rubano vital­ità ad alberi che, un tem­po, era­no iso­lati su prati e pas­coli. I castag­ni sono impor­tan­ti anche come pre­sidio con­tro il disses­to idro­ge­o­logi­co, oltre che mer­av­iglioso ele­men­to ambi­en­tale, impor­tan­tis­si­mi anche per ani­mali e uccel­li. Un pat­ri­mo­nio che va tute­la­to, sot­traen­do all’incuria alberi che pos­sono diventare pluri­cen­te­nari e che invece ven­gono con­dan­nati a morte prematura.A fine otto­bre c’è un risveg­lio di atten­zione: solo per andare a rubare le castagne. Un malvez­zo incivile: eppure basterebbe par­lare coi pro­pri­etari e accor­dar­si per avere il per­me­s­so di rac­cogliere i frut­ti abban­do­nati sot­to le gran­di chiome. Ogni castagna, infat­ti, ha un padrone. Non vor­rem­mo che, visti i dan­ni dei brac­conieri di mar­roni, si tor­nasse alla vec­chio rime­dio del­la s‑ciòpa car­i­ca­ta a sale. È suc­ces­so.

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