Ecco i tesori di Villa Feltrinelli. Reportage all’interno dell’edificio trasformato in hotel di lusso, che aprirà in agosto

Record: 1200 visite in un giorno all’ex dimora del Duce

13/07/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Bruno Festa

Dopo la ristrut­turazione di Vil­la Fel­trinel­li di Gargnano e la trasfor­mazione in hotel di lus­so — ormai prossi­mo all’aper­tu­ra -, tut­to al suo inter­no pare richia­mare insis­ten­te­mente la famiglia garde­sana dei Fel­trinel­li e la loro epopea otto­cen­tesca. Indus­tri­ali e gran­di com­mer­cianti di leg­name, si era­no fat­ti costru­ire la vil­la a fine Otto­cen­to, nel­lo stes­so peri­o­do in cui avvi­a­vano il cotonifi­cio di Cam­pi­one. Borgh­e­si ram­pan­ti, che a Gargnano han­no las­ci­a­to più di un seg­no (strade, scuole, asili, ospedale), pre­sero poi la stra­da di , con­ser­van­do però le trac­ce delle loro radi­ci in riva al lago. Quel­la vil­la è divenu­ta oggi un hotel con fini­ture lus­su­ose, accu­rate in ogni par­ti­co­lare e con l’ospi­tal­ità che pro­pone prezzi in lin­ea con altre strut­ture di lus­so (dalle 600.000 al mil­ione e 600.000 al giorno per cam­era). Ma l’ed­i­fi­cio è noto soprat­tut­to per essere sta­to la dimo­ra di Ben­i­to Mus­soli­ni tra l’ot­to­bre 1943 e l’aprile 1945. Però, se si chiede a Christophe Bergen, il diret­tore, per­ché nul­la rie­vochi la memo­ria del «Duce», lo si vede pen­sare un atti­mo. Poi ironiz­za: «Mus­soli­ni? È pas­sato di qui con le valigie, ma non mi pare abbia las­ci­a­to alcun seg­no nel­l’arreda­men­to». Viene, così, liq­ui­da­ta in maniera inequiv­o­ca­bile una delle ipote­si che — in pas­sato — ave­vano richiam­a­to l’at­ten­zione di molti e che la stes­sa Alessan­dra Mus­soli­ni (nipote del Duce) avrebbe gra­di­to: fare in modo che la memo­ria stor­i­ca del peri­o­do del­la Repub­bli­ca Sociale Ital­iana non andasse can­cel­la­ta. La stra­da di Vil­la Fel­trinel­li, dopo la ristrut­turazione, avvenu­ta in questi ulti­mi anni da parte di Bob Burns (impre­sario gira­mon­do che pas­sa buona parte del­la sua vita ad Hong Kong, dopo aver inizia­to la sua car­ri­era come diret­tore di un hotel alle Hawai) ha dunque segui­to una direzione diver­sa e ben mar­ca­ta, lega­ta al pas­sato più lon­tano. Il nuo­vo hotel di lus­so, il pri­mo di questo liv­el­lo nel­la zona, aprirà i bat­ten­ti ai pri­mi di agos­to. Operai, gia­r­dinieri e faleg­na­mi stan­no met­ten­do mano agli ulti­mi det­tagli sia negli sta­bili che nel par­co che attor­nia la vil­la, tra enor­mi mag­no­lie, lec­ci e ulivi. L’ed­i­fi­cio ora ospi­ta 12 camere, men­tre altre 8 sono dis­poste nelle 3 depen­dance, un tem­po adib­ite a fie­nile, rus­ti­co e casa del cus­tode. Sono già attivi, da tem­po, i servizi di sicurez­za. Un paio di giorni fa la vil­la è sta­ta aper­ta ai gargnane­si, che l’han­no vis­i­ta­ta in mas­sa: 1.200 per­sone non han­no per­so l’oc­ca­sione di parte­ci­pare a , in pic­coli grup­pi. Un’af­fluen­za mas­s­ic­cia e, tut­to som­ma­to, preved­i­bile, ma che non toglie la sod­dis­fazione ai diri­gen­ti del­la nuo­va strut­tura tur­is­ti­ca. Inizia­tive analoghe ver­ran­no ripetute in otto­bre, prob­a­bil­mente coin­vol­gen­do anche le scuole nelle vis­ite gui­date. «La vil­la — spie­ga Christophe Bergen — vuole richia­mare l’at­mos­fera gargnanese di fine ‘800 e di inizio ‘900, dan­do un toc­co piacev­ole e di vita, un’al­le­gria che era anda­ta dimen­ti­ca­ta negli ulti­mi decen­ni». Buona parte del pavi­men­to è in leg­no — orig­i­nale e restau­ra­to -, le pareti sono in ges­so dip­in­to, sof­fit­ti in gran parte orig­i­nali. Per recu­per­are i lavori in ges­so è sta­ta usa­ta una tec­ni­ca par­ti­co­lare: «Abbi­amo per­fo­ra­to con pic­coli tubi, in cui era­no inserite micro tele­camere, le pareti ogget­to del restau­ro. Quin­di, indi­vid­uati gli inter­ven­ti da effet­tuare, con altri tubi abbi­amo pen­e­tra­to il ges­so, riem­pi­en­do­lo dal­l’in­ter­no», spie­ga Bergen. Il nuo­vo alber­go ospi­ta anco­ra 48 mobili orig­i­nali, men­tre parec­chia altra roba era spari­ta negli anni scor­si, in segui­to a con­tinui fur­ti. Nel giroscala campeg­giano due enor­mi spec­chi set­te­cen­teschi, donati a suo tem­po dal­la famiglia romana dei Borgh­ese ai Fel­trinel­li. Tra le opere messe a pun­to nel­la trasfor­mazione c’è l’ap­pronta­men­to di un ascen­sore, nascos­to da pareti in leg­no, e il rifaci­men­to delle ser­ra­ture, per le quali si è fat­to ricor­so alla medes­i­ma fonde­ria che ave­va appronta­to le orig­i­nali, 110 anni fa. Due gli stu­di di architet­tura impeg­nati: quel­lo del bres­ciano Gior­gio Rovati e lo stu­dio Babey, di San Fran­cis­co. «Al momen­to — con­tin­ua Bergen — i dipen­den­ti sono 38, in gran parte gargnane­si. Tra questi ci sono per­sone che han­no avu­to espe­rien­ze di lavoro all’es­tero e che ci han­no chiesto di essere assun­ti. Abbi­amo trova­to parec­chia gente prepara­ta». Vil­la Fel­trinel­li era sta­ta acquis­ta­ta dal­la Robert Burns Ven­ture nel 1996. In prece­den­za appartene­va all’im­mo­bil­iare Regali­ni di Gus­sa­go, che ne era entra­ta in pos­ses­so nel 1981, dopo aver­la acquis­ta­ta dai Fel­trinel­li. L’ul­ti­mo grande nome del­la dinas­tia gargnanese è Car­lo Fel­trinel­li, che ha ded­i­ca­to numerose pagine a Gargnano e al Gar­da nel suo libro «Senior Service».

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