Romanzo d’infanzia di Abbondanza-Bertoni

02/04/2013 in Cultura, Musica, Teatro
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Di Redazione

Cre­ato nel 1997 su un testo di Bruno Stori, che ne ha real­iz­za­to anche la dram­matur­gia e ne ha cura­to la regia assieme a Letizia Quin­taval­la, «Roman­zo d’infanzia» è sta­to tradot­to in quat­tro lingue e rap­p­re­sen­ta­to in tut­to il mon­do con più di sei­cen­to repliche. Lo spet­ta­co­lo, co-prodot­to da «Teatro Testoni Ragazzi» e spet­ta­co­lo «cult» del­la com­pag­nia Abbon­dan­za-Bertoni, vinci­tore di numerosi pre­mi fra cui lo «Stre­ga­gat­to» 1997/98, va in sce­na giovedì 4 aprile al Pala­con­gres­si di Riva del Gar­da con inizio alle ore 21.

Romanzo d'infanziaNato esplici­ta­mente per un pub­bli­co gio­vane, è sta­to costru­ito sulle musiche orig­i­nali di Alessan­dro Nidi e core­ografa­to da Michele Abbon­dan­za e Antonel­la Bertoni, che ne sono anche gli inter­preti in pal­cosceni­co. E che definis­cono «Roman­zo d’infanzia» uno spet­ta­co­lo ded­i­ca­to a tut­ti col­oro che non pos­sono fare a meno dell’amore; uno spet­ta­co­lo che dan­za e par­la del­la relazione tra gen­i­tori e figli, che com­muove gli adul­ti e fa rid­ere i bam­bi­ni. La parte tes­tuale del­lo spet­ta­co­lo è affi­da­ta alla voce fuori cam­po di Sil­vano Pan­tesco; il dis­eg­no delle luci è di Lucio Diana, le elab­o­razioni sonore di Mau­ro Cas­ap­pa e i cos­tu­mi di Eveli­na Bar­il­li. La pro­pos­ta è nell’àmbito di «Cir­cuito dan­za» di Trenti­no InDan­za. A Riva del Gar­da i bigli­et­ti (il cui cos­to varia da 8,50 ad un mas­si­mo di 12 euro) sono acquista­bili nelle Casse Rurali del Trenti­no e sul sito www.primiallaprima.it.

Romanzo d'infanzia

«Roman­zo d’infanzia – scrivono Letizia Quin­taval­la, Antonel­la Bertoni, Michele Abbon­dan­za e Bruno Stori – è uno spet­ta­co­lo in cui il lin­guag­gio del teatro-dan­za, nor­mal­mente ris­er­va­to ad un pub­bli­co non di gio­vanis­si­mi, si pro­pone in una for­mu­la più e imme­di­a­ta in modo da ren­der­lo fruibile anche dai bam­bi­ni. L’infanzia è il dia­mante del­la nos­tra vita, è grez­za e abbagliante. Si può scheg­gia­r­lo e offus­care la poten­za del­la sua luce. E questo è male? Non so, ma fa male, molto male. Se è vero che d’amore si può impazz­ire è ancor più vero che sen­za amore si diven­ta mat­ti e infe­li­ci. E che dis­as­tro i bam­bi­ni sen­za amore o con trop­po amore. Tra gli eterni deboli ci sono i bam­bi­ni. Cre­di­amo che la diver­sità sia un dirit­to che va rib­a­di­to in ogni epoca e in ogni paese. Insom­ma è sem­pre tem­po di trovar­si dal­la parte di chi perde, di chi è più debole. Da questi pre­sup­posti deri­va un meto­do di lavoro che influen­za e definisce soprat­tut­to la dram­matur­gia e il lavoro con i dan­za­tori-attori, con­siderati più impor­tan­ti del per­son­ag­gio, del testo e por­ta­tori di mate­ri­ale umano prezioso e vivo. Questo lavoro par­la del dis­a­gio infan­tile all’interno dei rap­por­ti pri­mari-affet­tivi, del­la vio­len­za fisi­ca e psi­co­log­i­ca che l’infanzia subisce a casa o nelle isti­tuzioni, del delit­to di non ascoltare i pro­pri figli, di colpe sen­za colpevoli. In sce­na due dan­za­tori che si alter­nano tra essere gen­i­tori e figli e poi di nuo­vo padre e figlio e madre e figlia e poi fratel­li, sì, soprat­tut­to fratel­li, e alter­nano il subire e il ribel­lar­si e fug­gire e difend­ere e pro­tegger­si e scap­pare e tornare e far­si rapire per sem­pre sen­za ritorni: insom­ma vivere. Una ded­i­ca a tut­ti col­oro che non pos­sono fare a meno dell’amore».

 

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