È il più corto del mondo e grande attrazione turistica ma è ancora in parte soffocato dal vecchio acquedotto

«Salviamo il fiume Aril»

16/02/2001 in Avvenimenti
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Di Luca Delpozzo
Zeno Martini Zeno Martini

Di recente i fiu­mi finis­cono spes­so agli onori delle cronache per i dis­atri idro­logi­ci che si sca­te­nano dai loro alvei, come è suc­ces­so nel camp­ing di Sover­a­to lo scor­so autun­no; questi fat­ti diven­tano moni­ti impor­tan­ti per riap­pren­dere quel­la mate­ria dimen­ti­ca­ta che è la conoscen­za dei fiu­mi, cosa che i nos­tri padri e i nos­tri non­ni ave­vano impara­to bene. Pri­ma rego­la: avere grande rispet­to per queste fonti d’acqua. È una lezione che conosce­vano molto bene, per­ché loro con le inon­dazioni e le rotte ave­vano a che fare di fre­quente e per­ché sape­vano che se da un lato la vic­i­nan­za del fiume era peri­colosa, dall’altro la sua pre­sen­za era fon­da­men­tale. Non è cer­to un caso che moltissime cit­tà sorgano lun­go il cor­so dei fiu­mi o in prossim­ità dei laghi. Napoleone, divenu­to pres­i­dente del­la pri­ma Repub­bli­ca Ital­iana nel 1800, lo volle ricor­dare a tut­ti sos­tituen­do il nome delle province con quel­lo dei dipar­ti­men­ti, che appun­to assumevano il nome del­la fonte d’acqua che li inter­es­sa­va. Ecco per­ché riman­gono ancor oggi i topon­i­mi quali Valeg­gio sul Min­cio, Tor­ri del Bena­co, (ex dipar­ti­men­to napoleon­i­co del Bena­co) e più a sud Ron­co all’Adige, Albare­do all’Adige, Belfiore d’Adige, Rovere­do di Guà. Se non sono infat­ti mate­ria da ricor­dare solo quan­do cap­i­tano i dis­as­tri, i fiu­mi non sono nep­pure com­pe­ten­za esclu­si­va dei con­sorzi di bonifi­ca e del Mag­is­tra­to delle acque, ben­sì un impeg­no che deve essere por­ta­to avan­ti da tut­ti. Ecco allo­ra che costru­ire un grup­po di som­moz­za­tori volon­tari nell’est veronese assume un sig­ni­fi­ca­to impor­tante, inter­es­sar­si dell’opera di inte­grazione delle falde fat­ta dai con­sorzi da parte di molte ammin­is­trazioni diven­ta un esem­pio educa­ti­vo di grande val­ore. Ecco che chia­mare un nucleo di Medio Adi­ge o Bas­so Adi­ge, non è una scelta nos­tal­gi­ca ma la con­sapev­olez­za delle giuste dimen­sioni del ter­ri­to­rio e una pre­sa di coscien­za che l’Adige, il Tione, il Guà, o qual­si­asi altro cor­so d’acqua sono inscindibili dalle nos­tre comu­nità. E gli abi­tan­ti del lago questo dovreb­bero saper­lo bene, ma bas­ta conoscere e rispettare il Gar­da? Anche dal­la val­oriz­zazione dei fiu­mi che ren­dono tale il lago — in prim­is il Min­cio e il Sar­ca — può dif­fonder­si ques­ta cul­tura e al con­tem­po ben­e­fi­cia­re di un nuo­vo tipo di tur­is­mo atten­to al rispet­to del­la natu­ra. Ma il Sar­ca e il Min­cio non sono gli uni­ci fiu­mi legati al Gar­da: ecco che a Mal­ce­sine, e pre­cisa­mente nel­la frazione di Cas­sone, si è for­ma­ta da tem­po la coscien­za di dovere qual­cosa di più al fiume Aril, il cor­so d’acqua che mis­uran­do la bellez­za di 175 metri, è iscrit­to sull’album del guin­ness come il fiume più cor­to del mon­do. Per­ché di un fiume a tut­ti gli effet­ti si trat­ta: nasce a Cas­sone alle pen­di­ci del , ai pie­di del pog­gio roc­cioso dove si tro­va la chiesa par­roc­chiale, da una risor­gi­va che spun­ta dove si tro­va l’Hotel Cas­sone e dopo poco più di cen­to metri sfo­cia nel lago. Veden­do la davvero pic­co­la tabel­la pos­ta dal Comune, tut­ti i pull­man tur­is­ti­ci ital­iani e stranieri, invi­tati dalle guide, si fer­mano a osser­vare ques­ta eccezion­al­ità del­la natu­ra. Ma anche altre moti­vazioni spin­gono gli abi­tan­ti di Cas­sone a pre­tendere una gius­ta dig­nità per questo fiu­mi­ci­at­to­lo che altri­men­ti rischia di sof­fo­care tra tuba­ture e rifiu­ti: dal­la notte dei tem­pi fino a 15 anni fa, l’Aril ha for­ni­to d’acqua gli abi­tan­ti del­la frazione lacus­tre, che han­no smes­so di bere e di servirsene quan­do il Comune ha allac­cia­to i cas­sone­si all’acquedotto, benché la sua acqua sia ancor oggi pota­bilis­si­ma. Nonos­tante siano pas­sati una quindic­i­na di anni e i tubi per la con­duzione dell’acqua dal­la sor­gente dell’Aril al paese non ser­vano più, sono anco­ra lì ad arrug­ginire. Per­ché allo­ra non lib­er­are il let­to del fiume? Più di una per­sona ha fat­to pre­sente a vari sin­daci e a varie ammin­is­trazioni suc­ce­dute­si, di com­piere questo gesto di atten­zione per l’Aril. «Si potrebbe dare anche mag­giore risalto a ques­ta for­tu­na nat­u­rale», sostiene Pao­lo Brighen­ti ex vig­ile urbano di Bren­zone e oggi com­po­nente del comi­ta­to di frazione di Cas­sone, «Met­ten­do una seg­nalazione più vis­i­bile. Poi, come la foce al por­to di Cas­sone ha una pro­pria architet­tura ad arche­t­ti, non si dice che tut­ti i 175 metri di cor­so deb­bano essere dec­o­rati, ma che almeno ven­ga ese­gui­ta la gius­ta pulizia del fiume e alla fonte sia fat­to un po’ di deco­ro, questo sì. Se rimane così sem­bra una fogna a cielo aper­to». Due par­ti­co­lar­ità con­trad­dis­tin­guono l’Aril: in qualunque tem­po dell’anno risal­go­no dal lago le trote, vis­i­bili e stu­di­a­bili a occhio nudo nel loro ambi­ente nat­u­rale, dove si ripro­ducono. Addirit­tura, non è inusuale scorg­ere qualche famigli­o­la itti­ca per­cor­rere in sen­so inver­so il cor­so d’acqua, nel­la loro risali­ta. Un sog­no sarebbe real­iz­zare qui una ris­er­va pro­tet­ta per le trote del lago.

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