Nell’abbazia di Maguzzano che, secondo la tradizione, fu frequentata da Teofilo Folengo. Sotto l’intonaco il pregevole edificio risulta completamente affrescato

Scoperti cento affreschi del ’500

25/04/2003 in Attualità
Di Luca Delpozzo

È intera­mente affres­ca­ta l’antica ’’abba­ti­o­la’’ benedet­ti­na di Maguz­zano. Lo sono le 36 lunette del rinasci­men­tale chiostro che rac­con­tano la vita di San Benedet­to, anche quelle delle sale del lato est dell’abbazia, le pareti dell’edificio, lo scalone in pietra che sale al pri­mo piano fino alla sfol­go­rante ’’offic­i­na patris’’ come dire l’ufficio del pri­ore. La sen­sazionale riscop­er­ta del­la pre­sen­za di affres­chi e dip­in­ti, forse addirit­tura un centi­naio, celati roz­za­mente un po’ dap­per­tut­to ripro­pone all’attenzione questo splen­di­do mon­u­men­tale com­p­lesso. Dagli intonaci che copri­vano le dec­o­razioni pit­toriche sono spun­tati col­ori, dis­eg­ni, sinopie. A met­tere in movi­men­to gli esper­ti del­la Soprint­en­den­za ed il prof. Gian Car­lo Quaglia, diret­tore del Cen­tro stu­di e ricerche sul restau­ro S. Angela Meri­ci di Desen­zano è sta­to, per una parte, lo scrit­tore Vit­to­rio Mes­sori. Il prof. Quaglia e l’Istituto don Cal­abria han­no poi effet­tua­to ulte­ri­ori accer­ta­men­ti, alcu­ni sag­gi, ricerche storiche. Il risul­ta­to è davvero eccezionale. Ci sono affres­chi nascosti un po’ ovunque nell’abbazia edi­fi­ca­ta a lato del­la stra­da romana alla fine del V sec­o­lo. Sac­cheg­gia­ta e dis­trut­ta dagli Ungheri nel 922 venne ricostru­i­ta. Se ne tro­va trac­cia in una ’’breve’’ del pon­tefice Euge­nio III nel 1145. Dev­as­ta­ta ai Vis­con­ti nel 1438 fu nuo­va­mente ricostru­i­ta. La fama dell’abbazia si deve alle linee pure ed armo­niose del chiostro, alla chiesa rinasci­men­tale. Nelle stanzette che han­no resti­tu­ito gli affres­chi sog­giornarono per­son­ag­gi illus­tri come il car­di­nal Regi­nal­do Polo che nel­la pri­ma metà del Cinque­cen­to, dalle rive del Gar­da, ’’lavorò’’ da grande diplo­mati­co per preparare il ritorno dell’Inghilterra alla Chiesa. Qui Teofi­lo Folen­go, un benedet­ti­no d’ingegno, forse ispi­ran­dosi al pae­sag­gio ed ai topon­i­mi del luo­go scrisse la ’’Mac­aronea’’ nel­la lin­gua nota poi come lati­no mac­cheron­i­co. «Fu prob­a­bil­mente l’avvento di Napoleone a far sparire gli affres­chi e le dec­o­razioni — dice il prof. Gian Car­lo Quaglia che orga­niz­za sul lago cor­si di aggior­na­men­to sul restau­ro dei beni artis­ti­ci, stori­ci e cul­tur­ali che han­no come obi­et­ti­vo la tutela e la sal­va­guardia del ric­chissi­mo pat­ri­mo­nio -. Nel­la pic­co­la sala dei col­lo­qui Vit­to­rio Mes­sori, che dispone di un uffi­cio nell’abbazia, ha nota­to che nel cor­so di alcu­ni lavori era­no emer­si dei col­ori. Mi ha seg­nala­to la pre­sen­za di dip­in­ti. Siamo subito inter­venu­ti. Nelle 5 lunette lat­er­ali abbi­amo scop­er­to e ripor­ta­to in luce 2 bel­lis­si­mi pae­sag­gi sei­cen­teschi riferi­bili ai laghi di Man­to­va e 3 sinopie. Nel­la lunet­ta sopra la por­ta è emer­so invece un affres­co a cera gras­sa del Cinque­cen­to che rap­p­re­sen­ta la fuga in Egit­to, con la Madon­na col bam­bi­no, che con una cioto­la rac­coglie acqua da un fiume, un bel pae­sag­gio sul­lo sfon­do. Anche le crociere del sof­fit­to era­no dec­o­rate; siamo rius­ci­ti a sal­vare il salv­abile. I restau­ri, d’intesa con la Soprint­en­den­za ed il dott. Vin­cen­zo Verol­di, sono in cor­so». «Ma — pros­egue il prof. Quaglia — sono sta­ti effet­tuati sag­gi anche nelle lunette del chiostro. Sono tutte e 36 affres­cate. Riten­go che rac­con­ti­no la vita di San Benedet­to. Dec­o­razioni e affres­chi sono emer­si anche nel­la sale adi­a­cen­ti a quel­la dei col­lo­qui, sulle pareti del­lo scalone che por­ta al piano supe­ri­ore e nell’ufficio del pri­ore. Sot­to il sof­fit­to a cas­set­toni lignei dec­o­rati del 1500 abbi­amo por­ta­to in luce un fas­cione affres­ca­to a motivi flo­re­ali del 1500. Dec­o­razioni sono vis­i­bili sui muri esterni dell’edificio che si affac­cia sul chiostro. Insom­ma c’è un pat­ri­mo­nio di ines­tima­bile val­ore da recu­per­are. In mag­gio inten­di­amo com­in­cia­re con le lunette del chiostro». Gli inter­ven­ti sono ovvi­a­mente segui­ti dai respon­s­abili dell’Istituto don Cal­abria, pro­pri­etario dell’abbazia. «Abbi­amo pre­dis­pos­to un prog­et­to di sis­temazione e restau­ro dell’intero com­p­lesso — dice l’economo prof. Rober­to Berveg­lieri -. Inter­esserà il tet­to, i canali e ovvi­a­mente anche gli affres­chi. Con­ti­amo sull’appoggio del­la alla quale chieder­e­mo a giorni un con­gruo con­trib­u­to».