L’impianto Prada-Monte Baldo fa il pieno e incassa l’apprezzamento per la riapertura. In montagna da turisti e contenti, con un solo neo: pochi servizi igienici

Seggiovia oltre quota mille

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Di Luca Delpozzo
Manuela Trevisani

Cap­pel­lo con visiera per riparar­si dal sole, zaino in spal­la e scarpe da trekking: questo l’abbigliamento ide­ale per una per­fet­ta gior­na­ta in mon­tagna. Meta: i rifu­gi del Monte . «Sopra il lago, pri­ma del cielo» recita lo slo­gan. Il tragit­to sug­li impianti di risali­ta dura poco più di mezz’ora ed è sud­di­vi­so in due par­ti: la pri­ma in bidon­via fino al rifu­gio Mon­di­ni (al momen­to fun­ziona solo come pos­to di ris­toro); la sec­on­da in seg­giovia fino al rifu­gio Fiori del Bal­do. Prez­zo del­la gita, anda­ta e ritorno, 12 euro. La bidon­via che parte da Pra­da e con­duce fino a 1.550 metri di alti­tu­dine è sta­ta da poco ria­per­ta, dopo sei anni di chiusura, e atti­ra ogni giorno molti tur­isti: cir­ca 300 durante la set­ti­mana, oltre mille la domeni­ca, fino al record di 1.728 per­sone del 3 luglio, giorno dell’inaugurazione. E tut­ti sem­bra­no sod­dis­fat­ti del nuo­vo servizio, tan­to che l’affermazione che si sente più spes­so è «Final­mente l’hanno ria­per­ta!». Lo sostiene Vit­to­rio Speri di Pes­cant­i­na, gio­vane padre in procin­to di salire sul­la cabinovia:«Mi aspet­to da questi impianti una mag­giore comod­ità, per­ché fare queste escur­sioni con i bam­bi­ni è dif­fi­cile». Speri, con la sua pic­co­la in brac­cio, aggiunge: «Sape­vo che era sta­ta chiusa e veni­vo comunque, ma sen­za figli». Fra le nuove “reclute” del Bal­do c’è invece Mar­co Tom­masi di Negrar, che non era mai sta­to a Costa­bel­la e non sape­va del­la chiusura degli impianti di risali­ta. «Alcu­ni ami­ci mi han­no pro­pos­to ques­ta cam­mi­na­ta e quin­di ecco­mi qui. Spe­ri­amo di trovare bel tem­po». Anche Bruno e Roset­ta Per­az­zo­lo di San Boni­fa­cio si dicono sod­dis­fat­ti del­la nuo­va bidon­via: «Abbi­amo vis­to in tele­vi­sione che l’avevano ria­per­ta e quin­di abbi­amo deciso di fare un salto. L’anno scor­so siamo arrivati a Pra­da, ma l’abbiamo trova­ta chiusa». Mau­ro Perin è venu­to invece a conoscen­za del­la ria­per­tu­ra dal grup­po alpino Cai: «Il servizio fun­ziona bene, è utile» e con­clude in fret­ta, diret­to ver­so l’impegnativa fer­ra­ta delle Tac­cole, che con­duce al Telegrafo. Fra i più appas­sion­ati del­la mon­tagna c’è anche Mas­si­mo Colom­bi­ni che, nonos­tante la ria­per­tu­ra degli impianti, è arriva­to al rifu­gio Fiori del Bal­do a pie­di: «Me ne sono accor­to solo sal­en­do che sta­vano fun­zio­nan­do, ma la prossi­ma vol­ta con­tin­uerò a salire a pie­di. In fon­do, è ques­tione di un paio d’ore». E aggiunge: «La cab­i­novia ha por­ta­to parec­chio movi­men­to, oggi c’è mol­ta gente». Gian­ni Brighen­ti e Rena­to Bertan­za ammet­tono invece di aver atte­so la ria­per­tu­ra degli impianti: «Sape­va­mo che era­no sta­ti riat­ti­vati, oggi era la pri­ma domeni­ca lib­era che ave­va­mo». Ste­fano Coghi, tito­lare di una delle aziende che han­no per­me­s­so alla bidon­via di tornare a fun­zionare, non nasconde la sua sod­dis­fazione. «Oggi sono qui per una piacev­ole cam­mi­na­ta con moglie e ami­ci, il servizio è otti­mo, a det­ta non solo mia ma anche dei tur­isti. Bas­ta provare, tut­ti pos­sono giu­di­care come può essere diver­tente una gior­na­ta in mon­tagna». L’unico a soll­e­vare un prob­le­ma, rel­a­ti­vo non tan­to agli impianti quan­to piut­tosto ai servizi igien­i­ci, è Attilio Olivieri, di Tor­bole: «Sono sta­to qui anche domeni­ca scor­sa. Bel­lo il giro, bel­la la funi­via, che non ha dato alcun tipo di prob­le­ma. L’unico dis­gui­do è sta­to il bag­no. Ave­va­mo bisog­no di uti­liz­zar­lo, ma al rifu­gio Fiori del Bal­do non sono sta­ti molto disponi­bili». Pizzi­ca­to dunque con una doman­da un po’ imper­ti­nente sul tema, Moreno Oli­boni, figlio dei pro­pri­etari del rifu­gio Fiori del Bal­do, si dice dispiaci­u­to: «Il prob­le­ma è che al rifu­gio c’è scar­sità d’acqua. Gli impianti dovreb­bero dotar­si di servizi igien­i­ci chimi­ci pro­pri, anche per­ché non pos­so obbli­gare tut­ti a bere un caf­fè per andare in bag­no…». Lo scor­so novem­bre Oli­boni ave­va fat­to pre­sente la ques­tione al con­siglio comu­nale di San Zeno, ma la richi­es­ta, evi­den­te­mente, è cadu­ta nel vuo­to, pre­cip­i­tan­do da oltre 1.500 metri d’altitudine.

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