Saranno spesi tre milioni in tre anni per adeguare l’acquedotto dopo l’emergenza dello scorso luglio Il sindaco: «Potenzieremo i serbatoi e rifaremo la rete idrica»

Stop alla grande sete dell’estate

21/02/2004 in Attualità
Di Luca Delpozzo
Angelo Peretti

Qua­si tre mil­ioni di euro in tre anni: è l’ammontare dell’impegno finanziario ipo­tiz­za­to dall’amministrazione comu­nale per adeguare l’acquedotto comu­nale. «L’acquedotto va com­ple­ta­mente riv­is­to. In trent’anni ci sono state molte nuove lot­tiz­zazioni, ma la rete grosso modo è quel­la di allo­ra», affer­ma il sin­da­co Davide Bendinel­li. Il prob­le­ma dell’acquedotto è esploso la scor­sa estate. Per due giorni le zone più alte del paese sono rimaste senz’acqua. Una situ­azione dram­mat­i­ca con il cal­do di quei giorni e con gli alberghi pieni di tur­isti. Pri­ma era salta­ta la nuo­va pom­pa a lago, poi, per col­mo di sfor­tu­na, anche il quadro elet­tri­co. «L’amministrazione prece­dente», dice Bendinel­li «ave­va ripen­sato il sis­tema di pom­pag­gio del­l’ac­qua dal lago ai ser­ba­toi atti­van­do una nuo­va stazione da tre pompe, che però si sono riv­e­late inadeguate alle esi­gen­ze estive. Veden­do che da solo il nuo­vo impianto non ce la face­va, abbi­amo riat­ti­va­to anche la vec­chia pom­pa. Così però siamo sem­pre in emer­gen­za. Abbi­amo com­mis­sion­a­to uno stu­dio di fat­tibil­ità che ci guiderà negli inter­ven­ti. Lavor­ere­mo all’ampliamento del ser­ba­toio di local­ità Molinet, adeguer­e­mo il suo impianto di pota­bi­liz­zazione e lo col­legher­e­mo con il ser­ba­toio del­la Val dei Moli­ni. Intan­to, abbi­amo già real­iz­za­to una nuo­va pesca a lago, che rac­coglie acqua a mag­gior pro­fon­dità». Gar­da si dis­se­ta con l’acqua di lago. Esclu­si­va­mente con quel­la. La si rac­coglie al largo del­la spi­ag­gia del­la Cav­al­la, ai pie­di del­la Roc­ca, prati­ca­mente al con­fine con . Da lì una parte viene soll­e­va­ta fino al ser­ba­toio del­la Roc­ca. In quest’impianto viene depu­ra­ta, pri­ma di essere invi­a­ta al ser­ba­toio del­la Val dei Moli­ni. Un’altra porzione dell’acqua rac­col­ta alla Cav­al­la viene clo­rata e pom­pa­ta fino a local­ità Molinet. Se le pompe si fer­mano, i ser­ba­toi grad­ual­mente si svuotano. Se il guas­to avviene quan­do c’è poco con­sumo, l’autonomia può essere suf­fi­ciente. Se suc­cede d’estate, quan­do le uten­ze crescono in maniera espo­nen­ziale, è emer­gen­za. Come ricor­da­va Bendinel­li, la scelta del­la pas­sa­ta ammin­is­trazione fu quel­la di costru­ire un nuo­vo impianto di soll­e­va­men­to accan­to a quel­lo vec­chio, che appari­va in cat­ti­vo sta­to sia nel­la parte idrauli­ca, sia in quel­la elet­tri­ca. E in più non era adegua­to alle nor­ma­tive di sicurez­za. «In un pri­mo tem­po», si legge nel testo dif­fu­so sul finire del­l’am­min­is­trazione Comenci­ni «si era stu­di­a­ta una pro­pos­ta per pot­er restau­rare il vec­chio impianto, ma il prob­le­ma più grosso nasce­va dal dover rimet­tere a nuo­vo la strut­tura sen­za sospendere il servizio. Alla fine, anal­iz­za­ti costi e ben­efi­ci, si è opta­to per la real­iz­zazione di un nuo­vo impianto doi soll­e­va­men­to che avrebbe garan­ti­to fun­zion­al­ità e sicurez­za con costi pari se non infe­ri­ori». La spe­sa fu di 300 mil­ioni di lire. «Il prob­le­ma del­l’ac­que­dot­to», sostiene Bendinel­li «è che sem­bra un organ­is­mo mala­to. Inter­ve­ni­amo da una parte e si spac­ca dall’altra. Dob­bi­amo poten­ziare i ser­ba­toi e rifare la rete idri­ca. Solo così non rester­e­mo coi rubi­net­ti asciutti».