Dopo il taglio di circa 2 mila metri cubi di pini neri al Bosco della Città avvenuto lo scorso anno, ora (in questa settimana) si procede a bonificare la parte restante.

Strage di pini

15/02/2000 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo

Con­tin­ua l’op­er­azione salute al Bosco del­la Cit­tà e nel­la zona delle Porte di Tram­bileno. Dopo il taglio di cir­ca 2 mila metri cubi di pini neri al Bosco del­la Cit­tà avvenu­to lo scor­so anno, ora (in ques­ta set­ti­mana) si pro­cede a bonifi­care la parte restante del­la Val­lun­ga (150 metri cubi cir­ca), la zona di Bertol­da a Noriglio (200 metri cubi), le Porte a Tram­bileno (400 metri cubi) e l’area Ossario-Cam­pana dei Cadu­ti (cir­ca 200 metri cubi). Gli oper­a­tori fore­stali del Con­sorzio Vig­i­lan­za Boschi­va del­la Val­la­ga­ri­na, che han­no sede pres­so il Comune di Rovere­to, stan­no seguen­do le fasi del­l’­op­er­azione di bonifi­ca del pino nero. Il dan­no è provo­ca­to prin­ci­pal­mente da due funghi: Spher­op­sis sap­inea (Diplo­dia pinea) e Cenangium fer­rug­i­nosum, soli­ta­mente pato­geni come deboli paras­si­ti e quin­di non par­ti­co­lar­mente peri­colosi. Le con­dizioni di stress ambi­en­tale dovute agli anom­ali anda­men­ti cli­mati­ci degli ulti­mi inverni han­no inde­boli­to i sopras­suoli di pino nero che sono for­mazioni eco­logi­ca­mente già frag­ili e han­no per­tan­to dif­fu­so la patologia.n pino nero è sta­to larga­mente imp­ie­ga­to, a par­tire dal­l’inizio del sec­o­lo, nei rim­boschi­men­ti delle aree denudate e impov­erite dal­l’in­ten­so frut­ta­men­to che grava­va sui ter­reni a ridos­so del fon­dovalle. In par­ti­co­lare tra le varie “razze geogra­fiche” che for­mano la specie è sta­to uti­liz­za­to il pino nero d’Aus­tria, spon­ta­neo nelle Alpi Ori­en­tali a quote tra i 450 e il 1500 metri. Per la sua fru­gal­ità e per la rapid­ità di cresci­ta, il pino nero serve a preparare e miglio­rare i ter­reni poveri, anche in stazioni che eco­logi­ca­mente non sono del suo areale orig­i­nario. Sot­to la sua pro­tezione e con l’ap­por­to nutri­ti­vo for­ni­to al suo­lo, si cre­ano i pre­sup­posti per un rein­ser­i­men­to del­la veg­e­tazione orig­i­nar­ia. In questo nat­u­rale proces­so evo­lu­ti­vo il pino nero è des­ti­na­to nel lun­go peri­o­do a las­cia­re il pos­to alle for­mazioni autoc­tone. Ques­ta trasfor­mazione ha subito in alcune zone una brus­ca (ed impat­tante) accel­er­azione. Di con­seguen­za, dove la conifera non ha esauri­to il suo ruo­lo di specie miglio­ra­ti­va, ma anche nei siti dove il pino nero ha anco­ra ril­e­van­za dal pun­to di vista pae­sag­gis­ti­co — come è il caso del Bosco del­la Cit­tà — si rende nec­es­sario inter­venire per ridurre la dif­fu­sione del con­ta­gio e tute­lare gli alberi anco­ra vitali. Le pos­si­bil­ità di con­teni­men­to dei dan­ni — come spie­gano gli esper­ti del­la Fore­stale — sono tut­tavia lim­i­tate e con­sistono prin­ci­pal­mente nel ridurre il paras­si­ta con il taglio delle piante. L’uf­fi­cio Dis­tret­tuale Fore­stale di Rovere­to ha oper­a­to in ques­ta direzione. Le piante malate sono state martel­late ed il loro taglio è sta­to affida­to ad una azien­da specializzata.Una nota curiosa è det­ta­ta dal­l’u­so che viene fat­to di alcu­ni di questi tronchi, il leg­no del pino nero è par­ti­co­lar­mente resinoso e quin­di imper­me­abile all’ac­qua, alcu­ni di questi tronchi sono uti­liz­za­ti come pali per costru­ire le pal­iz­zate nei canali dei din­torni di Venezia. Rami e ramaglia ven­gono dati ai cen­si­ti che ne fan­no richi­es­ta (il cor­po del­la fore­stale è rin­trac­cia­bile in Comune a Rovere­to). Infine, da seg­nalare che l’in­ter­ven­to, come spie­gano gli esper­ti del­la Fore­stale, anche se inten­so non porterà al denuda­men­to del ter­reno, per­ché nel frat­tem­po si è affer­ma­ta la veg­e­tazione di lat­i­foglie (querce, carpino, bago­laro, ornel­lo) pro­prio gra­zie alla pre­sen­za del pino nero.