Il maniero di Monzambano poco più di 800 anni fa fu conquistato dai Veronesi che ne fecero un caposaldo per difendersi da Brescia e Mantova. Il paese venne fortificato da Napoleone con bastioni e mura agli inizi del 1800

Un castello strategico nelle lotte di confine

07/03/2002 in Storia
Parole chiave:
Di Luca Delpozzo
Monzambano

Nell’area col­linare moreni­ca a sud del si incon­tra l’incastellato paese di Mon­zam­bano, a cir­ca cinque chilometri da Valeg­gio, sul­la riva destra del Min­cio. Il paese fu sem­pre un pun­to strate­gi­co nelle dure lotte di con­fine fra le opposte sig­norie, e le milizie dei con­dot­tieri in lot­ta aper­ta per impos­ses­sarsene. Un mag­nifi­co maniero che ne «I castel­li di Lom­bar­dia» «orna in maniera alta­mente scenografi­ca la col­li­na sovras­tante l’abitato». D’origine Alto medio­e­vale, per la vit­to­ria di Verona su Man­to­va nel 1191 a Ponte Moli­no nei pres­si d’Ostiglia, Mon­zam­bano e il suo castel­lo entrarono in pos­ses­so dei verone­si, i quali ne fecero un loro capos­al­do per difend­er­si da Man­to­va e da Bres­cia. In antichi doc­u­men­ti Mon­zam­bano figu­ra aggre­ga­to alla Roc­ca di Gar­da (1193) e più tar­di alla Repub­bli­ca Veronese (1278). Osser­va il Bres­ciani che Mon­zam­bano era un capos­al­do for­mi­da­bile in caso di guer­ra, e per con­vin­cer­si di ciò bas­ta osser­var­lo da vici­no. «La pianta irre­go­lare è polig­o­nale e accom­pa­gna l’andamento del colle con due rien­tranze a mez­zodì. Tor­ri sporgen­ti stan­no agli angoli del perimetro ed un’altra a metà cir­ca del mag­gior trat­to di nord-est; nell’interno vi sono anco­ra due tor­ri che oggi appaiono ridotte di altez­za, ma la si direbbe affi­an­ca­ta da un edi­fi­cio pur questo gagliar­do per spes­sore di mura» («Castel­li ver.» p. 91). Come fortez­za scalig­era venne annover­a­to tra i «castel­li di con­fine» e per­tan­to reso effi­ciente da una guarni­gione di milizie sem­pre in asset­to di guer­ra. Il paese sof­ferse anche nel XV sec­o­lo per con­flit­ti del­la Repub­bli­ca Vene­ta e gli Imper­a­tori. Talché, nel mag­gio 1528 pas­sarono da Mon­zam­bano «bru­cian­do case, vigne e biade» i lanzich­enec­chi del Duca di Brunswich diret­ti all’assalto di Bres­cia. Di una pre­poten­za teu­ton­i­ca inau­di­ta, la com­pagine mer­ce­nar­ia mette pau­ra. «Questi tedeschi — nota il Sanu­to — han­no alcu­ni cani lig­a­di con cadene, che quan­do acadesse far­i­ano per loro grande fazione». Ma pri­ma di pros­eguire il loro cam­mi­no, avvis­arono quei di Valeg­gio di ten­er pron­ti «cinque­cen­to ducati di taia», altri­men­ti «veni­ran­no a brusar­li» («I Diari», tomo XLVII). Non par­liamo del­la Guer­ra di Man­to­va (1630) e neanche degli impe­ri­ali aus­triaci del Principe Euge­nio (1701). Stori­ca­mente par­lan­do Mon­zam­bano fu reso cele­bre dal­la vit­to­ria che ivi riportò con­tro gli aus­triaci il gen­erale Brune nel dicem­bre 1800: due sole divi­sioni pro­tette da 40 can­noni var­carono il Min­cio a fronte a un intero eserci­to e lo debel­larono. Nel 1805 Napoleone fece for­ti­fi­care Mon­zam­bano dal­la parte del Min­cio, con bas­tioni ed opere este­ri­ori, per farne con Borghet­to una tes­ta di ponte, affinché queste due local­ità, aven­do a destra e a sin­is­tra le fortezze di Man­to­va e Peschiera, for­massero con esse una bar­ri­era qua­si insor­montabile. Scheda­to dal Per­o­gal­li: «Mon­zam­bano (Man­to­va). Castel­lo (det­to Roc­ca) prob­a­bil­mente tar­do sec­o­lo XII, veronese, con­ser­va­to, qualche casa e una cap­pel­la all’interno, vis­itabile, emi­nen­za pae­sag­gis­ti­ca».

Parole chiave: