A Tremosine vecchi mestieri e arti per le vie Il passato diventa spettacolo: un’idea per il turismo culturale

Una domenica speciale

13/07/2002 in Manifestazioni
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Di Luca Delpozzo
Tremosine

Solo qualche ora di tem­po per tornare alle immag­i­ni di un pas­sato che, per for­tu­na, qual­cuno ha deciso di non can­cel­lare. Accadrà domani 14 luglio a Tremo­sine, gra­zie ad un’inizia­ti­va del­la Pro Loco, sostenu­ta dal Comune e dal Con­sorzio Riv­iera dei Limoni. La pro­pos­ta, denom­i­na­ta «C’era una vol­ta…», si svilup­pa attra­ver­so alcune idee, che ven­gono illus­trate dal pres­i­dente del­la Pro loco, Clau­dio Giun­tel­li Arrigh­i­ni. «Ripeter­e­mo, miglio­ran­dola, una man­i­fes­tazione già appronta­ta lo scor­so anno. Alle 17 è in pro­gram­ma il mer­cati­no delle curiosità a Volti­no dove, nelle ore suc­ces­sive, il bor­go dovrebbe cam­biare aspet­to, ripor­tan­do i non­ni alla loro giovinez­za e met­ten­do i gio­vani in gra­do di vedere e capire quale è sta­to il pas­sato che ha seg­na­to anche questo lem­bo di ter­ra che guar­da il lago». Super­fluo pre­cis­are che la man­i­fes­tazione farà gola anche ai numerosi tur­isti pre­sen­ti. Scat­terà, quin­di, alle 20.30 la sec­on­da parte del­la gior­na­ta, con «Arti per la via». Con­tin­ua Arrigh­i­ni: «Inter­ver­rà un grup­po di Bas­sano, che ha allesti­to la rap­p­re­sen­tazione di una quar­an­ti­na di mestieri che si prat­i­ca­vano in pas­sato nel­la cam­pagna e nel­la col­li­na vene­ta e lom­bar­da. Per molti aspet­ti, infat­ti, queste tradizioni si somigliano, anche se qualche dif­feren­za com­pare qua e là». Ci sarà, quin­di, uno speak­er per pre­sentare cias­cuno dei mestieri, con i per­son­ag­gi che sfil­er­an­no per andare poi a pren­der pos­to in un ango­lo del paese. Infine, ver­rà allesti­ta anche una vec­chia oste­ria, con e polen­ta. Tremo­sine, quin­di, pre­sen­ta un pas­sato che non deve essere scorda­to, con la raf­fig­u­razione di mestieri di cui spes­so si ricor­da sola­mente il nome e che non mancher­an­no di inter­es­sare: si va dal ban­di­tore alla fio­ra­ia, dal­la lat­ta­ia agli arti­giani che intrec­ciano la paglia per farne ogget­ti d’u­so, dal molè­ta (arroti­no) allo stag­naro (ripar­a­va pen­tole rotte). E anco­ra: il mat­eras­saio, la gio­cat­to­la­ia, la ven­ditrice di aglio e erbe aro­matiche, di ter­raglie, di frut­ta e ver­du­ra, lo spaz­za­camino, l’om­brel­laio. L’e­len­co è lunghissi­mo, e non pos­sono man­care fig­ure comu­ni e note fino alla pas­sa­ta gen­er­azione o poco più: l’im­paglia­tore di sedie, il ven­di­tore di zoc­coli, il ven­di­tore di fis­chi­et­ti e tan­to altro anco­ra: «Uomi­ni, donne, uman­ità. Mis­e­ria, dig­nità, lot­ta per la soprav­viven­za, ma anche stret­to rap­por­to, calore, sol­i­da­ri­età, gioia delle pic­cole cose, granel­li d’oro lenta­mente colati nel­la clessidra dell’eternità».

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