Il servizio Spiagge Sicure può e deve essere migliorato. Ma le proposte della Team Service restano lettera morta Per raggiungerle i bagnanti si spingono al largo e spesso rischiano

«Via quelle piattaforme, sono pericolose»

07/08/2002 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Alto Lago

La morte di Ste­fan Ulrich, il ragaz­zo tedesco annega­to un mese fa nelle acque del Gar­da, ave­va innesca­to una rif­les­sione sui liv­el­li di sicurez­za del lago e sulle con­tro­misure da adottare. Ma nul­la di con­cre­to è sta­to fat­to. L’in­ci­dente di domeni­ca ha ria­per­to la discussione.A dif­feren­za del­lo scor­so 30 giug­no, quan­do per col­pa di un allarme intem­pes­ti­vo han­no potu­to sola­mente assis­tere al recu­pero del­la salma del povero Ste­fan Ulrich, domeni­ca pomerig­gio gli addet­ti del servizio Spi­agge Sicure, gra­zie alla pron­tez­za del bagni­no di vedet­ta alla spi­ag­gia dei Sab­bioni, sono rius­ci­ti a trarre in sal­vo un tur­ista di Pavia col­pi­to da una con­ges­tione men­tre sta­va nuotan­do nei pres­si del­la piattafor­ma gal­leg­giante. Nonos­tante l’e­si­to pos­i­ti­vo, l’in­ci­dente ha ria­per­to la dis­cus­sione in mer­i­to alla sicurez­za delle spi­agge del­l’Al­tog­a­r­da. Dopo la morte del ragaz­zo tedesco i respon­s­abili del­la Team Ser­vice, che garan­tisce il servizio di Spi­agge Sicure per i litorali altog­a­rde­sani, ledren­si e ten­nesi, si sono incon­trati più volte con i diri­gen­ti del Com­pren­so­rio C9, a cui com­pete l’or­ga­niz­zazione del servizio. Riu­nioni fis­sate per chiarire ogni aspet­to lega­to alla trag­i­ca vicen­da ma anche per fare il pun­to del­la situ­azione e capire come miglio­rare ulte­ri­or­mente l’at­tiv­ità di con­trol­lo sulle spi­agge. Ad incom­in­cia­re dal­l’au­men­to delle postazioni dei bagni­ni (e quin­di mag­giore super­fi­cie lacus­tre pos­ta sot­to con­trol­lo), dal rin­no­vo del­l’at­trez­zatu­ra in dotazione e, soprat­tut­to, dal­l’e­lim­i­nazione delle piattaforme gal­leg­gianti, a det­ta degli stes­si bagni­ni, ma anche delle , trop­po peri­colose in quan­to atti­ra­no la gente al largo. Con­sid­er­azioni e sug­ger­i­men­ti rac­colti in un doc­u­men­to fat­to recap­itare al pres­i­dente del com­pren­so­rio Oliari. Ma fino ad ora nul­la si è mosso. «Abbi­amo rice­vu­to la let­tera dei respon­s­abili del servizio — spie­ga Vale­rio Spag­nol­li che per con­to del Com­pren­so­rio si occu­pa del­la ques­tione — che pronta­mente è sta­ta gira­ta alle ammin­is­trazioni comu­nali. Sono loro, infat­ti, che devono dare il via lib­era a tali pro­poste. Sti­amo atten­den­do notizie da tut­ti i Comu­ni». Alcu­ni, come Nago Tor­bole, han­no rispos­to pronta­mente ed affer­ma­ti­va­mente, altri, invece, stan­no nic­chi­an­do. E’ il caso di Riva. «Di ques­ta let­tera non ne sape­vo nul­la — è il com­men­to del­l’asses­sore al tur­is­mo Mar­co Tanas — vedrò di infor­mar­mi così da pren­dere in esame la ques­tione nel­la prossi­ma sedu­ta di giun­ta». Ma non sono solo logis­ti­ci i prob­le­mi cui sono costret­ti gli addet­ti di Spi­agge Sicure. Anche orga­niz­za­tivi, come i ritar­di nel­l’asseg­nazione del­l’ap­pal­to o il con­tin­uo pro­cras­tinare del­l’ap­pal­to tri­en­nale, che oltre ad un minor esbor­so eco­nom­i­co garan­ti­rebbe sicu­ra­mente un servizio più effi­ciente. Il prog­et­to Spi­agge Sicure va sostenu­to ed ali­men­ta­to, altri­men­ti serve a poco o nulla.

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