Una riflessione sui dialetti all’Ateneo di Salò

26/06/2015 in Storia
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Di Redazione

L’ulti­ma pun­ta­ta delle cel­e­brazioni del 450esimo anniver­sario del­l’ ha per­me­s­so di focal­iz­zare l’at­ten­zione sui dialet­ti e sul ruo­lo che questi pos­sono rive­stire anco­ra oggi. Alfre­do Riz­za ha sot­to­lin­eato come nel­l’am­bito del­la con­feren­za ci sia sta­ta una mag­giore aper­tu­ra inclu­den­do rif­les­sioni anche sui dialet­ti del­la spon­da ori­en­tale e del­la Valvesti­no, che è una zona anco­ra un pò iso­la­ta, a sè.

Gio­van­ni Bon­fa­di­ni, invece, tramite le sue parole ha sot­to­lin­eato come i dialet­ti non si pos­sano stu­di­are a scuo­la, ma come si pos­sano appren­dere sola­mente in famiglia. E’ sta­to sot­to­lin­eato anche il val­ore del dialet­to: è la lin­gua locale che con­tiene la sto­ria del­la comu­nità e che per questo non deve andare persa.

Un altro inter­ven­to di grande impor­tan­za è sta­to quel­lo di Anto­nio Foglio che ha spie­ga­to ciò che l’ha spin­to a creare un vocabo­lario del dialet­to di Toscolano Mader­no, ma soprat­tut­to ha mes­so in chiaro come vi siano delle notevoli dif­feren­ze nei dialet­ti di local­ità poco distanti.

L’ul­ti­mo inter­ven­to è sta­to quel­lo di Glau­co San­ga, docente del­l’u­ni­ver­sità di Venezia che ha sot­to­lin­eato come la perdi­ta del dialet­to sia qual­cosa di dovu­to ai cam­bi­a­men­ti del­la soci­età e non alla volon­tà delle per­sone. Ora prevale una for­ma di dialet­to ital­ian­iz­za­to, un dialet­to più vici­no alla lin­gua ital­iana rispet­to ai dialet­ti originari.

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