sabato, Aprile 4, 2026
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Il programma prevede diverse scene e ricostruzioni, suddivise nei tre giorni della manifestazione

Battaglie tra eserciti e flotte

Carlo Alberto, sollecitato dai moti rivoluzionari delle cinque giornate di Milano (18-22 marzo), il 23 marzo 1848 dichiara ufficialmente guerra all’Impero Austriaco. I movimenti delle truppe di Radetzky (circa 12.000 uomini), in ritirata da Milano, raggiungono nei primi giorni di aprile il porto sicuro del QUADRILATERO, entrando nella fortezza di Peschiera e proseguendo per Verona. Il Quadrilatero era la regione fortificata che si appoggiava alla quattro fortezze di vertice Verona – Peschiera – Mantova – Legnago, collegate da due fiumi, il Mincio per Peschiera e Mantova, e l’Adige per Verona e Legnago, che costituivano due cortine fluviali di protezione al territorio del quadrilatero, a sua volta diviso in zone collinari moreniche nel territorio a sud del lago di Garda e nella zona di pianura nel settore sud (Villafranca, Roverbella, Mantova, Legnago ).L’8 aprile le avanguardie piemontesi raggiungono il Mincio a Monzambano e Valeggio, occupandone i ponti, e l’11 aprile iniziano il blocco della fortezza di Peschiera dal lato destro del Mincio.Questa prima fase di blocco termina il 13 aprile quando il feld-maresciallo Barone Rath – governatore militare di Peschiera – rifiuta la resa impostagli dai piemontesi del 13° e 14° Pinerolo e Piemonte, tramite il parlamentare capitano La Fleche.In questa prima fase avviene lo scontro tra i volontari di Luciano Manara, sbarcati a Lazise e proiettatisi fino all’interno del paese di Castelnuovo, dopo aver occupato la polveriera della pace e dato fuoco alla polvere che non sono riusciti a trasferire sul piroscafo a Lazise.Dopo queste operazioni, avvenne la riconquista di Castelnuovo da parte degli austriaci, che ristabilirono il contatto tra Verona e Peschiera, momentaneamente interrotto, e sottoposero il paese di Castelnuovo ed i suoi abitanti alla mercè della rappresaglia, che si concluderà con circa un centinaio di morti civili e volontari.La seconda fase dell’assedio di Peschiera inizia dopo che è stata disposta la nuova strategia dal comando Sardo Piemontese, che tra contrasti e diversità di opinioni decide l’inizio dell’assedio vero e proprio, che culminerà dopo la costruzione di nove batterie tra la sponda destra e sinistra del Mincio, utilizzando il parco d’assedio di grossi calibri fatto pervenire direttamente dal deposito di Alessandria e trasferito in zona operativa con un viaggio pieno di difficoltà (45 bocche da fuoco con tutti gli accessori e circa 200 carri trainati da buoi e cavalli). Terza fase: L’apertura del fuoco di tutte le batterie allestite si protrae ininterrottamente, salvo una breve tregua, per gli ultimi dieci giorni di maggio (saranno sparate sulla fortezza di Peschiera 5.838 palle di cannone).La sera del 30 maggio 1848 il maggiore D’Ettinghausen plenipotenziario del feld maresciallo Rath firmerà, al quartier generale in Cavalcaselle, al cospetto del direttore dell’assedio Ferdinando di Savoia, LA RESA di Peschiera e il simultaneo ingresso delle truppe piemontesi, che occuperanno forte Mandella issando la bandiera tricolore .Il 31 maggio, secondo la convenzione di resa, la guarnigione austriaca, forte di 1.650 uomini, sfilerà uscendo dalla caserma Rocca in piazza d’Armi davanti alle truppe piemontesi del 13° reggimento di fanteria Pinerolo, che presenteranno le armi ai compenenti del presidio austriaco che, per trattato, dovranno rientrare a Otocac (Dalmazia).

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