La sponda veronese del lago potrebbe riempirsi di porti. E sembra che in alcuni casi nessuno lo sappia. È quello che risulta, nero su bianco, dalla lettura della scheda tecnica sezione portualità del piano d’area regionale, che alla colonna «posti barca previsti in nuovi porti» (tutti turistici) elenca: 190 a Malcesine, al porto Acquasana di Navene, (unico ad essere già stato realizzato e inaugurato quest’estate); 200 posti ad Acquafresca e altri 200 al circolo nautico Castelletto di Brenzone; 300 a Torri; 300 a Lazise alla Caravella e 200 a Peschiera in porto LungoMincio, per un totale di 1490 posti. Del porto previsto al centro nautico La Caravella Boats, però, nessuno sembra sapere nulla. Abbiamo provato a chiedere dettagli in Comune, all’ufficio tecnico, chiedendo all’architetto se c’è un progetto. Risposta: «Di questo porto non abbiamo mai sentito parlare e non esiste nessun progetto. Ma se è nel piano d’area, dovrà pur esserci una domanda? Niente. Chiediamo al sindaco Renzo Franceschini. Risposta: «Di questo argomento per il momento non voglio parlare, attendo sviluppi dalla Regione sulla gestione dei porti da parte dei Comuni».Domanda al vicesindaco Luca Sebastiano. Risposta: «Non ne so nulla come tanti consiglieri di Lazise; vuol dire che è stato il sindaco a trattare la vicenda senza dire niente a nessuno. Ciò dimostra il suo modo di agire, quando ero sindaco e ho deciso per la costruzione di un porto, ne ho discusso con la cittadinanza». Sebastiano precisa anche però: «Il piano d’area non è ancora stato approvato, quindi per il momento si tratta solo di una previsione. Resta il fatto che il piano ha già fatto tutto l’iter di stesura, si sono già svolte le consultazioni territoriali».A questo punto abbiamo chiesto notizie ai proprietari del centro nautico La Caravella. Filippo Piccoli, titolare con altri otto soci, spiega: «È vero, vogliamo realizzare il porto e sappiamo che è stato inserito nel piano d’area regionale, ma per i dettagli è meglio parlare con i tecnici a cui abbiamo dato incarico di fare il progetto». Bene, allora parliamo con il progettista incaricato, geometra Diego Cacciatori. Altra doccia fredda: «Il progetto è in fase embrionale, ho ricevuto solo l’incarico di realizzare uno studio di fattibilità, ma non ho ancora presentato alcun documento ufficiale. Finché non ricevo assicurazioni che il porto si può fare non realizzo di certo progetti preliminari». Rimane il dubbio di come questo porto fantasma sia finito nella scheda del piano d’area.Sulla vienda prende posizione anche Legambiente, che non ha certo voglia di vedere aumentare il numero dei motoscafi. Michele Bertucco, presidente provinciale di Legambiente, protesta: «Lo scenario che viene previsto dalla bozza di piano d’area del Baldo-Garda in materia di portualità porterà al collasso il lago di Garda. Prevedere ulteriori porti significa non aver compreso che il lago è un ecosistema delicatissimo, che va tutelato e non ulteriormente aggredito».«”La nautica da diporto tra gli anni ’75 e ’85», continua Bertucco, «ha avuto un’espansione notevole. Erano quattromila le unità a motore stabili nel nostro lago, più altre 10 mila carrabili d’estate. Un numero che veniva definito nel piano territoriale regionale di coordinamento (Ptrc) del 25 ottobre 1989, imponente, al limite della tolleranza, che se superato avrebbe generato congestione, pericolo, inquinamento». «Questo scriveva la Regione», sottolinea Legambiente, «e nell’allora allegato piano d’area del Garda, la Regione dava direttive atte a definire quale fosse il numero complessivo di imbarcazioni ammissibile. Così come si doveva definire una regola che limitasse l’utilizzazione del lago a mezzi al di sopra di una certa potenza. Riguardo ai porti, bisognava risistemare e ottimizzare le strutture minori, come scali di alaggio, spazi a terra e altro, con particolare attenzione ai parcheggi, la cui presenza costituisce prerequisito basilare. In questi anni abbiamo assistito all’attuazione di parecchie di queste direttive, ma anche alla costruzione di grandi nuovi porti dall’impatto ambientale molto discutibile, vedi il porto dei Pioppi a Peschiera o quello inaccettabile di Casarola a Lazise. Abbiamo visto l’esagerata posa di boe d’ormeggio a ridosso di canneti o zone balneari ed è aumentato notevolmente il numero di natanti, alcuni dalle misure esagerate, con potenze sempre maggiori, spesso dai rumori assordanti e velocità pazzesche. Direi che è tempo di dire basta».


Iscriviti al nostro canale Telegram per tutti gli ultimi aggiornamenti
Garda Flash News: notizie lampo, stile essenziale







