L’antica dogana di Lignago è riemersa dalle acque del lago artificiale di Valvestino, nel Comune di Gargnano, a causa della scarsità di piogge che ha abbassato il livello dell’invaso. L’edificio, oggi un rudere, fu sommerso nel 1962 quando fu realizzata la diga, ma in periodi di siccità o durante gli svuotamenti manutentivi di Enel torna periodicamente visibile, attirando curiosi e diventando meta di pellegrinaggio laico per fotografie. Un tempo l’ex Regio casello di dogana, conosciuto anche come Casello della Patoàla, era preposto al controllo delle merci in entrata e in uscita dall’Impero austro-ungarico, in una zona annessa all’Italia solo nel 1916.
I resti della vecchia dogana sono visibili dalla piazzuola della strada provinciale, tre chilometri dopo aver oltrepassato il muro della diga provenendo da Gargnano. La località di Lignago, talmente piccola da non essere segnata sulle mappe, costituiva un tempo il transito obbligato per migliaia di viandanti che percorrevano sentieri e mulattiere lungo i quali si snodava il traffico di carbone vegetale verso la Repubblica di Venezia, in un’area storicamente segnata da confini e contrabbando tra il principato vescovile di Trento e l’impero asburgico.


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