Nelle sale di Palazzo Reale a Milano è esposto il dipinto Assalto a Madonna della Scoperta di Giovanni Fattori, che riprende un movimento diretto dal generale Alfonso La Marmora durante la battaglia di San Martino. Il quadro fa parte della mostra I Macchiaioli, che riunisce oltre cento lavori.
Il percorso espositivo
L’allestimento è articolato in nove sezioni, a partire da «I grandi ideali e la difesa di Roma» e da «Firenze e l’identità della nazione dall’età di Dante al Rinascimento», fino a «L’Unità d’Italia e l’epopea contemporanea». Per chi visita sono disponibili 16 audio racconti attivabili tramite QR code. La mostra è accompagnata anche dalla serie podcast I Macchiaioli – Audio racconto di una mostra, composta da 12 episodi originali prodotti da 24Ore Podcast per Radio 24.
Il quadro e la battaglia di San Martino
Il soggetto dell’opera riprende un episodio della giornata del 24 giugno 1859, durante la battaglia di San Martino. Fattori diede alla tela il titolo lungo «Un episodio della battaglia di San Martino. Movimento diretto da S.E. il generale d’armata Alfonso La Marmora presso la Madonna delle Scoperte», per il Concorso Berti promosso nel 1866 dal Ministero della Pubblica Istruzione. Il quadro è conservato al Museo Civico «Giovanni Fattori» di Livorno.
Dall’Accademia al governo
Nato a Torino il 18 novembre 1804, Alfonso La Marmora fu il penultimo di 13 figli del marchese Celestino Ferrero della Marmora. Entrò nella Regia Accademia Militare di Torino il 21 febbraio 1816, undicenne, e il 1º marzo 1823 ottenne il grado di luogotenente con la specialità dell’artiglieria. Viene a volte confuso con il fratello Alessandro, fondatore dei bersaglieri.
Fu più volte ministro della guerra e tra il 1849 e il 1857 riorganizzò radicalmente l’esercito piemontese. Nel 1855-1856, come primo consigliere militare di Cavour, guidò con successo il contingente piemontese nella guerra di Crimea. Fu presidente del Consiglio in varie occasioni dal 1859 al 1866, prima del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia.
Peschiera, Custoza e il ritiro
All’inizio della prima guerra d’indipendenza, il 23 marzo 1848, era maggiore di artiglieria. Diede un contributo alla resa della fortezza austriaca di Peschiera del 30 maggio 1848, circostanza che gli valse la promozione a colonnello di stato maggiore.
Nel 1866 diresse le trattative che portarono all’alleanza italo-prussiana e fu capo dell’esercito durante la terza guerra d’indipendenza. Nonostante dal conflitto l’Italia abbia ottenuto il Veneto, fu investito da gravi polemiche per la sconfitta di Custoza: abbandonato anche dalla corte, si ritirò a vita privata. Morì a Firenze il 5 gennaio 1878.




