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Il problema, diffuso, colpisce anche da Caprino a quote più elevate

Api sempre più rareanche sul Baldo

Sos per le api, che stanno scomparendo con gravi ricadute anche su frutticoltura e biodiversità. Urge capire perché ovunque, pure nel Veronese e sul Monte Baldo noto come l’ «Hortus Europae», i piccoli insetti stiano estinguendosi. La percentuale della moria sfiora qui il 30 per cento: «E possiamo considerarci un’isola felice», dicono Angelo Doardo, presidente dell’Associazione provinciale apicoltori Verona ( 450 registrati, più i «liberi») e Gastone Passarini, direttore dei servizi veterinari dell’Asl 20. Sono loro che stanno curando il corso «Apicoltura sul Monte Baldo», organizzato con la Comunità montana. Si tratta di una serie di lezioni, cinque teoriche e tre pratiche,con termine il 19 aprile. La prossima, domani, tratterà proprio di malattie delle api e sarà tenuta da Franco Mutinelli, direttore del Centro nazionale per l’apicoltura dell’Istituto zoo profilattico delle Venezie, sede di Padova.«L’apicoltura attraversa un dramma, e se non abbiamo toccato il fondo lo sfioriamo», esordisce Passarini. «Speriamo che le autorità competenti, i politici, gli imprenditori e i tecnici si decidano a trovare una soluzione a questo disastro. Auspichiamo che lo facciano presto anche se l’apicoltura, attività economica marginale che crea scarso reddito, è sempre stata trascurata». E che «rischia di sparire». Tre sono le concause che la stanno mettendo in ginocchio: le modificazioni climatiche, le malattie da alveari e i rischi determinati dall’ambiente.«Dobbiamo capire quale di questi tre fattori più influenza la moria che stiamo registrando anche a Verona e sul Baldo. L’apicoltura», spiega Doardo, «che è stanziale sopra la Padana Superiore, cioè a nord della statale 11, è infatti molto importante anche per la frutticoltura poiché l’ape è l’impollinatrice degli alberi e delle piante da frutto».Anche sul Baldo l’apicoltura è praticata in maniera diffusa dai 200 metri di Caprino ai 1500 metri di Prada, dove si produce un miele speciale. «È essenziale che, anche in quest’ambiente, siano mantenuti gli insetti impollinatori, soprattutto le api sia domestiche sia selvatiche», aggiunge Passarini. «Sono indispensabili per salvaguardare e mantenere la biodiversità nella flora spontanea di questo monte, che, seppur noto come il “giardino d’Europa”, rischia altrimenti d’impoverirsi delle sue preziose specie autoctone».Le possibili ragioni della crisi: «Non abbiamo più stagioni regolari, spesso le fioriture scoppiano improvvisamente e durano solo due o tre giorni. Le api non trovano più fioriture dilatate e non riescono a fare un servizio attivo d’impollinazione», nota Doardo. I problemi sarebbero inoltre legati ai fitofarmaci usati in agricoltura per salvare frutta e verdure da funghi e parassiti: «Questi prodotti finiscono nell’ambiente, l’ape ci vive facendo almeno mille assaggi al giorno. Un insetto così piccolo, che pesa appena un grammo, è un indicatore ambientale e, trattenendo queste molecole, non può che esserne intossicato e morire».«Noi stiamo lavorando con il Centro di referenza nazionale per l’apicoltura dell’Istituto zoo profilattico delle Venezie, lanciamo dunque un allarme serio», dice Passarini. «Sollecitiamo anche gli istituti di ricerca e farmaceutici nazionali, di Verona e del Veneto a farsi carico di questo grave problema, pur consci che lavorare sull’apicoltura non può promettere grandi guadagni».[FIRMA]

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