giovedì, Aprile 25, 2024
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La Commissione di inchiesta sull’uranio impoverito indaga anche sul fatto accaduto durante la guerra in Kosovo. Da verificare la pericolosità degli ordigni «persi» otto anni fa da un F15

Bombe nel lago, caso riaperto

Si chiamano «bomblet», ovvero piccoli ordigni contenuti in bombe aeree più grandi, che se non scoppiano all’impatto possono diventare pericolose, come fossero mine antiuomo. Potrebbero trovarsi nelle acque del lago di Garda, essendo appartenute ai sei ordigni sganciati da un bombardiere F15 della Nato, di ritorno da una missione in Kosovo il 16 aprile 1999, nello specchio acqueo tra Punta San Vigilio e la penisola di Sirmione, ma c’è dell’altro. Sono bombe potenzialmente pericolose, forse missili all’uranio impoverito oppure cluster bombs che seminano non meno di 200 frammenti.Ora si torna a parlare dei quegli ordigni della Nato, che da otto anni giacciono chissà dove nei fondali del Garda, mai rinvenuti nonostante lunghe e costosissime operazioni di ricerca eseguite da mezzi e uomini dell’Esercito e della Marina Militare.Il senatore trentino della Lega Nord, Sergio Divina, componente della commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito (oltre che segretario della Quarta commissione permanente della difesa), ha infatti chiesto ed ottenuto l’inserimento del «caso Garda» nei lavori della stessa commissione, che si occupa da alcuni anni dei casi di morte e di gravi patologie che hanno colpito il personale militare impegnato nelle missioni all’estero (decine di morti sospette tra i nostri militari, anche se l’uranio impoverito non è ritenuto pericoloso se non dopo lo scoppio della bomba).Il senatore Divina, si è dichiarato «soddisfatto per come sono cominciati i lavori della commissione, la quale ha poteri uguali a quelli dell’autorità giudiziaria per poter ottenere tutti quegli elementi conoscitivi riguardo la pericolosità attuale e futura delle bombe sganciate sul Garda».Quando era consigliere della Provincia autonoma di Trento, Divina aveva presentato un’interrogazione (ma anche altri suoi colleghi bresciani e veneti ne rivolsero parecchie in quegli anni) alla sua amministrazione. La commissione sull’uranio impoverito, presieduta da Lidia Menapace (Rc), disporrà la ricerca del sito dove si potrebbero trovare gli ordigni per vagliarne la loro concreta pericolosità. Del resto lo stesso procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, avviando l’indagine per la loro ricerca, scriveva allora che «in relazione al tipo di bombe sganciate dall’F15 sussiste la possibilità, più o meno concreta, della rottura del contenitore detto “canister” all’impatto con l’acqua e della contemporanea presenza all’interno delle acque del Garda di numerose “bomblet” che possono essersi armate sulla base di una semplice rotazione».Le ricerche eseguite nel corso degli anni successivi non hanno, sortito alcun effetto, se non quello di rinvenire altri arsenali di residuati bellici dell’ultima guerra mondiale.L’incidente avvenne il 16 aprile del ’99. Un F15 della Nato venne «dirottato» dall’aeroporto di Aviano a quello di Ghedi per un incidente avvenuto nella base vicentina. Per alleggerire il peso del velivolo il pilota, però, fu costretto a sganciare due serbatoi sui monti di Asiago e sei bombe a guida laser nel lago di Garda. Erano circa le 12.45 quando alcuni abitanti di Toscolano Maderrno dichiararono di aver visto un aereo volare basso a non più di 800 metri d’altezza e probabilmente sganciare tra la località del centro lago e la penisola di Sirmione il suo carico di morte.Negli anni successivi si intensificarono le ricerche da parte degli esperti del Genio e della Marina Militare nel triangolo Padenghe-Sirmione-punta S. Vigilio, ma senza esito.

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