domenica, Marzo 3, 2024
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Viene presentato oggi, alle 17,30 nella sala convegni Giuseppe Nascimbeni della «Garda Family House» delle suore della Sacra Famiglia di Castelletto, il primo libro sulla storia del centro lacustre.

Castelletto: È il primo libro che racconta la vita del paese

Viene presentato oggi, alle 17,30 nella sala convegni Giuseppe Nascimbeni della «Garda Family House» delle suore della Sacra Famiglia di Castelletto, il primo libro sulla storia del centro lacustre. «Brenzone. Un territorio e le sue comunità», è un volume voluto e interamente pagato dall’Amministrazione comunale. «La tiratura della pubblicazione è di 2200 copie» precisa il sindaco Giovanni Zappalà, «e prossimamente ad ogni famiglia del nostro paese verrà donata una copia del volume. L’intera operazione incide sulle casse municipali nella misura di circa novanta milioni di vecchie lire. D’altronde finora la letteratura su Brenzone e la sua storia scarseggiava». A raccogliere il materiale e a dare forma ad un testo di pregio è stato un team di studiosi coordinati da Pierpaolo Brugnoli. Insieme al figlio Andrea e ad una trentina di storici del territorio ha scovato materiale originale setacciando fonti mai utilizzate: atti notarili, visite pastorali, polizze d’estimo, anagrafi, testamenti e quant’altro, rintracciati nei fondi dell’Archivio di Stato di Verona, in quello di Venezia e nell’Archivio storico della Diocesi di Verona. Il volume, di circa 500 pagine, comprende un arco temporale che va dalla preistoria agli anni dopo la seconda guerra mondiale ed è frutto di un lavoro durato quasi tre anni. Si compone di 300 schede che approfondiscono la storia dell’economia, delle istituzioni, della religiosità, delle emergenze architettoniche e delle presenze artistiche. «Una realtà che fin da tempi lontani è stata caratterizzata da alcune peculiarità», sottolinea in una nota Brugnoli, «come gli scarsi legami con la città. La lontananza da Venezia ma anche da Verona, dai poteri laici ma anche da quelli ecclesiastici, dai grandi monasteri ma anche dai proprietari cittadini, ha fatto sì che nelle comunità locali del territorio di Brenzone l’economia fosse basata principalmente sull’autoconsumo». «La stessa produzione agricola ad esempio», prosegue il curatore «non era destinata al mercato esterno: l’olivicoltura, pur sviluppandosi notevolmente nel corso del Seicento e del Settecento, ha sempre risposto in modo frazionato alla domanda esterna, anche nella creazione delle strutture per la trasformazione». Una delle scoperte interessanti venute alla luce nel corso delle ricerche riguarda tra l’altro proprio la presenza di «torchi di contrada» usati in modo comunitario fin dal 1400 per produrre l’olio. L’attività di pesca è sempre stata per gli abitanti di Brenzone un’ulteriore risorsa alimentare ma senza mai diventare un’attività economicamente rilevante. Anche lo sfruttamento della pietra e del marmo è rimasto limitato nel tempo all’utilizzo locale. «Lo stesso frazionamento», rileva ancora Pierpaolo Brugnoli, «emerge anche nella geografia ecclesiastica locale, con la presenza di una fitta rete di strutture chiesastiche, attorno alle quali ogni singola contrada ricerca il segno della propria identità». Il libro ripercorre anche la storia di importanti famiglie emergenti nella società locale nel corso del medioevo e della prima età moderna, alcune delle quali emigrarono poi verso la città di Verona, dove conquistarono un ruolo rilevante: su tutti i conti Brenzoni.

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