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Fausto de Stefani e “Il racconto delle Dolomiti”

Non guarda solo alla musica o al teatro I Suoni delle Dolomiti, ma anche alle storie.  E infatti la novità della diciassettesima edizione del festival di musica in quota propone l’incontro con alpinisti di fama mondiale, che racconteranno vicende, tradizioni e identità delle montagne insignite dall’UNESCO della qualifica di patrimonio naturale dell’umanità.
A fare da scenario a questi primi appuntamenti de “Il racconto delle Dolomiti” sono i Monti Pallidi, ossia le Dolomiti della Val di Fassa con due tappe: il 22 luglio al Rifugio Roda di Vael e il 29 luglio al Rifugio Vajolet. Protagonisti degli incontri saranno rispettivamente Fausto de Stefani e Reinhold Messner. Inutile dire che ci troviamo di fronte a rocciatori e uomini di montagna di assoluto valore, conosciuti in tutto il mondo non solo per le imprese sportive e le ascensioni, ma anche per un modo personale di intendere il rapporto con la natura, le vette e gli uomini. Cosa significa avventurarsi nelle Dolomiti? Perché gli uomini sentirono il bisogno di esplorare queste rocce? E chi lo fece? E ancora, cosa resta oggi dello spirito avventuroso di allora? Noi uomini dell’era digitale come possiamo rapportarci a questa natura senza tempo? Cosa ci insegna ancora? Sono molte le domande che suscitano le montagne, ma quest’ultime e il modo di salirle e di rapportarcisi sono anche specchio della sensibilità del tempo. Ecco allora che l’incontro con Fausto De Stefani, dal titolo molto evocativo “Un ambiente da rispettare, una solidarietà da costruire”, ci racconta come sulle Dolomiti sia ancora possibile fare esplorazione (anche di se stessi) e costruire nuove sensibilità. Il forte alpinista italiano, classe 1952, ce lo insegna con la sua stessa vita. Nel suo curriculum ci sono tante ascensioni e soprattutto quelle degli ottomila himalayani. È stato il secondo alpinista italiano dopo Reinhold Messner ed il sesto al mondo ad aver scalato tutte le quattordici vette superiori agli 8000 metri.
La montagna per De Stefani, però, non è solo un terreno di conquista, ma anche di impegno: nel 1988 è tra soci fondanti dell’associazione internazionale “Mountain Wilderness”, della quale dal 1993 è garante internazionale e con cui ha organizzato la spedizione internazionale “Free K2” per la pulizia del monte dai quintali di rifiuti accumulati in anni dalle precedenti spedizioni; numerose sono le sue iniziative umanitarie in Nepal e in altre zone. All’alpinismo ha affiancato nel tempo anche l’attività di fotografo. Il rifugio Roda di Vael è raggiungibile dal Passo Costalunga lungo il sentiero 548 in ore 1.45 di cammino oppure con la seggiovia Paolina (orari 8.00 – 12.15 e 13.30 – 18.00 fonte www.fassa.com) e 1 ora di cammino. In caso di maltempo l’evento verrà recuperato alle ore 17.30 al Padiglione Manifestazioni a Pozza di Fassa. Sempre nei pressi del rifugio Roda di Vael, l’indomani sabato 23 luglio sarà Marco Paolini ad esibirsi all’alba (ore 6) mentre da programma avrebbe dovuto essere presente Enrico Bertolino, che è stato obbligato a malincuore a rinunciare alla sua partecipazione al Festival per motivi personali. Amico di lunga data dei Suoni delle Dolomiti, ospite di varie edizioni, protagonista di spettacoli indimenticabili tra le montagne trentine, Paolini ha deciso di ritornare ad incontrare il pubblico ancora una volta sotto le cime illuminate del Catinaccio.

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