giovedì, Giugno 13, 2024
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Domenica al via la campagna Wwf di sensibilizzazione con visita al nuovo percorso didattico. Alla scoperta di un lago insostituibile per la migrazione degli uccelli

Il Frassino, oasi da salvare

L’oasi naturale del laghetto del Frassino, è un tuffo nella natura: questo ambito riconosciuto dall’Europa sito di interesse comunitario e inserito nelle Zone di protezione speciale (zps) accoglie i suoi osservatori con un’atmosfera di quiete più apparente che reale. Basta tendere l’orecchio, infatti, per cogliere le tracce dell’animata vita che abita le chiome degli alberi, il canneto e la superficie del lago.Curioso il destino di questo ambito. Circondato da importanti vie di comunicazione stradale e ferroviarie, è una stazione di sosta di vie di comunicazione meno visibili e devastanti, ma di uguale valore: sono le grandi vie migratorie.Tra queste autostrade dei cieli una delle principali è quella dell’arco alpino: comprende il lago di Garda, la valle dei Laghi e la val d’Adige. Il laghetto del Frassino è una delle stazioni più importanti per molte delle specie degli habitat umidi iscritte, oggi, nella cosiddetta lista rossa, quella delle specie in via d’estinzione.È questa la ragione per cui il sito è stato riconosciuto di importanza comunitaria: le vie di migrazione non sono un fenomeno locale o nazionale; interessano tutto il pianeta e la loro tutela serve alla salvaguardia dell’intero ecosistema terrestre.Per questo la vita del laghetto del Frassino riguarda equilibri che superano i confini geografici.Il laghetto del Frassino è il più vasto lago morenico italiano; originato dai ghiacciai, occupa una superficie di 32 ettari all’interno dell’area protetta che è di circa 75 ettari. È circondato da una pianura coltivata e intensamente popolata e quindi rappresenta una sorta di isola di naturalità preziosa ma alquanto fragile. Ospita una fauna molto ricca e diversificata, è luogo di nidificazione e rifugio per molti anatidi. Sono state censite anche 84 specie di uccelli, di cui 45 nidificanti; popolano il canneto e il bosco igrofilo di salici bianchi e ontani che costituiscono la fascia verde a delimitazione dello spazio acqueo.L’inquinamento e le conseguenze degli interventi sul territorio ha pesantemente influito sullo stato di salute in particolare dell’acqua di questo ecosistema: l’ossigeno risulta, infatti, presente solo nei primi cinque metri di profondità e questo limita molto la popolazione ittica oggi ridotta ad una decina di specie.Questo piccolo gioiello costituisce una delle ricchezze naturali di maggior pregio dell’intero territorio veronese. La sua tutela e salvaguardia è oggetto di diversi studi e progetti: ve ne è uno predisposto dal Comune di Peschiera, attualmente in Regione; e vi è quello del settore faunistico ambientale della Provincia che in collaborazione con l’ente regionale Veneto Agricoltura ha attivato una serie di interventi per la riqualificazione dell’ambiente ripariale e la realizzazione di un percorso didattico.E proprio questo percorso sarà utilizzato, questa domenica, dalla sezione veronese del Wwf (chi vuole partecipare deve chiamare lo 045.917.514 o contattare il sito verona@wwf.it) per una visita guidata all’oasi del Frassino. «Osservare e capire cosa abbiamo aiuta a cogliere i significati più profondi del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente e comprendere è necessario per amare e quindi voler tutelare», spiega Manuela Formenti del Wwf Verona. «Ecco perché abbiamo pensato di proporre questa occasione di incontro con il laghetto del Frassino. Dobbiamo vedere con i nostri occhi cosa rischiamo di perdere e recuperare quel senso del limite che molto spesso l’uomo pare aver dimenticato. L’uomo e l’ambiente sono i due grandi inquilini di questo pianeta, l’unico che abbiamo a disposizione».«Non si tratta di fare allarmismi ma è necessario guardare in faccia anche questa realtà: le risorse naturali non sono illimitate e mentre l’ambiente può benissimo sopravvivere senza l’uomo, l’uomo non può esistere senza ciò che gli fornisce ossigeno, acqua e cibo. Per questo dobbiamo cominciare a guardare con più attenzione ciò che ci circonda; e capire», conclude Formenti, «che ognuno di noi può fare qualcosa per salvaguardare il nostro futuro».

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