domenica, Giugno 16, 2024
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La ricerca del limonese Domenico Fava è finita in un libro

La Grande guerra dal fronte gardesano

E’ una guerra diversa quella che emerge dalla lettura del più recente libro di Domenico Fava, ricercatore limonese di storia locale. Fava ha infatti pubblicato «La Grande guerra sul fronte tra il Garda e Ledro», edito da «Il Sommolago». Una raccolta di racconti, lettere, tantissime fotografie e, nella parte finale, una sorta di biografia dei militari altogardesani e di Molina di Ledro, e della loro vita al fronte. Si tratta del frutto di anni di lavoro e ricerca minuziosa rovistando tra le carte di molti archivi, compreso quello di Stato di Brescia. «Italiani e austroungarici si fronteggiano – racconta l’autore -, combattono duramente, piangono in giugno i loro primi morti». La guerra segna i mesi, e poi gli anni. Tremosine vede intensificarsi la presenza italiana, che si fa massiccia, «il comando del sottosettore è a Passo Nota: centinaia e centinaia di soldati scavano trincee e rifugi di montagna, costruiscono mulattiere e postazioni. La Regia Marina installa a Campagnola di Malcesine e Limone due cannoni: gli austriaci rispondono, colpiscono le case di Limone e terrorizzano la popolazione». Finché, nel 1916, tra il Garda e Ledro arriva «un giovane piacentino sottotenente dei bersaglieri, Giuseppe Cipelli, studente di ingegneria con l’hobby della fotografia. Scrive ai genitori: finalmente sono a posto, e che posto. Sono in prima linea in un luogo importantissimo e bellissimo, il lago». Fava ha valorizzato al meglio le foto di Cipelli (grazie anche all’aiuto di un altro esperto ricercatore: Mauro Grazioli). E, continua Fava, «Cipelli diventa testimone di scontri, incursioni, cannoneggiamenti, che racconta nelle sue lettere ai genitori o al fratello, al fronte». Dal settembre 1916 Cipelli passa sul monte Carone, che divide i suoi versanti tra Molina di Ledro e Limone. Nominato tenente, «Cipelli ha ai suoi ordini un buon numero di uomini, con sessanta cavalli e quattro cannoni. Puù ancora dedicarsi a scattare qualche fotografia, non soltanto panoramiche sui laghi di Garda e Ledro e sulle montagne circostanti, ma anche momenti della vita dei soldati, durante i lavori, le esercitazioni, i passatempi». Il lavoro di Fava affronta anche un momento triste per Limone e i suoi abitanti: nel 1916 si arriva all’evacuazione del paese. «I limonesi finiscono a Maderno e a Gardone, nelle ville e negli alberghi che solitamente ospitavano la ricca borghesia austriaca e tedesca; altri 150 si rifugiano a Tremosine da conoscenti e parenti». Finita la guerra, ecco la conta dei danni. A Limone «alcune case sono distrutte, le strade dissestate, il porto inagibile, il mulino mancante di una macina, i depositi di munizioni da rimuovere, molte mine ancora nel lago sono un pericolo per la pesca, le limonaie e l’oliveto sono abbandonati. E il bilancio comunale ha un deficit pauroso». E Tremosine? Non sta meglio: «Ingenti i danni al cotonificio, al romitorio di San Michele, al porto, alla casa comunale, ma soprattutto ai boschi e alle malghe: soltanto per questi ultimi due settori sono quantificati in 144.000 lire». Conseguenze gravi, purtroppo, anche tra gli uomini: «Tra i 100 soldati di Limone 13 sono i morti; tra i 200 di Tremosine 35 cadono sul campo o muoiono per causa di guerra. Anche la Valle di Ledro ha i suoi morti tra i soldati e i profughi. Una tragedia che si aggiunge a quella dei bombardamenti dei paesi e dei saccheggi».

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