giovedì, Aprile 25, 2024
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Un incontro lunedì nella sede di villa Mirabella a Gardone Riviera per superare i nodi di normative ormai pesantemente datate

Lago, nuova gestione cercasi

La regolazione dei livelli del Garda e la ricerca di un nuovo modello di gestione è il tema dell’incontro promosso, per lunedì prossimo alle 10, dalla Comunità del Garda nella sede di villa Mirabella a Gardone Riviera.In primo piano ci sarà la necessità di rivedere l’ormai datata normativa vigente che non tiene conto dei cambiamenti registrati sul Garda negli ultimi tempi. In particolare, secondo il presidente della Comunità del Garda Aventino Frau, tre sono le esigenze e urgenze da contemplare per una revisione delle regole: la salvaguardia dell’ambiente, lo squilibrio tra la risorsa idrica disponibile e il complesso dei bisogni, l’industria del turismo.Il reddito, che nei primi decenni del secolo scorso sul Garda traeva origine prevalentemente dall’agricoltura e dalla pesca, ora si basa in larga misura sulle attività direttamente o indirettamente legate al turismo.E anche l’occupazione vi trova una delle sue fonti più cospicue. Non soltanto gli operatori privati, ma anche la pubblica amministrazione, dallo Stato alle Regioni fino agli enti locali, hanno investito somme ragguardevoli per la tutela e la valorizzazione del più grande lago italiano.L’ambiente, la salute, l’economia, richiedono perciò una riconsiderazione da parte delle molteplici autorità preposte alla gestione del governo del lago di Garda e del suo bacino ed è per questo che la Comunità del Garda intende, lunedì, mettere attorno ad un tavolo i vari soggetti interessati alla vita e utilizzo del Benaco.Vale la pena di ricordare che tra il 1930 e il 1960, gradatamente, il lago di Garda cessò di essere un invaso naturale per assumere il carattere di serbatoio artificiale, regolabile dall’uomo. Ciò fu dovuto alla costruzione, a monte, degli impianti idroelettrici di Molveno, Ledro e Valvestino, ma soprattutto all’erezione dello sbarramento di Salionze sul fiume Mincio, a valle, e, in parte, anche alla realizzazione della gigantesca galleria, cosiddetta scolmatrice, Mori-Torbole, che mise il fiume Adige in comunicazione con il Garda.Lo sbarramento di Salionze, entrato in funzione nel 1950, consentendo di dosare il deflusso delle acque del Garda attraverso l’emissario Mincio, rese indispensabile una regolamentazione sia in ordine alle quantità di acqua prelevabili nei diversi periodi dell’anno dal lago, sia in ordine ai livelli minimi e massimi di sicurezza da osservare in ciascun periodo sotto il duplice profilo idraulico ed ecologico.Nel 1965 si arrivò cosi a stabilire i livelli massimi e minimi del lago di Garda. Livelli che nel 1984 si decise di innalzare a ottanta centimetri sopra lo zero idrometrico di Peschiera per il periodo dal 10 settembre al 10 novembre in modo da garantire un maggiore bacino d’acqua per i mesi caldi.Ebbene alla luce delle mutate condizioni di vita e meteorologiche degli ultimi cinquanta anni diventa ora necessario elaborare una serie di proposte per evitare che il Garda vada in sofferenza come si è poi avvenuto nelle ultime stagioni estive. In questa direzione va appunto il convegno promosso dalla Comunità del Garda.

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