Febbraio nell’antica Roma era il mese delle purificazioni da ciò che di negativo era stato compiuto. Tali riti venivano compiuti per mezzo dei “februa”, e cioè dei “mezzi di purificazione”: panni di lana, con cui si aspergeva il sangue delle vittime sacrificali; focacce di farro tostato con sale che il littore teneva in mano durante la purificazione della casa; fronde di un albero puro con cui i sacerdoti si cingevano il capo.
Per una coincidenza calendariale (probabilmente voluta per cristianizzare la festa pagana dedicata alla dea Giunone che si celebrava l’1 febbraio) la Chiesa fissò al 2 febbraio la festa della Presentazione di Gesù al tempio, che assunse poi il titolo di Purificazione della beata Maria Vergine.
Riti e tradizioni della Candelora
Le ritualità della Candelora sono particolarmente sentite in molti paesi del bresciano, fra cui Borgo Poncarale, Bovegno, Braone, Concesio, Coniolo di Orzinuovi, Montichiari e Vobarno.
A Borgo Poncarale e a Braone in Valle Camonica, le chiese parrocchiali sono dedicate alla Purificazione della Madonna e la ricorrenza è celebrata con riti solenni.
A Bovegno permane la tradizione di recarsi in chiesa per ritirare la candela benedetta da accendere quando scoppiano i temporali.
A Concesio la processione (da tempo soppressa) si snodava per le strade del paese. Ancora frequentata è, invece, la cerimonia della benedizione delle candele, poi distribuite ai fedeli.
Ad esse, fino a poco tempo fa, la pietà popolare attribuiva virtù protettive contro calamità e tempeste.
A Coniolo di Orzinuovi si benedicono le candele, poi appese in casa, solitamente in cucina, sopra il calendario. Un testimone racconta come, grazie a un cero benedetto, sia stato trovato il cadavere di una bambina annegata in una roggia.
La candela posta su un’assicella di legno era stata lasciata galleggiare sull’acqua e Passe, a un certo punto, aveva iniziato a ruotare. Lì venne trovato il corpo dell’annegata.
A Marcheno, nella festa della Madona dela Sariola (Madonna della cera), si usava benedire le candele bianche, caratterizzate dallo zoccoletto rosso o azzurro, che poi venivano conservate in casa a protezione dal demonio, dai fulmini e dalle malattie.
A Vobamo il 2 febbraio era giorno fondamentale per pronosticare l’arrivo o meno del bel tempo, come ricorda il proverbio: «A la Madona de la sergiola, de l’inverno som fora / ma se ‘I piof o tira vent ne l’inverno som a mò dent».


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