domenica, Febbraio 25, 2024
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I lavori di un convegno promosso a Desenzano dall’intergruppo parlamentare

L’informatica potrà ottimizzaretutte le risorse idriche del Garda

Nasce a Desenzano un progetto per l'ottimizzazione delle risorse idriche del nostro Paese, un sorta di manifesto per richiamare tutti a rispettare questo bene prezioso, passando però dalla retorica ai fatti. E' questo il risultato che si ricava dal convegno «Aqua mater», promosso dall'intergruppo parlamentare «Amici dei laghi e dei fiumi», la cui coordinatrice è Maria Ida Germontani, parlamentare di An già presidente del consiglio comunale della città gardesana.Un convegno che ha visto esperti ed esponenti politici tentare di mettere a punto un minimo di progetto di partenza. Coma ha preannunciato infatti l'on. Germontani, «si dovrà realizzare un ciclo di incontri dell'intergruppo parlamentare con le commissioni parlamentari per l'Ambiente per affrontare i problemi dell'acqua e, in particolare, dei livelli del ». Tema questo sollevato dagli interventi del sindaco Fiorenzo Pienazza e del presidente della , che da decenni si batte per risolvere l'annoso problema. A Desenzano, però, si è parlato anche di laguna di Venezia, della povertà d'acqua, dello spreco delle risorse idriche e dei guasti strutturali che non si riesce a sistemare. Per la provincia di Brescia, invece, sono arrivati consensi da parte dei relatori, definita «provincia modello per aver saputo risolvere i problemi idrici».Difatti nel suo intervento il presidente Alberto Cavalli ha sottolineato che «nei prossimi vent'anni saranno investiti non meno di 700 milioni di euro nel settore, di cui solo 120 destinati al bacino del Garda». Preoccupato, invece, è stato l'intervento del responsabile acque del Wwf, Andrea Agapito, per la continua minaccia ad alcune specie ittiche endemiche ( del Garda, carpione del Fibreno, ecc.), cioè presenti solo in Italia, causata dalle frequenti condizioni di siccità in cui versano i nostri laghi e fiumi. Un esempio, ha rincarato ancora Agapito? «Un altro dato significativo, se si ripartisce il volume medio annuo utilizzato tra i 17 milioni di abitanti del bacino idrografico del Po, è rappresentato dal prelievo idrico medio, di 1900 mc/sec.: in altri Paesi tale prelievo è nell'ordine dei 600 mc/sec, meno di un terzo».Cosa fare, dunque? «Rivedere il decreto legislativo del 2006, recepire ed applicare correttamente la direttiva quadro sulle acque della Comunità Europea – ha concluso Agapito – mettere ordine a tutte le competenze sulla risorsa idrica, rilanciare il ruolo centrale delle autorità di bacino e di distretto con il compito di riassumere una funzione di coordinamento effettivo».Infine, un progetto per l'analisi e l'ottimizzazione delle risorse da realizzare a Desenzano è stato presentato dai ricercatori Marco Monesi ed Elisa Carraro, modello battezzato «Acqualabel», che prevede l'organizzazione informatica di dati già esistenti, completati da nuove rilevazioni, per procedere ad un controllo dei punti di forza e di criticità, per analizzare i consumi delle aziende e delle abitazioni civili, per una mappatura idrica del territorio. Il modello desenzanese potrà poi essere esportato in altri Comuni.

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