domenica, Febbraio 25, 2024
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L’ex primario: «Riusciamo a dare risposte nonostante le carenze». I disabili: «Regione in malafede».
Il Centro nazionale, riconosciuto ma finora non finanziato, partecipa a uno studio su pazienti poliomielitici avviato nei Paesi scandinavi

L’ospedale in prima linea in una ricerca europea

Uno studio scientifico sui pazienti poliomielitici per cercare di alleviare i loro disturbi e migliorarne la situazione clinica, in progressivo peggioramento proprio a causa della loro malattia. È partito da poco all'ospedale di Malcesine uno studio scientifico che valuta gli effetti della somministrazione di immunoglobuline ai pazienti ricoverati e affetti da esiti tardivi della poliomielite. In particolare, a quelli affetti dalla cosìddetta «sindrome post-polio», che si manifesta dopo decenni dalla prima infezione virale.Referente scientifico dell'iniziativa, che è condotta con l' di Verona, è il dottor Millo Martini, medico di fatto responsabile del Centro di Riferimento Nazionale per lo studio e la cura degli esiti tardivi della poliomielite. Il Centro, all'ospedale, è stato indicato e autorizzato dal ministero ancora nel marzo 2007 ma tuttora non è stato formalmente avviato, nè dotato di finanziamenti dal governo. «E ciò nonostante le promesse preelettorali dell'attuale sottosegretario al Welfare, Francesca Martini», era stato puntualizzato dai vertici dell'Aidm, l'Associazione interregionale disabili motori, durante l'ultima riunione.Ma di fatto il Centro nazionale esiste, lavora, funziona e vi si visitano centinaia di poliomielitici di tutta Italia. «Anche in carenza di medici, di infermieri e di fisioterapisti, riesce a dare risposte a persone che, altrove, non ne trovano», ha ricordato anche l'ex primario di Malcesine e «maestro» di Martini, il dottore Bruno Danzi. Una «lotta contro la burocrazia e la malafede anzitutto del presidente della Regione, Giancarlo Galan», ha tuonato il presidente dell'Aidm, Roberto Bassi, «che, solo pochi giorni fa, ha definito l'ospedale di Malcesine un problema da risolvere. Evidentemente non vuole capire l'importanza dell'unica struttura pubblica del Garda, sia per i poliomielitici che per la gente del lago e i milioni di turisti. Lui, di fatto, ne vuole la chiusura, e ci ha ostacolato in tutti i modi».Tutto ciò non ha impedito l'avvio di uno studio scientifico che è stato finora autorizzato in Italia solo a Malcesine e in prestigiosi centri del nord Europa. «Esso», spiega Martini, «riguarda 50 persone ed è in “doppio cieco”. Cioè, 25 persone vengono sottoposte alla terapia, e alle altre 25, che fanno da confronto, viene dato un placebo. Gli stessi medici però non sanno quali siano i “pazienti” e quali i “controlli”. Lo studio non è sponsorizzato dall'industria farmaceutica, è quindi lontano da interessi economici. Finora abbiamo reclutato 29 pazienti. A ciascuno viene effettuato uno screening in clinica Neurologica a Verona e altri test. Il trattamento con immunoglobuline e le verifiche a 2 e a 4 mesi vengono fatte tutte a Malcesine, all'Unità operativa di medicina fisica e riabilitazione. Collaborano con noi il Laboratorio dell'Università di Verona e il Servizio di farmacia ospedaliera dell'Ulss 22 di Bussolengo, cui siamo molto grati».Secondo studi svedesi e norvegesi i risultati consistono in un «miglioramento temporaneo dei sintomi per i pazienti poliomielitici, che recuperano parzialmente forza e resistenza nelle articolazioni colpite dalla poliomielite, e una netta riduzione dei dolori». «L'impressione», conclude Martini, «è che il miglioramento sia maggiore quanto più precoce è l'inizio del trattamento dalla comparsa dei sintomi. Dati certi li potremo avere però solo alla fine dello studio».

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