giovedì, Aprile 25, 2024
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A ogni porta di Braga c’è un oggetto che fa rivivere la storia del paesino. In mostra il fuso, la valigia dell’emigrante, la dote della sposa, lo stampo per il burro

Prosegue oggi la festa medievale

Lo specchietto per le allodole brilla proprio in piazza, antico strumento di richiamo conservato tra mille altri arnesi delle arti e mestieri del passato raccolti dagli abitanti della contrada medioevale di Braga, a 600 metri di quota sul Baldo. Anche quest’anno, infatti, anno internazionale dell’acqua e dopo il successo dell’anno scorso, anno internazionale della montagna, il comitato locale guidato da Virginia Cristini ha allestito una mostra che, tra le vie, i portici, le cantine e le stalle del borgo racconta la poesia di un mondo vissuto per secoli d’alpeggio. Il nastro è stato tagliato ieri, tra canti e poesie recitate dai bimbi delle scuole elementari di Pazzon che, guidati da maestre e dalla coordinatrice Graziella Marangoni, sono stati applauditi pure dalle autorità. Alla cerimonia hanno partecipato Michele Lucchini, guida del comitato, Luigi Castelletti, presidente della Comunità montana del Baldo che patrocina l’iniziativa e, per il sindaco, Antonio Gaspari, assessore ai servizi sociali. Visto che i bimbi citano le «chiare, dolci, fresche acque del Baldo» e rimpiangono con Cristini «le fontane che qui non cantano più», è stato invitato anche un rappresentante del Consorzio Adige Garda, gestore delle risorse idriche locali. Se non è dato sapere l’epoca dello specchietto per le allodole che un’abitante, senza uscire dall’uscio, definisce precedente al 1.100, è più facile invece conoscere cosa Braga era in passato ascoltando i racconti di chi, raccolte le cose più care, le ha disposte con ordine agli usci. La mostra inizia in cima alla strada che porta alla frazione. In una sala sono raccolti il torchio per fare i bigoli, recipienti per fare il formaggio, l’impronta per il burro, misure del latte, pestelli, macchine del “solfro e verdram” usate contro i parassiti, lampade, un lavabo in ferro battuto, monete, foto e ritratti di cui è impossibile raccontare le espressioni. Poi c’è una cassa dotale da cui escono i merletti preziosi di una sposa certamente privilegiata. Altri pizzi stanno nella casetta di Carmela Giacomazzi, moglie di Silvio Ferri, la mascotte caprinese di Enzo Ferrari. Cristini vi ha raccolto le cento cose del lavoro femminile, fusi, telai, borse, vestiti, reggiseni fatti a mano, sottovesti. La strada va verso le sorprese dei giochi antichi: i cerchi, un carro armato piccino fatto con una spoletta, flauti scavati in rami di salice piangente. In un angolo Felice Lorenzi e Vittorina Giacomazzi hanno sistemato anche la valigia dell’emigrante, un parente che da Braga se ne dovette andare in Svizzera, nel lontano 1952. In quegli anni di crisi ci andò anche Rosa Giacomazzi che a Braga però tornò negli anni ’60 per accudire mamma Giovanna. Rosa mostra a chi passa come si fila la lana. «L’ho filata fino al 1948, lo si faceva la sera, nella stalla, con la luce fioca del lume ad olio, raccontandoci storie». È lì quel piccolo lume scuro, sopra cesti di lana grezza, tosata, lavata ed unta con olio che, come si fa, lei poi passa alla mollinella, facendo matasse che ripone in un cesto. «Poi facevamo calze, maglie e flanelle». Alla baita del latte Emilio Fiorini è impegnato alla caldera: qui litri e litri di latte portati a temperatura cagliano. Ecco il formaggio, poi verrà la ricotta. Per vedere ed assaporare restano oggi e domani. Stamattina alle 9.30 c’è la messa, dalle 12 assaggi locali, non si chiude prima delle 19. Lunedì sono in programma visite guidate per le scolaresche.

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