domenica, Luglio 21, 2024
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Il Comune indirà un’assemblea. Una scheda con le prescrizioni di sicurezza messe in atto

Scatta la trasparenza sul deposito del gas

Lo impone la legge. Quando in una città è situato un deposito di gas del tipo gpl (gas di petrolio liquefatto) è necessario informare la popolazione e i lavoratori attraverso una scheda, che racchiude tutte le prescrizioni da seguire in caso di un malaugurato incidente. Meglio ancora un incontro pubblico. A Desenzano da anni esiste la Ato Gas gestita dalla famiglia Podavini-Papa. Inizialmente l’azienda si trovava in via Vicina, da dove poi ha trasferito il solo deposito in località Bagoda, zona agricola distante dall’abitato. Il Comune, in osservanza della normativa, è intenzionato a promuovere anche un’assemblea con i cittadini che risiedono nella zona compresa tra la statale e il quartiere della Vicina. Il deposito, costruito nel 1994, occupa 8 dipendenti e si estende su 5mila metri quadrati all’interno di un’area di circa 30 mila metri quadrati, di proprietà della stessa Ato Gas. Annualmente arrivano all’impianto ben 4.800 tonnellate di gpl che sono successivamente vendute sia in forma sfusa, per il rifornimento di piccoli serbatoi, sia in bombole. Il territorio circostante per un raggio di 200 metri dal deposito è a destinazione agricola e le poche costruzioni sono artigianali. Ma quali rischi possono correre gli abitanti? Non ce ne sono, tranne in caso di incidente, che potrebbe coinvolgere parzialmente aree esterne al confine del deposito. Infatti la società ha adottato criteri progettuali e sistemi di sicurezza per prevenire le cause di potenziali disastri. Inoltre il sistema di gestione della sicurezza garantisce nel tempo il mantenimento delle condizioni ottimali della strumentazione e delle apparecchiature, oltre ad un adeguato livello di formazione degli operatori e della squadra di emergenza, in caso di attivazione del piano di emergenza interno. Comunque ci sono alcune cause, segnalate dall’azienda, che potrebbero scatenare un incidente grave. La prima riguarda il rilascio di gpl in fase liquida dovuto alla rottura parziale della tubazione di maggior diametro; oppure per perdita dalla pompa di trasferimento; infine per rottura del «braccio» di carico e scarico dell’autobotte, in caso di innesco immediato o ritardato. La seconda potrebbe essere un rilascio di gpl in fase gassosa in seguito a rottura di un’ apparecchiatura flessibile. Ci potrebbe essere un grave inquinamento dell’aria? «Nessun danno ambientale – assicura l’azienda – per inquinamento o per intossicazione di persone è prevedibile, data la natura del gpl; si possono però prevedere onde d’urto e lancio di frammenti nel caso, molto remoto, in cui si dovesse verificare un’esplosione». E nel caso in cui tutti i sistemi di prevenzione dovessero fallire? Il deposito dispone dei sistemi di protezione che limitano le conseguenze, con una rete antincendio provvista di idranti e degli impianti fissi di nebulizzazione a pioggia e di irrorazione. E per tranquillizzare i residenti il Comune è intenzionato a promuovere un’assemblea pubblica.

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