domenica, Febbraio 25, 2024
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Il commissario Buscemi manda una lettera agli sfollati per rassicurarli, ma ci riesce solo in parte. Insufficienti per prime case ed edifici pubblici. Al lavoro i primi tecnici

Sisma, i soldi sono ancora pochi

E’ tutt’altro che risolta la condizione di precarietà degli oltre 3mila terremotati di Garda e Valle Sabbia, che non paiono essere rincuorati dalla lettera spedita l’altro ieri dal commissario Straordinario Massimo Buscemi. Manca ancora la certezza dei rimborsi. E così se il termine di consegna dei progetti di ricostruzione è fissato per il 25 luglio, ad oggi gli uffici comunali valsabbini hanno ricevuto poche decine di pratiche. Al comune di Vobarno sono pervenute solo 6 progetti di ricostruzione su oltre 100 residenze seriamente danneggiate. Le cose dovrebbero migliorare da oggi, giorno in cui prendono servizio i cinque ingegneri strutturisti pagati dalla Comunità Montana di Valle Sabbia e a disposizione degli uffici tecnici comunali. Resta aperta la questione sull’esiguità dei fondi attualmente a disposizione della Regione, che per i Comitati e per il sindaco di Vobarno Carlo Panzera sono ampiamente insufficienti. Mentre i comitati si stanno organizzando per chiedere un altro incontro con gli enti preposti, il soggetto attuatore Silvio Lauro invita alla fiducia nei confronti delle istituzioni: «con lo stanziamento attuale verrà rimborsato circa il 90% delle priorità 1; ricordiamo che il contributo viene erogato a tranche, con il 40% ad inizio lavori. In futuro riusciremo a coprire tutte le spese». Della lettera spedita dall’assessore regionale Buscemi viene contestato soprattutto un passaggio: «Ritengo importante confermare che le risorse finora stanziate per la ricostruzione sono sufficienti per rispondere a tutte le istanze relative alle Priorità 1 e che sono impegnato a trovare gli ulteriori stanziamenti necessari per la completa realizzazione di quanto previsto dalla medesima ordinanza». I comitati fanno notare che per coprire le spese previste in Priorità 1 servirebbero oltre 80milioni di euro a fronte di una liquidità regionale di poco inferiore ai 40milioni. Usa toni più pacati – ma la sostanza non cambia – anche il sindaco di Vobarno: «mi permetto di sottolineare che la stima dei danni riportati dalle 1900 prime case è pari a 63milioni di euro. I proprietari hanno diritto al rimborso dell’80%, che in euro significa 50 milioni. Ma l’ordinanza 36 include nella priorità uno anche edifici pubblici strategici, attività produttive e chiese. E la liquidità è inferiore ai 40 milioni». Sui ritardi nella consegna dei progetti Panzera si augura che le cose possano cambiare da oggi: «ogni venerdì sarà presente in comune l’ingegner Sandro Fortini, tecnico strutturista al fine di controllare l’esatta compilazione delle pratiche». Silvio Lauro si augura che «tutti i progetti sia pubblici che privati vengano consegnati entro il 25 luglio. Manca un mese e mezzo e credo che le pratiche vengano snellite dai cinque ingegneri messi a disposizione dalla Comunità Montana di Valle Sabbia». Qualche strascico di polemica resta anche sull’entità dei rimborsi per i proprietari di prime case e seconde case in cui risiedono parenti stretti del proprietario: riceveranno un contributo dell’80% (con tetto massimo di 130 mila euro). I comitati chiedevano il rimborso del 100%, che invece è previsto solamente per tutti quei nuclei familiari con limite Isee pari o inferiore ai 10mila euro (alle famiglie con Isee fino a 12mila euro andrà un contributo del 90%): limite troppo basso per i comitati. «Limite sufficiente a garantire la totale copertura delle spese per pensionati proprietari di una sola casa» per Silvio Lauro. Ricordiamo che la stima complessiva dei danni resta ferma sui 210milioni di euro. La Regione ne ha a disposizione 40milioni, ma vero è che gli stanziamenti governativi arrivano fino a 85milioni. Altri 20 milioni la Regione «ha promesso» di reperirli dall’aggiustamento di Bilancio, mentre diversi parlamentari bresciani nelle scorse settimane hanno ribadito la volontà di richiedere circa 60milioni di euro da un emendamento nella Finanziaria 2006. Una volontà che oggi, alla luce dei drammatici conti pubblici italiani, sembra avere meno change.

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