lunedì, Luglio 22, 2024
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Quattro voci parlano di una Riva tutto sommato tollerante, dove però resta molto difficile trovare un alloggio in affitto

«Situazione accettabile, ma la casa è un miraggio»

“Parole, parole, parole” recitava una celeberrima canzone di Mina: sul razzismo, sull’intolleranza e sulla convivenza – spesso difficile – tra italiani ed extracomunitari s’è detto praticamente tutto. Ma qui da noi che aria si respira? Quali sono i rapporti tra gli stranieri (con quelli provenienti da paesi in via di sviluppo, ovvio, perché voler bene ad un ricco è fin troppo facile) e la popolazione di una zona che basa la propria economia quasi totalmente sul turismo e che, per questo, deve molto alle centinaia di extracomunitari stagionali? Algerini, tunisini, marocchini e albanesi non hanno avuto alcuna difficoltà a parlare con noi, ma alcuni di loro, per vari motivi, hanno preferito non esporsi in prima persona. Parecchi, fra coloro che hanno optato per l’anonimato, pur non parlando esplicitamente di razzismo, non negano di aver trovato – e di trovare tuttora – molta diffidenza e parecchie difficoltà, soprattutto nel trovare un alloggio.«Per quanto mi riguarda – spiega Mustapha El Baraka, 40 anni, marocchino di Marrakech – non ho alcun motivo per lamentarmi. Abito a Riva da ormai 13 anni, sono sposato, ho due figli e non ho mai avuto alcun sentore di razzismo nei miei confronti. Nel primo periodo dopo il mio arrivo in Italia, ho lavorato presso un panificio e ora, invece, ormai da parecchi anni, sono occupato presso la Segheria Bracchi di Tiarno di Sopra. Qui mi trovo bene, insomma, e oggi posso dire d’avere più amici italiani che marocchini».Quasi d’elogio, per i rivani, le parole che arrivano da Mustapha, 34enne venditore ambulante senegalese, notissimo in città. «Lavoro in zona ormai da 12-13 anni – spiega – e qui non ho mai avuto alcun problema. La gente è cordiale e non mi sono mai imbattuto in atteggiamenti razzisti. Ben diversa, invece, la situazione in Val di Ledro, in particolar modo a Bezzecca, dove non ho collezionato belle esperienze».Positive anche le considerazioni del 34enne Fatmir Hoxha che abita a Pietramurata, è albanese e lavora in zona ormai da sette anni. «I primi tre anni di soggiorno – spiega Fatmir, impegnato sul cantiere del ristorante Leon d’Oro in Via Fiume, in un incredibile italo-trentino – sono stato sfruttato come un mulo e, alla fine, ho dovuto combattere non poco, contro una persona che credevo amica, per avere ciò che mi spettava. Ma non posso certo generalizzare e ora mi trovo davvero bene: ho la mia famiglia, altri tre fratelli lavorano in zona e non abbiamo mai avuto alcun problema».«La cosa più difficile è stato trovare un alloggio – conferma Boufoun Rafik, algerino a Riva da quattro anni – ma per il resto non mi trovo male. Ho un lavoro, una casa e non mi lamento».Sul problema “razzismo”, dopo quanto accaduto a Trento, abbiamo sentito anche Maurizio Bressan, titolare del Bar Maroni, frequentatissimo dagli extracomunitari rivani. «Per me – commenta – tutti i clienti sono uguali. È vero, a volte, c’è chi non è armato delle migliori intenzioni, ma chi fa il nostro lavoro deve avere una certa sensibilità e, fino ad ora, con le parole giuste, abbiamo risolto le situazioni più “calde”».

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