Tra i moltissimi curiosi anche la figlia dell'ingegner Moro

A bocca aperta davanti ai segreti della centrale

30/09/2001 in Avvenimenti
Di Luca Delpozzo
gl.m.

Si è riv­e­la­ta davvero azzec­ca­ta l’idea del­l’Enel Pro­duzione di aprire alla cit­tad­i­nan­za, per un’in­tera mat­ti­na­ta, i can­cel­li del­la Cen­trale Idroelet­tri­ca di Riva. In diver­si, ieri, dalle nove fino a mez­zo­giorno, han­no approf­fi­ta­to del­l’oc­ca­sione andan­do alla scop­er­ta dei “seg­reti” del­la stor­i­ca cen­trale. Accom­pa­g­nati da alcu­ni tec­ni­ci del­l’azien­da i moltissi­mi curiosi, tra cui tan­ti stu­den­ti e persi­no qualche tur­ista straniero in vacan­za sul Gar­da, han­no potu­to passeg­gia­re in tut­ta tran­quil­lità den­tro l’enorme salone delle tur­bine, nei vari locali con­te­nen­ti gli alter­na­tori e i trasfor­ma­tori, lun­go tut­to il tun­nel che por­ta alla con­dot­ta forza­ta. Rima­nen­do poi ognuno let­teral­mente a boc­ca aper­ta, e con il naso in su, ad ammi­rare l’er­ta scali­na­ta che sale a fian­co del tubo fino al rifu­gio di S. Bar­bara. Ma è sta­ta anche l’oc­ca­sione gius­ta per appren­dere un po’ di sto­ria di ques­ta cen­trale che all’e­poca in cui è sta­ta costru­i­ta (i lavori, durati com­p­lessi­va­mente quat­tro anni, sono ter­mi­nati nel 1928) era all’a­van­guardia gra­zie alle sue tur­bine che allo­ra era­no le più poten­ti al mon­do. Per tut­ta la dura­ta del­la visi­ta è sta­to proi­et­ta­to, su di un megascher­mo allesti­to in un ango­lo del­la cen­trale, un doc­u­men­tario stori­co a tes­ti­mo­ni­an­za delle oper­azioni di real­iz­zazione del­l’im­po­nente strut­tura che han­no vis­to impeg­nati centi­na­ia di uomi­ni tra operai e prog­et­tisti. E tra questi anche l’igeg­n­er Moro a cui è toc­ca­to il com­pi­to di fis­sare la car­i­ca di dina­mite per l’ab­bat­ti­men­to del­l’ul­ti­mo diafram­ma di roc­cia. Ieri, in visi­ta alla Cen­trale di Riva, c’era anche la figlia del­l’ingeg­n­er Moro, Giusep­pina. «Per me è una vera emozione tornare qui den­tro — ci rac­con­ta — l’ul­ti­ma vol­ta che ci sono sta­ta era il 1950 in com­pag­nia di mio padre. In tut­ti questi anni la cen­trale è cam­bi­a­ta tan­tis­si­mo. Cer­to han­no fat­to tut­to molto bene e nel nome del­la sicurez­za ma è un’al­tra cosa rispet­to ad allo­ra. Soprat­tut­to il fragore del­l’ac­qua che qua­si ti toglie­va il fia­to e che ora non si sente più. Ques­ta, più che un’­opera è sta­ta una vera e pro­pria impre­sa per tut­ti gli uomi­ni che han­no con­tribuito a real­iz­zarla. Era­no tut­ti uni­ti ver­so un obi­et­ti­vo comune».