Un amore, quello tra il poeta e il Benàco, sbocciato nel 1917 e che oggi si può rivivere attraverso luoghi e ricordi.

Alla scoperta del lago di D’Annunzio

10/07/2000 in Cultura
Di Luca Delpozzo
Annamaria Andreoli

Un amore, quel­lo tra il poeta e il Benà­co, sboc­cia­to nel 1917 e che oggi si può riv­i­vere attra­ver­so luoghi e ricor­diAl­la scop­er­ta del lago di D’AnnunzioDal Vit­to­ri­ale al Duo­mo di Salò: emozioni, sto­ria e leggende in nome del Vate­GAR­DONE RIVIERA (Bres­cia) — «Il lago è d’una bellez­za improvvisa, indi­ci­bile… Il lago ha qual­cosa di pudi­co. S’avvolge in un velo argenti­no, e las­cia vedere qual­cu­na delle sue gra­zie rosee». L’amore di per il sboc­cia nel 1917 durante un volo di guer­ra. Sgom­bra­ta nel 1921 la cit­tà di Fiume, è sulle sponde del suo Benà­co che il Vate decide di sta­bilir­si: vicine alla lin­ea del fronte, a un pas­so dal Bren­nero, ric­che del­la rigogliosa veg­e­tazione seg­nala­ta già nei Baedek­er di metà Otto­cen­to. A Gar­done Alto, Vil­la Thode, di pro­pri­età dell’illustre criti­co d’arte che ha sposato una figlia di Cosi­ma Liszt, in nul­la las­cia intravedere il futuro Vit­to­ri­ale, son­tu­osa cit­tadel­la la cui col­orata mag­nif­i­cen­za lo ris­ar­cirà del­lo scac­co politi­co che subisce dall’accorto Mus­soli­ni. Ma un viale folto di rose, il fiore predilet­to, è per lui un’irresistibile lusin­ga. Come il pianoforte col­lo­ca­to nel cuore del­la casa: quei tasti ave­va pre­mu­to la mano vir­tu­o­sis­si­ma di Liszt, men­tre l’ombra di Cosi­ma Wag­n­er sem­bra anco­ra aggi­rar­si tra le stanze. Per «stode­schiz­zare» la vil­la D’Annunzio avvia subito i lavori, allog­gian­do al Grand Hôtel e all’Hôtel Savoy e pren­den­do i pasti nelle trat­to­rie locali dove «si frigge div­ina­mente il pesce del lago». Intan­to, attende alla con­clu­sione del Not­turno , le sue mem­o­rie di guer­ra. La parte­ci­pazione agli even­ti sportivi del­la Riv­iera rap­p­re­sen­ta il suo debut­to nel­la soci­età locale. Sulle acque del Gar­da vince il record mon­di­ale di veloc­ità. Viene acclam­a­to Alto Patrono del nuo­vo Club Moto­nau­ti­co Gabriele D’Annunzio che ha sede accan­to alla darse­na del Cas­inò di Gar­done. Nel­la vic­i­na torre San Mar­co ormeg­gia i suoi moto­scafi: il Mas di Buc­cari e lo Spala­to di Bisio. «Vec­chio can­ot­tiere del Tevere e dell’Aniene», si definisce poi con com­piaci­men­to. E pre­sen­zia alle «regate nazion­ali remiere» indette dai Can­ot­tieri Gar­da di Salò, da lui rib­at­tez­zate «Ago­nali del Remo». Nel 1921 D’Annunzio pone sul­la por­ta d’ingresso di Vil­la Thode un cartel­lo: «Clausura et silen­tium». Nasce il Vit­to­ri­ale. È però la mar­cia su Roma, l’anno suc­ces­si­vo, a deter­minare le mod­i­fiche rad­i­cali del­la nuo­va res­i­den­za che D’Annunzio acquista con un presti­to ban­car­io che mai salderà. Tan­to più che il fas­cis­mo l’ha «usurpa­to» — il ter­mine è suo — imi­tan­done gli slo­gan, i dis­cor­si dal bal­cone, il bal­zo all’indietro e in avan­ti, dal rilan­cio del­la Roma impe­ri­ale alle gran­di inno­vazioni del futur­is­mo. Il Vit­to­ri­ale intende sovrap­por­si al Vit­to­ri­ano, mon­u­men­to sabau­do all’Italia uni­ta del­la Roma fascista, nel­la quale però il Vate non mise mai piede. Non a caso la cit­tadel­la di D’Annunzio, per un’area di 9 ettari, si erge come sacrario del­la Grande guer­ra vit­to­riosa, guer­ra che ha con­dot­to a ter­mine il Risorg­i­men­to con il riscat­to delle terre irre­dente. Badi Mus­soli­ni: il vinci­tore è lui, D’Annunzio, eroe a cui pri­ma o poi l’Italia si riv­ol­gerà come al sal­va­tore del­la patria poiché il suo caris­ma è in gra­do di scalzare qual­sivoglia «uomo nuo­vo». Questo il dis­eg­no del Vate nazion­al­ista, cir­conda­to dai fedeli reduci fiu­mani. E quan­do si avvede che i con­ti non tor­nano e il suo vivere defi­la­to è con­tro tut­ti («Aria, aria, e com­pia­cen­za di quel che mi piace, e con­ve­nien­za di quel che mi pare»), inizia un sot­tile gio­co bef­far­do. Dona il Vit­to­ri­ale al popo­lo ital­iano con un solenne atto notar­ile ste­so di suo pug­no, otte­nen­do i finanzi­a­men­ti nec­es­sari a ren­dere la dimo­ra sem­pre più grandiosa («Io ho quel che ho dona­to») . Rara­mente fre­quen­ta i salot­ti riv­ieraschi, tra questi vil­la Rim­balzel­lo. Ad attrar­lo qui non è tan­to l’ospitalità di Madame d’Espaigne quan­to l’avvenenza del­la sua gio­vane cameriera Angèle che rib­at­tezzerà Jou­vance. Le sue passeg­giate lo por­tano più spes­so al Duo­mo di Salò (uno dei «securi por­ti dell’arte») o alla vic­i­na comu­nità dei frati cap­puc­ci­ni di Bar­bara­no per dis­sertare sul­la vita e l’ascetismo di Padre Pio e San Francesco. Ogni mira polit­i­ca è las­ci­a­ta ormai alle spalle per alle­stire la cit­tadel­la a perenne memo­ria di sé. Men­tre, giorno dopo giorno, esi­gen­do il tito­lo principesco ma rifi­u­tan­do la car­i­ca di sen­a­tore a vita, snob­ba Mus­soli­ni: «Caro Ben», gli scrive, dis­in­volto come un’amante. Pre­tende che ven­ga costru­i­ta la stra­da Garde­sana («il mean­dro del Benà­co»), strate­ga di quel tur­is­mo cul­tur­ale di cui è l’inventore e che anco­ra oggi fa del Vit­to­ri­ale uno dei musei più vis­i­tati d’Italia. Pro­muove com­pe­tizioni sportive, la costruzione di ville e alberghi con nomi fas­ci­nosi. Sig­ni­fica­ti­va­mente chia­ma invece l’ultima ala del Vit­to­ri­ale Schi­fa­mon­do. (Sec­on­da pun­ta­ta) IL PER­COR­SONel­la torre del suo yacht club suo­nano anco­ra Debussy­Ot­to le «gra­zie rosee» del­la vita garde­sana di Gabriele D’Annunzio tut­to­ra godi­bili dal grande pubblico.Guida il dot­tor Vit­to­rio Pir­lo, 85 anni: da bam­bi­no ha conosci­u­to il poeta e ha recita­to per lui. Pun­to di parten­za il Vit­to­ri­ale a Gar­done Sopra: è la dimo­ra stor­i­ca del Vate. Da aprile a set­tem­bre è aper­to dalle 8.30 alle 20. alla Prio­r­ia si effet­tuano tut­ti i giorni dalle 10 alle 18, il lunedì dalle 17 alle 23. Il cos­to del bigli­et­to è di 10 mila lire per la visi­ta degli esterni e di 20 mila per le vis­ite gui­date (per infor­mazioni: tel. 0365/296511; e‑mail www.vittoriale.it ). Sul­la piaz­za d’ingresso al Vit­to­ri­ale si affac­cia la chiesa di San Nicolò. Qui D’Annunzio face­va visi­ta al par­ro­co grande «ami­co dei poveri». Ma protes­ta­va poi con­tro la «pro­fanazione delle cam­pane con­tro il cielo del Sig­nore». Il pri­mo luo­go dan­nun­ziano che si tro­va scen­den­do al lago è l’ex cas­inò. Dal­la sua darse­na il Vate ammi­ra­va le gare di moto­nau­ti­ca. Oggi ospi­ta il ris­torante Cas­inò e un cin­e­ma. Dopo poche centi­na­ia di metri in direzione Salò, tap­pa d’obbligo alla Torre San Mar­co. Attrac­cati alla sua darse­na c’erano i moto­scafi del­lo scrit­tore: il Mas di Buc­cari e lo Spala­to di Bisio che nel 1927 ha vin­to il record mon­di­ale di veloc­ità mari­na (127 chilometri orari). A quel pon­tile anco­ra ormeg­giano i cli­en­ti del­la torre trasfor­ma­ta oggi in piano-bar. Pro­poste dal vivo le musiche più amate dal Vate: Debussy e Beethoven. Sul­la stra­da che por­ta a Salò si trovano poi il Grand Hôtel, l’albergo in cui il Vate sog­giornò in atte­sa di pot­er­si trasferire al Vit­to­ri­ale, e vil­la R imbalzel­lo, l’ex salot­to di Madame d’Espaigne oggi ris­torante-dis­cote­ca. Dal pro­fano al sacro. Aper­ti al pub­bli­co anco­ra il chiostro e la chieset­ta del Con­ven­to dei cap­puc­ci­ni di Bar­bara­no dove D’Annunzio, beven­do l’acqua del poz­zo, dis­ser­ta­va con i frati sul­la vita di Padre Pio e San Francesco. Visi­ta poi al Duo­mo di Salò, «securi por­ti dell’arte», dove il Vate face­va offi­cia­re messe. Per finire passeg­gia­ta sul lun­go­la­go. Da qui lo scrit­tore «vec­chio can­ot­tiere del Tevere e dell’Aniene» assis­te­va agli «Ago­nali del Remo». Polen­ta e luc­cio e un sog­giorno nell’albergo in cui dor­mì­TRAT­TO­RIA AGLI ANGELI A 100 metri dal Vit­to­ri­ale. Spe­cial­ità pesce di lago e polen­ta e luc­cio. Min­i­mo 50 mila lire a per­sona Piazzetta Garibal­di 2, Gar­done Riv­iera (tel. 0365/20832) RISTORANTE CASINO’ Spe­cial­ità pesce di lago e rig­orosa­mente lessato e servi­to con un filo di olio buono. Min­i­mo 70 mila lire a per­sona. Via Zanardel­li 142, Gar­done Riv­iera (tel. 0365/20387) TORRE SAN MARCO Piano-bar dove si pos­sono ascoltare le musiche più amate dal Vate, Debussy e Beethoven, sorseg­gian­do i vini del Gar­da. Via Zanardel­li 132 (tel. 0365/20158) GRAND HÔTEL Per un sog­giorno indi­men­ti­ca­bile nell’albergo dove si fer­mò il Vate. Oggi hotel a quat­tro stelle. Via Zanardel­li, 72 (tel. 0365/290181) VILLA RIMBALZELLO Musi­ca danc­ing e buona cuci­na nell’ex salot­to di Madame d’Espaigne. E, sul ter­raz­zo a lago, beach café. A Bar­bara­no di Salò, via Tren­to 28 (tel. 0365/22782)