Varato il recupero dello stabilimento dei fratelli Taschetti che ha chiuso i battenti tre anni fa. Aprirà un supermercato, opposizioni critiche sulle procedure

Alloggi nell’ex «cartierina»

10/02/2004 in Attualità
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Di Luca Delpozzo
Sergio Zanca

Il Con­siglio comu­nale di Toscolano Mader­no ha approva­to defin­i­ti­va­mente il piano di recu­pero del­la Cartiera Garde­sana, con il voto favorev­ole del­la mag­gio­ran­za, che si riconosce nelle posizioni del cen­trode­stra, e con­trario delle mino­ranze (cen­trosin­is­tra). La fab­bri­ca, sit­u­a­ta in via Reli­gione, era chia­ma­ta la «cartie­ri­na», per dif­feren­ziar­la dal grande sta­bil­i­men­to del grup­po Marchi. Sfor­na­va 400 quin­tali al giorno e dava lavoro a 16 dipen­den­ti. Appartene­va al grup­po Ada dei fratel­li Gian­fran­co e Adri­ano Taschet­ti di Lec­co, pro­pri­etari (nel­la loro cit­tà) di altre unità pro­dut­tive, tra cui uno scat­o­lifi­cio. Nel novem­bre 2001 ha chiu­so i bat­ten­ti. Fre­quen­ti, in pas­sato, le polemiche legate alla situ­azione ambi­en­tale. Alber­ga­tori e campeg­gia­tori han­no invi­a­to numerosi esposti all’Asl e alla Procu­ra del­la Repub­bli­ca per gli odori insop­porta­bili, che face­vano storcere il naso al vic­i­na­to. Essendo a ciclo chiu­so, l’azien­da chi­ude­va il saba­to e riapri­va il lunedì. Col risul­ta­to che, dal­l’ac­qua ristag­nante, esala­va un pro­fu­mo di mar­ci­ume. La scarsa eco­nomic­ità e il brac­cio di fer­ro con gli abi­tan­ti han­no indot­to i Taschet­ti a gettare la spugna. La Prog­e­mi di Bres­cia (Mar­co Zuc­chi pres­i­dente del con­siglio di ammin­is­trazione, Ezio Stag­no­li e Nar­ciso Men­si i del­e­gati) ha pre­sen­ta­to richi­es­ta di vari­ante e piano di recu­pero. Prog­et­to redat­to dal­l’ar­chitet­to Gior­gio Rovati. Il sin­da­co Pao­lo Ele­na e i suoi, impostisi alle ultime elezioni con il 60% dei voti, han­no accetta­to la trasfor­mazione: i 17.950 metri cubi esisten­ti diven­ter­an­no res­i­den­ziali (almeno 11mila mc.) e com­mer­ciali (un super­me­r­ca­to infe­ri­ore a 1.500 metri qua­drati). I pri­vati ced­er­an­no al Comune 1.824 mq. di super­fi­cie e mon­e­tizzer­an­no gli altri 2.585 mq. al prez­zo di 250 euro al mq., per un totale di 646 mila euro, in aggiun­ta al ver­sa­men­to degli oneri di urban­iz­zazione pri­maria e sec­on­daria, nonchè del cos­to di costruzione. La mag­gio­ran­za ha respin­to le osser­vazioni per­venute. Maria Luisa Cor­dani Camozzi, che appar­tiene alla famiglia pro­pri­etaria del Mon­te­bal­do e del­la spa Cen­tro nau­ti­co del Gar­da, ha con­tes­ta­to l’in­tera oper­azione, soste­nen­do l’ir­re­go­lar­ità del­la pro­ce­du­ra adot­ta­ta (legge 23 del ’97). Rispos­ta del­l’asses­sore Vin­cen­zo Chi­mi­ni: «Vista l’e­si­gu­i­tà del­l’in­ter­ven­to, a ci han­no con­siglia­to di pro­cedere sec­on­do la legge 23. I dis­cor­si sul­l’ag­i­bil­ità e sul­l’I­ci sono inin­flu­en­ti ai fini del­la prat­i­ca». Anto­nio Foglio e Giuseppe Zam­bi­asi, con­siglieri di mino­ran­za, han­no ripetu­to che «l’op­er­azione non por­ta van­tag­gi alla comu­nità, ma solo agli spec­u­la­tori edilizi. Le numerose vari­anti al Prg han­no già fat­to lievitare la vol­ume­tria res­i­den­ziale. C’è bisog­no (sem­mai) di inter­ven­ti eco­nom­i­co-popo­lari, e non di tipo spec­u­la­ti­vo. Sarebbe più oppor­tuno des­tinare l’ex cartie­ri­na ad attiv­ità tur­is­tiche, in sin­to­nia con le aree vicine (campeg­gi Toscolano e Foce) , o arti­gianali leg­gere, tali da non creare dis­tur­bo alle abitazioni esisten­ti». E anco­ra: «I 17.951 mc. men­zionati nel piano di recu­pero sono in parte abu­sivi. Negli anni ’70 il Comune ave­va rilas­ci­a­to licen­ze per una vol­ume­tria infe­ri­ore, e non abbi­amo trova­to suc­ces­sivi con­doni o sana­to­rie. Infine non sap­pi­amo chi siano gli effet­tivi pro­pri­etari del­l’ex fab­bri­ca, dato che la srl Cartiera Garde­sana è in liq­uidazione, e la Fin­cart (socio uni­co) ha ven­du­to il 100% delle quote a Prog­e­mi con sem­plice con­trat­to pre­lim­inare». Repli­ca di Chi­mi­ni: «La legit­tim­ità del­la doman­da pre­sen­ta­ta da Prog­e­mi è sta­ta accer­ta­ta dagli uffi­ci. Alcu­ni volu­mi tec­ni­ci, tipo ripostiglio, locale cal­da­ia o vano annes­so al capan­none vasche, non era­no sogget­ti ad autor­iz­zazione». Il sin­da­co Pao­lo Ele­na: «Si trat­ta­va di uno sta­bil­i­menti­no obso­le­to, che nes­suno vol­e­va. In una situ­azione del genere bisogna andare incon­tro alle richi­este dei pri­vati, che riqual­i­ficher­an­no l’area. Per quan­to riguar­da l’in­di­vid­u­azione di una zona per gli arti­giani, abbi­amo deciso di far fronte alle loro richi­este di vol­ta in vol­ta, sec­on­do le neces­sità». «Se l’iter o i dati sono sbagliati — ha con­clu­so il sin­da­co Pao­lo Ele­na — rifare­mo la pro­ce­du­ra. Fac­cio pre­sente che, in cinque anni di manda­to ammin­is­tra­ti­vo, non ho mai rice­vu­to denunce».

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